Matteo Stucchi è un giovane designer di Milano laureato in Industrial Design. Ha da poco dato vita a una collezione di vasi in ceramica dal nome “The Wind Rose” che rende omaggio alla donna. A ogni donna! Le silhouette disegnate da lui infatti si ispirano ai diversi corpi ed etnie, inoltre si ricollegano ai quattro punti cardinali dai quali prendono il nome. Si è fatto ispirare dal principio femminile, che per lui è la “scintilla che muove la ricerca artistica e il desiderio vettore di ogni ispirazione”. Per dare vita a questo racconto ha utilizzato la materia primitiva per eccellenza, ritenuta la più vicina alle origini dell’uomo: la ceramica.
Così ha interpretato con il colore verde della natura la donna dell’Ovest, il cui corpo ricorda le sinuosità della clessidra. Con l’azzurro ha tracciato la donna del Nord, spalle larghe per caratterizzare un principio femminile forte e ambizioso. Il colore rosso tipico di un’indole sensuale e passionale illustra la donna del Sud e le sue forme generose. La donna dell’Est invece ha il colore della madreperla e una forma esile, quasi androgina.

Ho intervistato Matteo Stucchi per scoprire qualche aspetto meno evidente del suo percorso.

Quando è nata l’idea di questo progetto?
Il mio primo passo è stato l’autoproduzione, intesa non tanto come disegnare un bel oggetto, ma essere un vero e proprio imprenditore. Il progetto nasce dall’idea di diventare un designer e di far conoscere al pubblico la mia filosofia progettuale attraverso complementi d’arredo.

In quale modo sei riuscito a realizzarlo?
Dopo aver trovato un’ispirazione, disegno la mia visione con carta e penna. Successivamente in laboratorio,
come un artigiano, modello la materia e trasformo in realtà il mio prodotto.
L’inizio del progetto non è pensare di realizzare un bel oggetto per il pubblico, ma fare di una propria visione la realtà. Lo scopo di chi lavora con lo spazio è creare luoghi in cui innamorarsi, creare oggetti che fanno innamorare.
Secondo me la strada per avere successo in questo mondo è sintetizzata in una frase, che considero il mio motto: “Più riesci a essere personale, più ti avvicini all’ambizione di diventare universale”.
Ho scelto la ceramica come materiale perché la conosco molto bene. In passato ho avuto diverse opportunità, da concorsi vinti a esperienze professionali, per conoscere tutte le tecniche di lavorazione. Il tornio rispecchiava al 100% la mia idea di creazione.

Chi ha creduto nella tua idea e da chi hai ricevuto sostegno?
La mia Famiglia. Mia mamma e mio papà sono sempre stati al mio fianco.

Adesso quali sono i tuoi progetti?
Spero di poter continuare a realizzare collezioni che suscitino interesse del pubblico non solo italiano, ma internazionale. Il design è una lingua universale.
La collezione sarà presentata al Fuorisalone in tre location diverse:
1- Isola Design District presso il negozio Nir Lagziel – Atelier (Via Jacopo dal Verme 12)
2- Tortona Design District presso lo Showroom Pierre Bonnet (Via Tortona 4)
3- A letto con il DESIGN – Design Hostel, Makers Hub (Via Enrico Cosenz 44/4)