Ci sono viaggi e viaggi e ci sono guide e guide. C’è quella che approfondisce l’arte, quella che ti dà tutti i posti fighetti dove passare le serate, quella alternativa che ti racconta gli aneddoti del putto della fontana davanti alla Cattedrale della città più antica d’Europa, e poi c’è la guida di chi decide che anche un divano per dormire può essere un’esperienza divertente.

Quando ho scoperto il libro di Elena Refraschini e Davide Moroni In viaggio sul sofà (Morellini Editore) ho pensato alla mia prima esperienza di couchsurfing, quella fatta molto prima che esistesse un sito online e una comunità così facilmente raggiungibile. Ora esiste un sito dedicato e una pagina Facebook, nata con il libro, assai utili e divertenti.
Internet ha aperto mondi di cui io, erasmiana dei primi anni 00, non sapevo neanche l’esistenza. Ai tempi, e mi sembrano tempi davvero lontani, ad Atene avevo 150 euro di borsa studio, la mitica Guida blu degli anni ‘70, il libro sul Mani e Peloponneso di Patrick Leigh Fermor in cui si citava la Guida blu degli anni ‘70, un cellulare, che da buon antenato del Nokia 3310, si ruppe dopo un mese che ero ad Atene. Lo ricomprai, era uno dei pochi legami che avevo con la mia famiglia e i miei amici. Internet c’era, è vero, ma potevo usarlo solo in università e si trattava di fare la fila a uno dei pochi pc a disposizione per erasmiani e non solo. Insomma, ci potevi fare le cose essenziali, mica cazzeggiare, che altrimenti ci sarebbe stato il boato della rivolta che avrebbe rotto entrambi i tuoi timpani.
Una delle cose bellissime che offriva l’università di Atene erano le agevolazioni sui mezzi di trasporto. Di qualsiasi tipo: dagli autobus, ai treni a breve e lunga percorrenza, fino ai traghetti. Proprio quelli che portavano a tutte le isole. Lo sconto era del 50 per cento e la stagione da febbraio a settembre così bella che pensavi subito che sarebbe stato uno spreco non sfruttare quella possibilità e viaggiare come trottole impazzite. Ero un’erasmiana fortunata, una di quelle che non doveva dare esami in terra di espatrio, perché li aveva finiti, e aveva il privilegio di dovere fare solo una tesi, gestendo i tempi con maggiore autonomia di altri.
Un giorno uno degli amici con cui avevo legato di più mi propose una toccata e fuga a Salonicco. Era necessario partire entro 15 giorni. 2 settimane prima, infatti, avevamo recuperato il biglietto InterRail per Istanbul ed eravamo partiti in treno lungo la tratta che toccava anche Tessalonica. L’Interrail comprendeva Grecia, Turchia e Montenegro. Era costato, grazie ai nostri sconti, 50 euro. Rifare un viaggio dopo 15 giorni, anche senza pagare il biglietto, mi pareva problematico e lo dissi al mio amico. La borsa mi dava 150 euro e non volevo abusare dei soldi che mi aveva lasciato la nonna. Mi rispose che il problema era risolto alla fonte. Prima di partire per la Grecia, grazie alla sua università (lui era sardo) era entrato in contatto con dei ragazzi greci che offrivano alloggio sul loro divano: mi disse, si chiama “couchsurfing”. Avevo ancora qualche dubbio, Ma poi dobbiamo ricambiare e come facciamo? No, non è necessario e anche se volessi puoi lasciare i tuoi contatti italiani, chissà cosa ne nasce. Mi pareva divertentissimo. Di controllare recensioni su Internet non se ne parlava proprio. Forse non ce n’erano neanche. Partimmo e basta, grazie a un numero appuntato sull’agenda e una telefonata.
La ragazza che ci ospitò ci diede alloggio sui divani dell’ufficio del padre, fornito di tutto il necessario per sopravvivere. Ma soprattutto ci portò a visitare la città, ci offrì una cena, rigorosamente la pita più buona della città, e ci accolse insieme ai suoi amici per una serata in relax e birre davanti al mare. Era stata un’occasione bella anche per lei.

Ci ho messo un po’ a intervistare Elena, l’ho fatta aspettare parecchio e lei ha avuto molta pazienza, ma ci tenevo a parlare di un libro che avrei usato e sfogliato e consumato parecchio. Anche per conoscere storie di altri.

E, ho pensato, sarebbe stato bellissimo che ai tempi avessi avuto questa guida. Benvenuto allora In viaggio sul sofà, perché non è mai troppo tardi.

  • Perché provare il Couchsurfing per viaggiare?

Couchsurfing è una comunità online che raccoglie oltre 7 milioni di persone in tutto il mondo. Una volta creato un proprio profilo, si può scegliere se usarlo per viaggiare, per ospitare, per incontrare persone che si trovano nella zona o per tutte queste funzioni insieme.
Ci sono tante ragioni per cui consiglio a chiunque di viaggiare con Couchsurfing. Primo: perché questa rete globale permette di vedere una città o un Paese con gli occhi di uno del posto. Nell’era dell’informazione, dove ormai è possibile “viaggiare” anche senza spostarsi dalla scrivania del computer, questa opportunità fa davvero la differenza. Poi, perché permette di stringere amicizie durature in ogni luogo che si tocca, e questo non può essere detto della maggior parte dei pacchetti-viaggio. L’economicità è davvero l’ultima ragione di cui tener conto: ospitare ed essere ospitati è gratuito, e questo aiuta certamente ad abbattere i costi relativi all’alloggio durante il viaggio.

  • Quali sono le caratteristiche di un Couchsurfer?

Troverete tanti tipi di persone su Couchsurfing: noi ci siamo divertiti, nella seconda parte del libro, a illustrarne qualcuno con un bel po’ di ironia. Troverete il viaggiatore giovane e inesperto, il nonno i cui figli hanno lasciato casa da tempo e che mette a disposizione una stanza in casa per sentire le storie di ragazzi che potrebbero essere suoi nipoti, la famiglia che vuole far vivere l’esperienza del viaggio ai propri figli nel senso più pieno e profondo del termine. Diciamo che si trovano alcune caratteristiche in comune: la voglia di creare connessioni profonde, il bisogno di conoscere l’altro e costruire ponti che oltrepassino le differenze. Un generale rispetto per le altre culture e la voglia di far conoscere meglio la propria.

  • Il personaggio più divertente che ti ricordi nella comunità di Couchsurfing?

Di storie divertenti se ne sentono parecchie. Mentre “saltavo da un divano all’altro” negli Stati Uniti avevo sentito parlare di un super-ospitante di particolare successo: aveva ospiti diversi ogni giorno, tutti i giorni dell’anno. Tutti ne parlavano bene, era attento, curioso, attivo, premuroso. Unica nota: era nudista! Questo era scritto nel suo profilo, ma non tutti i suoi ospiti avevano letto quella parte abbastanza attentamente. E così si ritrovavano a casa di questa meravigliosa persona che offriva té, racconti di viaggio, una stanza confortevole in cui dormire… che però indossava solo calzini impolverati in casa. Non che ci fosse nulla di male in tutto questo dato che era specificato nel profilo, ovviamente, ma mi dispiace essermi persa la faccia del viaggiatore sprovveduto che si vede accogliere sull’uscio di casa da un gigante di due metri… come mamma l’ha fatto!

  • Tu l’hai provato? Qual è stata la tua esperienza più bella?

Certo, sono ormai anni che viaggio quasi esclusivamente tramite Couchsurfing (ho fatto un giro del mondo nel 2011 grazie all’ospitalità della comunità). Nella terza parte del libro, quella dedicata ai racconti di viaggio, è presente un mio racconto dall’Iran al quale sono particolarmente legata e che spero sveli una faccia del Paese generalmente sconosciuta alla maggior parte degli italiani. Ho però avuto la fortuna di vivere parecchie esperienze indimenticabili, che sono tali forse proprio per la loro semplicità. Penso sempre con nostalgia ai daiquiri bevuti sul tetto di un palazzo che dominava la meravigliosa città statunitense di Savannah, in Georgia (è dove è stato girato il film “Forrest Gump”: una volta c’era anche la leggendaria panchina che si vede nel film, ma hanno dovuto sostituirla con una targa in terra perché era stata rubata una decina di volte). Ho mangiato il miglior curry della mia vita in un quartiere popolare di Yerevan, in Armenia, a casa di uno studente di medicina indiano, godendo della vista di un tramonto mozzafiato. Ho dormito in una casa su palafitte nella campagna iraniana vicino al Mar Caspio, sdraiata su tappeti che venivano ritirati la mattina, un posto in cui la modernità fatica a farsi strada. Couchsurfing è fatto di questo: connessioni, amicizie, coincidenze, esperienze semplici e proprio per questo straordinarie.

  • Regole d’ospitalità per ospite e ospitante: a cosa devono pensare per rendere il soggiorno perfetto?

Nella prima parte del libro si indica come utilizzare al meglio il sito e quali sono le regole di comportamento per fare in modo che l’esperienza sia la migliore possibile. Prima regola, valida sia per l’ospite che per l’ospitante (o host): essere sempre chiari nel proprio profilo e nelle richieste di ospitalità. Per l’ospite: deve essere cortese e curioso, si deve adattare alle esigenze dell’ospitante, ed è sempre apprezzato un pensierino, magari proveniente dal nostro Paese. Per l’ospitante: dovrebbe accogliere il nuovo amico e farlo sentire a casa; l’ospitante deve dargli l’opportunità, secondo me, di innamorarsi della sua città per gli stessi motivi per cui la ama lui, motivi che non sempre sono inclusi nelle guide turistiche.

Buon viaggio

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