I temi scelti per l’edizione Secretary Day 2015 sono: MULTICULTURALITÀ e DIGITALIZZAZIONE, quindi quale miglior occasione per raccontar quali mondi reali si possono incrociare grazie a internet?

Il termine multiculturalità nella mia famiglia ha sempre avuto un significato molto debole: noi siamo una famiglia in cui è normale mischiare tortelli e tortilla e perché no, aggiungendoci anche fish and chips.

Padre italiano, madre spagnola, zia inglese. Ma nel palmares possiamo aggiungere anche una svedese, un’uruguaiana e un’olandese. Multiculturale, quindi, dalle nostre parti significa normale.

Crescere in un ambiente del genere ti porta a non avere radici, ma ad amare le lingue e ti apre le porte per mondi che nemmeno immagini: ed è così che ti ritrovi a parlare alla radio nazionale colombiana, quella che i taxisti ascoltano in giro per Bogotà, proprio quella che faceva da sottofondo nell’ostello di San Gill.

Basta un click, cercare “giornalisti, turismo, Colombia” per trovarti a scrivere lunghe mail di confronto con chi quel paese esotico lo vive giorno per giorno e con le parole già cerca di fartelo amare. Ma la paura resta, la curiosità che si mischia alla tensione.

In una mail poi, una semplice domanda “ti va di fare un’intervista telefonica per raccontarci cosa ti aspetti dalla Colombia?”. Ed è lì che ringrazi il fatto di avere dei geni spagnoli e di aver avuto la testardaggine di imparare quella lingua che in casa non si parlava mai.

Tra Italia e Colombia ci sono circa 6 ore di fuso, mi sono ritrovata così, alle due di notte ad aspettare di raccontare il perché volevo andare in Colombia a un’intera nazione, a scambiare opinioni su come il mondo vede questo paese dove il clima è rovente, mentre fuori dalla mia finestra nevicava. E tutto sembrava assolutamente surreale.

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Intervista fatta, e Luisa che mi fa promettere di andare a trovarla in radio nel momento in cui sarei arrivata a Bogotà, nella grande capitale, in quel mondo folle le cui vene sono rossi autobus chiamati Trasmilenio.

L’ultima tappa di un viaggio di quindici giorni in cui poteva succedere di tutto: furti, rapimenti, cambi di programma, hotel fatiscenti. E invece… mi sono ritrovata a lasciare un pezzo grosso di cuore in una terra ospitale, dove le bellezze naturali vanno di pari passo con la generosità quasi imbarazzante delle persone.
La Colombia è una terra ricca, un cuore pulsante, in cui ho ritrovato tante similitudini con l’Italia: il pregiudizio regna e la bellezza rimane velata.

Il mio contatto in loco Diego Alfonso, redattore del programma radio, prima di mettere giù il telefono mi ha lasciato dicendo “ricordati che hai fatto una promessa”. E a me, le promesse, piace onorarle.
E così mi sono ritrovata a prendere un bus e un taxi, per ritrovarmi nel cuore dell’informazione colombiana governativa, in un unico grande palazzo da cui trasmettono televisione e radio. E una ragazza con le gambe che tremano.

Ci presentiamo, facciamo qualche chiacchiera fuori onda e io ho l’occhio che continua a cadere su quelle cuffie e quel microfono, che erano lì, pronti ad accogliere tutti i miei strafalcioni in spagnolo.
Perché già le farfalle nella pancia ti sconvolgono la giornata se devi fare un’intervista nella tua lingua madre, ma farlo in una lingua che non è tua, e con quello spagnolo che sai benissimo essere denso di modi di dire dell’Andalusia, beh, è da perdere un battito del cuore ogni tre parole.

E ti metti le cuffie, senti la tua voce che ha un suono strano, e racconti il tuo viaggio come l’hai vissuto. Con amore.

Impari a dire che la “Colombia es chèvere”, che significa “molto ganza”, ammettere che hai bevuto tanta di quella avena da riempire un container, raccontare che hai stalkerato un povero ragazzo in un supermercato per farti spiegare tutte le decine di frutti strani che popolano le bancarelle.

Luisa, la titolare del programma, mi ha chiesto più volte se la Colombia era pericolosa come me l’aspettavo, se le aspettative sono state deluse, qual era l’idea che mi portavo da casa e qual era il sentimento che mi riportavo a casa dopo un viaggio su strada (non abbiamo usato aerei per spostarci, per poter vivere davvero il mondo colombiano). E stare in radio, a parlare al microfono, era stranamente divertente. Tutto si è annullato e mi sembrava di essere semplicemente a fare quattro chiacchiere con un’amica.

Ho cercato disperatamente di non ricordarmi di tutte quelle persone, sedute magari nel sedile posteriore di un taxi giallo della capitale o in un piccolo bar di Villa de Leyva a mangiare enpanadas, che stavano ascoltando la mia storia. E il mio dichiarato amore per la Colombia.

In quei momenti, dove si abbattono le barriere, dove non ci sono limiti nella comunicazione, ami essere in grado di esprimerti in una lingua diversa dalla tua, e sei davvero felice di non avere avuto genitori normali, ma due che ti hanno fatto davvero crescere in una famiglia multiculturale.

I temi della multiculturalità e della digitalizzazione saranno al centro del Secretary Day del 25 maggio 2015, l’evento che Secretary.it, la community più grande d’Italia con oltre 8.500 iscritte, organizza per tutte le Assistenti di Direzione, una giornata per condividere formazione, aggiornamento e networking. Seguite il loro blog per essere sempre aggiornati sulle ultime novità!