Parte I – Dall’Alto Casertano al Cilento

L’Italia che non ti aspetti sta nascosta nell’entroterra campano, un lungo anello di terra che dall’Alto Casertano, attraverso il Sannio e l’Irpinia, arriva fino al mare del Cilento.
Si cela dietro il profilo del Monviso, dove le valli piemontesi segnano il confine con la Francia, lungo la via del sale che già nel XV secolo collegava le saline di Aigues Mortes, nei pressi di Marsiglia, con il Marchesato di Saluzzo.

E’ un promontorio sulla costa ligure di ponente, che non troverai mai su nessuna guida e in nessun servizio. L’Italia più bella è quella che guardi con gli occhi dello straniero, o di chi è lontano da casa per lavoro. Succede in un attimo: basta allontanarsi per un po’ per dimenticare quello che dell’Italia ci infastidisce, e tornare a dire che siamo (che saremmo) il Paese più ricco del mondo. Ma andiamo con ordine…

Dopo un anno all’estero, volevamo una vacanza che ci riconnettesse con le cose che più amiamo: il buon cibo, il mare, il sole sulla pelle, le nostre belle montagne. La prima parte del viaggio è nata leggendo Dove – lasciatemelo dire, ormai da anni è Lui la guida privilegiata del nostro girovagare, dentro e fuori l’Italia.
Ci siamo fatti conquistare da un itinerario fuori dalle rotte più battute fra le province di Caserta, Benevento, Avellino e Salerno, una zona ancora poco turistica che punta a farsi conoscere. Completamente un’altra Campania, lontana dal fragore partenopeo a cui siamo abituati.

ape car

Per dormire abbiamo scelto La Pampa Relais & Taste, elegante country house nel cuore dell’antico Sannio beneventano, alle pendici del Monte Taburno. Un progetto integrato di accoglienza e agricoltura sostenibile, che nasce dal desiderio di recuperare coltivazioni dimenticate e varietà locali, e difendere così la biodiversità del territorio. Obiettivo che accomuna tanti, qui. Molti di questi agricoltori e allevatori (questa è zona soprattutto di bufale, ovini e maiali neri di razza casertana) sono tornati alla terra dopo esperienze completamente diverse, in Italia e all’estero.

La Pampa

Questa non è la Terra dei Fuochi, questa terra non è il Paese di Gomorra. Qui, come altrove, si combatte ogni giorno per difendere la qualità dei propri prodotti e del proprio lavoro. Il miglior esempio è l’azienda agrituristica Le Campestre, a Castel di Sasso in provincia di Caserta, dove, dopo anni di abbandono, è rinato il conciato romano, pregiato formaggio già noto ai Romani, oggi presidio Slow Food (il conciato romano partecipa come altre specialità italiane e internazionali a Cheese, l’evento internazionale dedicato al formaggio che si tiene ogni due anni a Bra (CN). La si raggiunge seguendo la strada che s’inerpica su un alto colle, ma la meta vale il viaggio. Qui tutto è a Km0, perché si mangia solo quello che l’azienda produce, nel pieno rispetto del territorio: vino, olio, carne, frutta e verdura (oltre naturalmente al formaggio!).

Se ce la fate, per cena potete spingervi fino a Caiazzo (CE) per la pizza specialissima di Pepe in Grani. Lui, Franco Pepe, è il pizzaiolo prediletto dell’ex Presidente della Repubblica, e si dice in giro che proprio a settembre è atteso a Roma da Mattarella.

Da queste parti anche la storia ha lasciato tracce importanti che, almeno per ora, purtroppo sfuggono ai più. Praticamente indisturbati, a Santa Maria Capua a Vetere, l’antica Capua, ci siamo goduti il bellissimo anfiteatro nel quale si esibì Spartaco, lo schiavo che nel 73 a.C guidò la rivolta dei gladiatori, arrivando a minacciare Roma come solo Annibale aveva fatto. A proposito, vi dicono qualcosa gli ozi di Capua ai tempi della II Guerra Punica?

S.Agata de Goti

Poco distante, Sant’Agata de’ Goti sembra scolpita nella terrazza tufacea fra i due affluenti del fiume Isclero, il Martorano e il Riello. Il nome attuale risale al VI sec. d.C., allorché i Goti, sconfitti dai Bizantini nella battaglia del Vesuvio, ottennero di rimanere nelle loro fortezze come sudditi dell’Impero Romano. Ma la sua storia ha radici ben più lontane: secondo gli studi storici più accreditati, la città sarebbe l’erede dell’antica Saticula, città sannitica ai confini della Campania distrutta dai Romani per vendetta contro i Sanniti che li avevano umiliati alle Forche Caudine (321 a.C.). E infatti numerosi sono i reperti di epoca romana che si trovano ancora oggi sparsi nell’abitato. Noi l’abbiamo girata in compagnia di una guida d’eccezione, il Prof. Lubrano, Presidente della Pro Loco locale e persona colta e squisita, che accompagna volentieri, e gratuitamente, i turisti alla scoperta dei tanti tesori della città.

Irpinia

L’Irpinia è la terza tappa del viaggio. Qui abbiamo goduto dell’accoglienza dell’agriturismo Antica Tuticum e della bella famiglia che la abita (cani compresi), ad Ariano Irpino. Dalla struttura si raggiungono a piedi le vestigia di Aequum Tuticum, antica e importante città osca situata all’incrocio tra la via Traiana e la via Herculea e, per tale motivo, strategico punto di passaggio dei traffici commerciali tra Tirreno e Adriatico. I resti dell’insediamento urbano comprendono un tratto della via Traiana, due necropoli, magazzini, un antico centro termale risalente al I secolo d. C. e una villa – purtroppo l’area è recintata e non si riesce ad accedere – e per un attimo dimentico tutto il bello e mi ricordo di essere in Italia. Per fortuna basta guardarsi intorno per tornare a sorridere: ettari di terra fra le più fertili della penisola, coltivati alla perfezione dal lavoro instancabile dei contadini… chissà perché di queste persone operose non si sente mai parlare.

Licosa

Infine, il Cilento. Siamo in provincia di Salerno, la gente è quella solare e caciarona della costa. Si torna alla normalità, insomma, ma il posto vale una visita. Villa Leucosia l’ho trovato io, per caso, su internet. Quello che vedi è quello che c’è. Niente di più, niente di meno: 4 camere affacciate sul mare limpido della Riserva Naturale di Punta Licosa.

Licosa, balconata

Si sta come in famiglia. E’ d’obbligo la mezza pensione… “perché qui il pesce è solo quello di stagione, che arriva fresco ogni giorno”, come ti racconta Antonio, il proprietario. Al mattino si esce sul suo barchino, il Titanic, al pomeriggio con la bici ci si può spingere fino a San Marco di Castellabate. Il sito archeologico di Paestum è a pochi km in auto.

Continua…
(Il resto della vacanza nel prossimo post!)