Per chi arriva in autobus, dal Kenia, l’Uganda ha il volto rosso di terra, rigato dal verde dei campi coltivati, macchiato dall’esplosione delle banane, delle papaie, delle palme piantate dagli schiavisti arabi.

E’ un paesaggio di natura rigogliosa, pennellato dalla luce dell’alba equatoriale, tagliato in due da un nastro d’asfalto troppo nuovo per essere vero.
Una manciata di chilometri dopo il confine, ritroviamo il mare di buche e corriamo accompagnati dalle risaie innondate di luce. Le casette che punteggiano i campi sono povere ma dignitose: c’è un senso di ordine e serenità in netto contrasto con la storia recente dell’Uganda.
Kampala, la capitale, è una delle tipiche, brutte, città africane ma è il gateway obbligatorio per poi spostarsi nelle altre zone del paese: ci fermiamo poco, giusto il tempo di noleggiare l’auto.

uganda-donnaIl tragitto da Kampala fino a Masindi Port, una piccola cittadina sul Nilo, nel nord-ovest del paese, attraversa una regione assai antropizzata, caratterizzata da mille colline e campi coltivati a cassava, sorgo, papaia e bananeti. Ai tempi in cui il Nilo era battuto dalle vaporiere, le due cascate comprese oggi nel Murchison Falls National Park rappresentavano un ostacolo insuperabile e i passeggeri erano costretti a sbarcare e proseguire via terra fino a Butiaba sul Lago Alberto.
Oggi quella strada è una bella pista che attraverso la foresta porta nel cuore del parco.

uganda-stradaIl Nile River Lodge si affaccia sul fiume, in alto sull’argine. Una manciata di tende e cottage lussuosi, con belle terrazze da cui osservare il flusso maestoso del re dei fiumi.
Riflessi di cielo equatoriale, rotti dalle scie dei coccodrilli.
Sulla riva opposta vengono a bere gli elefanti, accompagnati dal richiamo delle aquile pescatrici.

uganda-elefanteL’escursione in barca che risale il Nilo è indimenticabile. Il grande fiume è popolato da una moltitudine di ippopotami che si lasciano avvicinare facilmente, mentre sulle rive non è raro avvistare bufali, facoceri e leoni. La cascata rimane nascosta da un’ansa mentre la barca risale faticosamente gli ultimi metri fino a un’isoletta nel centro della corrente. Da qui si può finalmente assistere alla forza immane con cui il Nilo di precipita verso il suo corso più basso.

Da Murchison a Fort Portal è una domenica di 350 chilometri attraverso l’Africa più serena che si possa immaginare, con le donne che galleggiano aggraziate nel “basuti” l’elegante abito tradizionale che ricorda quelli vittoriani. Si muovono all’ombra del Ruwenzori, il bastione di oltre 5000 metri di altezza e 100 chilometri di lunghezza, che segna il confine con il Congo.

uganda-territorioLasciata Fort Portal, la pista si getta nella Rift Valley seguendo un tracciato vertiginoso e quindi entra nella regione del Queen Elizabeth National Park. Da qui all’Oceano Atlantico è solo foresta: il Queen Elizabeth identifica la zona di transizione fra la foresta pluviale a ovest e la savana a est. I mogani secolari, le felci giganti e il muschio lasciano spazio alle acacie spinose, alle euforbie. E’ un territorio di rara bellezza, popolato di ogni specie animale presente sul taccuino del safarista più esigente. Ci spostiamo ancora più a sud, nel cuore di tenebra dell’Africa. L’ordine esatto delle piantagioni di tè ci lascia sull’orlo del caos vegetale dalla Bwindi Impenetrable Forest, ultimo regno del gorilla di montagna. Impenetrabile di nome e di fatto, Bwindi è una vertigine verde che strega gli occhi e rende pesanti le gambe. Per osservare i gorilla bisogna sborsare 310 euro di permesso e si entra pochi per volta (16 visitatori al giorno). Si fa fatica nella giungla, a volte si cammina anche per sei ore, in piccoli gruppi, accompagnati dai ranger. Ma alla fine te li ritrovi sotto il naso e capisci perché sono una leggenda, perché bisogna proteggerli ad ogni costo. Basta qualche loro gesto, un piccolo movimento per capirne la forza inaudita, eppure si dimostrano tutt’altro che aggressivi. E’ un’esperienza che, da sola, giustifica il viaggio.

uganda-scimmiaDi nuovo in jeep, tagliamo il paese verso oriente, verso il Lago Victoria, per una escursione nell’arcipelago delle Ssese Island: 80 cespugli verdi lanciati nel blu che raccontano storie di regine leggendarie. Un’Africa nell’Africa che non trova collocazione nell’elenco dei luoghi da non perdere. Non c’è nulla di preciso da vedere o da cercare: semplicemente è bellissimo arrivarci e fermarcisi, così, giusto per respirare l’atmosfera di un posto fermo da qualche parte nel tempo, una piega della storia scivolata fuori dalle pagine dell’atlante.

E finalmente le sorgenti del Nilo. Jinja, un’ottantina di chilometri a est di Kampala, un’allegra cittadina sulle sponde settentrionali del Lago Victoria. Proprio qui, attraverso un sistema di rapide (in parte deturpate da una diga), le acque del lago diventano Nilo. Per trovare un senso a questa nascita bisogna spostarsi di 4 chilometri a valle, alle rapide di Bujagali. Qui il Nilo è già fiume e mostra i suoi muscoli gettandosi attraverso una serie di salti rocciosi con una imponenza che leva il fiato. Da qui al mare, al Mediterraneo, sono “solo” 6500 chilometri.

www.ildiamante.com