Lasciato il delta dell’Okavango, torniamo col Cessna a Maun e riprendiamo la Toyota dopo aver fatto rifornimento di ogni cosa: vogliamo essere completamente autosufficienti per almeno 5 giorni.

Ci sono 400 chilometri fra Maun e le Tsodilo Hills: tre ore di strada asfaltata e 2 ore di pista. Per raggiungere il cuore misterioso del Botswana, l’Ayers Rock del popolo San, bisogna tagliare nel bush lungo una ferita sottile che separa i rami spinosi delle acacie. La nuova strada ha reso il viaggio più facile e questo tratto non è più la seria avventura che fino a pochi anni fa ti obbligava a fare la strada a passo d’uomo, accompagnati dal rumore delle spine che grattavano la carrozzeria come unghie sul vetro. Rimane un luogo estremamente selvaggio e poco frequentato. Le uniche tracce di vita sono le impronte degli elefanti e le tracce dei serpenti, che qui non mancano.

Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2001, le Tsodilo Hills offrono un colpo d’occhio straordinario sul passato di questa regione grazie a 4000 pitture lasciate nell’arco degli ultimi 3 mila anni dai suoi abitanti, uno dei maggiori tesori d’arte rupestre dell’Africa intera.

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Una collezione di visioni, animali, simboli grafici e omini, sparpagliata in oltre 400 siti nascosti nel labirinto di pietra che costituisce le “Montagne di Dio“, come le chiamano i Boscimani, che in questo luogo preciso ambientano la nascita dell’uomo. Le Tsodilo Hills sorgono nell’angolo nord-occidentale del paese, al centro di una pianura piatta e immensa che fino a 7 mila 500 anni fa ospitava un grande lago: questo spiega la presenza di numerosi pesci fra le pitture. Per respirare la magia di questo luogo bisogna fermarsi almeno un paio di giorni e vagare senza fretta lungo i sentieri che salgono le rocce e conducono ai siti principali, respirare il silenzio assoluto, farsi cullare dal vento del Kalahari.

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Il sito più impressionante è senza dubbio il “Van der Post Panel“, una grande roccia levigata e ricurva come un’onda pietrificata. Qui si trova una collezione di pitture in ottimo stato che va dalle antilopi alle impronte di antiche mani. Il periodo di massima attività artistica va dal 700 al 1100 dopo Cristo. Le pitture erano realizzate con le dita, utilizzando colori naturali: minerali mescolati a grasso animale, sangue o uova.

Gli animali erano rappresentati per via dei loro poteri, mentre i simboli erano visioni di sciamani in trance. Oggi queste montagne sono storia, museo, passato: il tragico declino della società San, la quasi totale scomparsa dei Boscimani, ha decretato la fine del percorso creativo di uno dei popoli più affascinanti dell’Africa australe. Nessuno dipinge più ed é assai raro incontrare un boscimane da queste parti: nei negozi di Maun, di Cape Town o Windhoek abbondano i tessuti disegnati con motivi tratti dalle Tsodilo Hills, ma gli artisti sono invariabilmente di altre etnie, se non europei.

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