Thomas Jefferson è stato per 2 mandati Presidente degli Stati Uniti, dal 1801 al 1809. Prima, fra il 1785 e il 1789 fu diplomatico a Parigi.


In questo periodo lo statista americano che, oltre ad essere uomo curioso del mondo, era anche scienziato, architetto e buongustaio, viaggiò in lungo e in largo per l’Europa. Durante uno di questi viaggi, in Piemonte, nel 1787, incappò, dalle parti di Vercelli, in un vino che gli piacque assai. Si chiamava Gatina ed era ottenuto da uve Nebiolo. Gli piacque davvero, tant’è che nel 1806, mentre era presidente, se ne fece spedire un paio di botti, che giudicò “superlatively fine”.
A occhio, ma proprio a occhio, direi che si può trattare del primo riconoscimento extraeuropeo di questo grande vino: il Gattinara, che sta rinascendo dopo un periodo di scarsa notorietà.

Ma perché vi racconto queste cose? Perché il weekend scorso sono stato alla Festa dell’Uva di Gattinara. 30esimo appuntamento di una manifestazione in buona salute che, dal venerdì sera alla domenica sera, propone una serie di happening, dai concerti alle mostre (vedi quella di moto d’epoca), dalle salamelle alla griglia ai convegni sul vino. Peccato per il mercatino che, a discapito del contesto molto food & wine, vantava una serie infinita di baracchini con cineserie, marocchinerie, ricordini e soprammobilini, ma brillava per l’assenza di prodotti tipici. Fra le rare eccezioni, il baracchino di un piccolo produttore di Arborio, dal quale ho comprato dell’ottimo riso.

Fra i protagonisti di questa Feste dell’Uva e del vino, Erling Astrup, il norvegese che ha comprato per passione la più antica azienda di Gattinara, salvandola dalla chiusura. Sì, proprio il pazzo che fa le bollicine sul Monte Rosa di cui ho parlato nel mio primo post. Questa volta, Erling mi ha stupito con un breve quanto interessante incontro, dove ha mostrato i documenti che ha cercato e trovato personalmente nella Library of Congress a Washington. E’ lì che ho saputo della passione fra Jefferson e il Gattinara. Per rendere meno accademico il racconto (si parlava anche di altri documenti antichi, carichi di commenti poco elogiativi nei confronti del vino italico), il buon Erling ha pensato bene di farci fare un percorso enologico trasversale e internazionale, culminato con la degustazione di una bottiglia del fenomenale Haut Brion 2001.

Il sabato altro appuntamento per gli appassionati di Gattinara. Sempre in compagnia del vulcanico norvegese, siamo saliti in cima al vigneto Molsino, spettacolare anfiteatro vitato che domina la pianura e le prime risaie e siede al cospetto dei ghiacciai del Rosa e che dà origine al cru più quotato di casa Nervi. Pranzo a base di risotto, guarda caso, al Gattinara accompagnato dalle annate più recenti dei vini della storica azienda Nervi. Per la cronaca e per lo show, Gianluca Telloli, enologo di professione e bollicinologo estremo per passione, ha passato la mattinata a decapitare bottiglie del suo metodo classico da uve Nebbiolo a colpi di piccozza. Ho tentato in tutti modi di convincerlo a farmi provate l’emozione della spiccozzata ma non c’è stato nulla da fare. In compenso, nel tentativo di fare la foto (qui sotto) ho fatto una bella doccia.

L’appuntamento clou di mio weekend gattinaresco è stata la cena di domenica presso la cantina Nervi. Ingredienti e chef portati dalla Norvegia in aereo per una cena davvero indimenticabile. Dal salmone marinato di superba qualità fino alla zuppa di gallo cedrone con petto di pernice bianca, per arrivare allo splendido filetto di renna con crema di funghi. Il tutto accompagnato da una degustazione di vini Gattinara/Nervi da far venire i capelli dritti. Queste le annate: 1973, 1974, 1979, 1990, 1999, 2003 e 2005. Il 1990 è da urlo!

Insomma, se il rilancio del Gattinara comincia a parlar norvegese, mi sa che è davvero il caso di fare festa.