Ennesima – d’innumerevoli remake in versione film e serial del noto fumetto – proposta delle peripezie del cavaliere solitario e mascherato. Hamburger disneyano con ketchup-CGI abbondante che non salva quell’aroma in retrogusto da bidone dell’umido sotto il sole estivo, tipico prodotto dei dispensatori di junk-food. Titolo originale: The Lone Ranger
Produzione: USA
Anno: 2013
Durata: 149 min
Genere: Western, Avventura, Azione, Supereroi
Regia: Gore Verbinski

Trama da wiki: Costretto a posare come una statua per un piccolo museo locale, il vecchio guerriero indiano Tonto incrocia lo sguardo di un bambino mascherato da “Ranger solitario” e comincia a raccontargli la vera e rocambolesca storia di come gli eventi hanno trasformato l’uomo di legge John Reid in un leggendario giustiziere. In un’epica avventura, piena di sorprese lungo il suo movimentato percorso, i due improbabili eroi Tonto e John, spesso impegnati in comici alterchi, combatteranno fianco a fianco contro l’avidità e la corruzione, demolendo e consolidando al contempo il mito venutosi a creare attorno alle loro gesta, sotto lo sguardo rapito del bambino.

Non mi piace parlar male dei film. Mi scuso, ammettendo che molto del mio giudizio dipende dalla mia non più giovane età e da aspettative mal riposte. A volte riesco a tornare bambino e a farmi piacere anche film come questo, ma solo se entro in sala con quell’idea. Ho sbagliato approccio. Molti ragazzi/e, ragazzini/e e pure qualche adulto accompagnatore presente mi sono parsi più indulgenti e alcuni persino entusiasti.

Il soggetto denuncia tutti i suoi anni. Per un palato più ruvido non serviva involgarire i dialoghi, ma le battute certo si potevano “modernizzare” soprattutto nei tempi comici, e i tempi, la prolissità sono il grande Tallone d’Achille di questo film. Mi stupisce che due sceneggiatori specialisti del genere per ragazzi, come Ted Elliott e Terry Rossio (Aladdin, Pirati dei caraibi, La leggenda di Zorro, ecc…) non abbiano saputo imporre i ritmi che questo genere richiede. Le pause col bambino sono esasperanti, inutilmente lunghe e prolisse. Armie Hammer è la caricatura di un cavaliere. Meglio sarebbe stato farlo interpretare al più dinamico e carismatico Johnny Depp, imprigionato invece nei panni e nel trucco di un indiano tali da renderlo irriconoscibile in tutti i sensi. Bello e pirotecnico, come da obbligo di capitolato, il finale, ma ancora lo si è voluto rovinare col noiosissimo bambino al museo…

Ad ogni modo, per capire profondamente la raffinatezza ci un capolavoro, come il battuto di carne cruda tritata a coltello e aromi alla piemontese, ci può anche stare una volta l’anno (e non di più, pena rivolta di tutto l’apparato digerente) d’ingerire una mac-schifezza. Ogni prodotto del genere umano ha il suo perché e il nostro cervello percepisce nitidi solo i contrasti, mentre i valori assoluti rimangono teoria per filosofare.

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