Ci sono incontri virtuali che sembrano più concreti di tante frequentazioni quotidiane e con Arianna è stato così!

L’ho scoperta nel web attraverso il suo blog, incuriosita dalle radici comuni e dalle sue creazioni, e mi sono innamorata delle sue bambole di lino tessute a mano e ne ho subito acquistata una. Ho scoperto poi che, oltre al fuso, conosce a fondo l’arte del telaio e crea sciarpe che raccontano ognuna una storia diversa. Le ho chiesto di raccontarci alcune di queste storie e lei si è offerta di insegnarci a costruire un piccolo telaio per realizzare manufatti come bracciali o segnalibri.

 

  • Quando hai imparato a tessere?

La prima volta che ho visto qualcuno tessere avevo 8 o 9 anni. Ricordo che era una sera d’estate, avevo trascorso la giornata al mare con mia madre e la mia sorellina e, mentre facevo una passeggiata prima che arrivasse l’ora di cena, godendomi la luce del tramonto, vidi una ragazza che, seduta sullo scalino di casa, china su una sedia che faceva da appoggio al suo telaio, abilmente intrecciava dei fili. Già a distanza di qualche decina di metri da lei mi sentii catturare dai movimenti delle sue mani; erano dei gesti che non avevo mai visto prima di allora, e ai miei occhi di bambina parvero provenire da una favola. Quando mi avvicinai tanto da vedere cosa stesse facendo la ragazza, e per giunta glielo domandai, scoprii che stava tessendo un braccialetto. Purtroppo però non volle insegnarmi a tessere, inoltre non proseguì nella tessitura finché rimasi nei paraggi.

Anche se non mi insegnò a tessere quel bracciale ormai in me si era accesa una scintilla, o meglio un incendio! Non mi detti pace finché non riuscii a realizzare una sorta di telaio e una piccola tessitura decisamente primitiva, anche perché dovetti accontentarmi dei filati che avevo a disposizione. Fu un vero e proprio esercizio di immaginazione e intuito, dato che a quei tempi non ci si poteva certo documentare su internet. Se così fosse stato, forse avrei letto che per tessere serve un filo di questo o quello spessore, che l’ordito dev’essere così e la trama cosà, che i chiodi devono essere perfettamente allineati e distanziati con precisione perché la tela risulti perfetta. Invece no, non c’è stato qualcuno a suggerirmi cosa fare: è stata la voglia di realizzare ciò che avevo in mente, ma ancora non aveva una forma, a guidarmi.

Per quanto mi riguarda posso dire con certezza che è stato un bene che le nozioni tecniche siano arrivate solo successivamente. Probabilmente fu anche questo sforzo, questa esperienza di ricerca, a far sì che il mondo della tessitura venisse a galla da chissà dove, dentro di me. Era qualcosa che già c’era, da qualche parte, e attendeva soltanto uno stimolo esteriore per manifestarsi e fiorire.

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  • In che modo ti ha influenzato la terra in cui vivi?

La mia Terra, la Sardegna, mi ha offerto grandi opportunità attraverso i suoi tessuti e le sue antiche arti, ma sicuramente ciò che più mi ha influenzato, e tuttora mi conduce, è la sua Natura. Trascorro molto del mio tempo a diretto contatto con gli elementi naturali, per trarne ispirazione, ricevere intuizioni per realizzare tutto ciò che le mie mani e la mia anima creano. I venti, le acque dei fiumi e dei mari, i boschi e le montagne sono una guida insostituibile nel mio percorso artistico.

Inoltre, guardo al passato, mi calo nelle vesti delle donne che sono state prima di me per capire quale strada scegliere e quale scartare. Se qualcosa nei tempi antichi non è stata attuata, sicuramente le antenate avevano una buona motivazione, che non si può ridurre alla semplice mancanza di mezzi. Ciò non significa che l’innovazione sia sbagliata in assoluto, ovviamente la scelta rimane sempre libera e personale, ma cerco di evitare di stravolgere il “tessuto storico”, assegnando il nome adatto ad ogni cosa.

Se, ad esempio, si parla di tessitura a mano, è ovvio che ogni parte della stessa debba essere manuale: dall’orditura alla tessitura della tela, in caso contrario sarebbe il caso che le trovassi un altro nome.

La lentezza del fare; la bellezza, la poesia del gesto antico; mirare all’essenza di ogni cosa: la Terra in cui vivo – e che vivo – mi ha insegnato questo e molto altro.

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  • Ogni sciarpa che realizzi viene spedita insieme a un racconto scritto da te: come nascono queste storie e cosa vuoi che trasmettano le tue creazioni?

La scrittura dei racconti alcune volte avviene prima della tessitura, altre volte in seguito. Certe storie racchiudono dei frammenti autobiografici, delle esperienze che mi hanno lasciato una sensazione di dolcezza sul cuore che voglio condividere. Mi piace immaginare che attraverso la trama dei tessuti, tra un filo e l’altro, proprio nel luogo in cui si intersecano, sia possibile vedere delle piccole porte, ciascuna delle quali può condurre a un mondo familiare a chi li riceverà. Leggendo la storia si sceglie una di queste porte, la si oltrepassa viaggiando con l’immaginazione, lasciandosi trasportare nella dimensione del sogno.

Quando tesso, più che un concetto da trasmettere, ho nel cuore delle sensazioni, delle emozioni; la stessa cosa avviene quando scrivo. Non posso sapere se le mani che riceveranno i miei tessuti saranno capaci di carpirne il significato. Questo particolare mi regala molta gioia, perché si ricollega ai fili lanciati durante la tessitura, che reggono molteplici significati: si può provare ad afferrarne uno e cercare di trovare le vie attraverso cui si snoda, per giungere a comprendere qualcosa di bello, di familiare, dentro se stessi.

Ecco, se proprio dovessi scegliere, ciò che mi piacerebbe trasmettere con le mie storie, con le mie creazioni, sarebbe la necessità di mettersi alla ricerca di qualcosa che ci appartiene da sempre, di incontrare una parte del nostro essere che ama le cose dimenticate, o quasi.

 

La prossima settimana vedremo come si può realizzare un telaio… o, meglio, come dice Arianna: “provare a concepire un telaio negli oggetti che ci circondano”. Preparatevi a trasformarvi in tessitrici!

 

Foto di Roberto Rossi