Introduzione di Silvia Simoni:

Questo è un esperimento, anzi, una contaminazione. Nasce da una proposta di Alessandra Sorgato, curatrice per Paper Project del blogA tutta Musica!.

Alessandra aveva un tema da proporre e un viaggio da raccontare; io la curiosità di conoscere una storia, annusarne l’odore e le emozioni.

Il tema è quello del surf; in questi giorni su Paper Project Alessandra ha scritto della surf music e di un evento dedicato al surf che si è svolto nei giorni scorsi a Milano.

Oggi su questa pagina Alessandra porta la cronaca del suo viaggio fino a Peniche, in Portogallo, tra i surfers dell’oceano; io porto il mio incontro con i pionieri del surf in Toscana e le loro istantanee in cinemascope.

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Ti alzi una mattina di quello che sembra un giorno come un altro e ancora non sai che non lo sarà affatto; nel giro di un’ora ti trovi imprigionata nella solita routine lavorativa e stai per mettere il pilota automatico quando all’improvviso ricevi una comunicazione che ti cambia la giornata – e la vita: “Hai vinto una settimana di surf camp a Peniche, Portogallo, e hai 24 ore per accettare il premio.”. Un minuto prima sei una web editor & community manager a cui la quotidianità sta stretta, un minuto dopo sei una (quasi) surfista e puoi iniziare il conto alla rovescia verso la realizzazione di un sogno.
Così è iniziata ufficialmente la mia storia d’amore con il surf, uno sport che adoro e seguo da anni ma che ho iniziato a praticare da pochissimo.

Da quel messaggio di vincita alla mia partenza è trascorsa solo una settimana, una settimana che è letteralmente volata e neanche me ne sono resa conto finché sul mio iPhone non è apparsa la data del 2 giugno.
Raccomandazioni, saluti, check-in, imbarco, decollo… e il mio cuore è già pieno di onde, i miei occhi traboccanti d’oceano. Sospesa in aria tra nuvole e fantasie,  cerco di realizzare che sto volando in Portogallo, che sono da sola, che mi sto imbarcando in un’avventura tanto particolare quanto difficile anche solo da immaginare, e soprattutto che sto per imparare a surfare. Che gioia immensa!

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Atterro a Lisbona e, dopo essermi concessa mezza giornata di tour per la città, sono di nuovo on the road per raggiungere Peniche, distretto di Leiria che dista un’ora e mezza di bus dalla capitale. L’eccitazione cresce a dismisura, la spiaggia è sempre più vicina, le onde sempre più blu e la voglia di surfare è ormai incontenibile.
Arrivo a Baleal, dove sono situate le strutture del bellissimo Baleal Surf Camp, e non faccio in tempo a lasciare la valigia in camera che già i miei piedi mi stanno portando in spiaggia. Eccolo lì, l’Oceano, che sarà la mia casa per i prossimi 7 giorni. Mi guardo intorno e, oltre a un panorama selvaggio impreziosito da un tramonto mozzafiato, vedo surfisti e tavole ovunque. Surf, surf e ancora surf in questo paradiso portoghese: è esattamente come me lo sono immaginato, se non meglio.

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In tempo zero faccio amicizia con almeno metà delle persone con le quali trascorrerò la settimana alle porte, e c’è davvero da sbizzarrirsi in fatto di età, provenienza, cultura, tradizioni, background e sfumature caratteriali. Eccoci qui insieme, pronti a domare le onde, tutti così diversi eppure uniti dalla stessa grande passione e dagli stessi obiettivi. E allora 3, 2, 1… let’s go!

Il lunedì si inizia con il surf camp vero e proprio ed io già mi sento “a casa”, oltre che carica all’inverosimile. Dopo le presentazioni e le spiegazioni di rito veniamo suddivisi in gruppi sulla base della nostra esperienza – o inesperienza nel mio caso – e veniamo assegnati ai vari istruttori presenti, che ci fanno indossare le mute, ci consegnano le tavole e ci conducono in spiaggia per la prima lezione di surf… l’emozione è alle stelle!!!!!! Si parte dalla teoria ma, contrariamente alle aspettative, nel giro di 20 minuti siamo già tra le onde. “Dovete prendere subito confidenza con l’acqua e con la tavola!” ci dicono le adorabili istruttrici Monica e Audrey, accompagnandoci  nel freddo ma irresistibile oceano.

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Da questo momento in poi il tempo inizia a correre come un pazzo, forse perché quando le tue giornate sono a base di spiaggia, sole, surf e persone straordinarie non ti rendi nemmeno conto del ticchettio dell’orologio: tutto quello che senti è il battito del tuo cuore sincronizzato con le onde e il suono del tuo respiro che oscilla e scivola via insieme alla tavola.
Uno dei regali più belli che una vacanza/esperienza di vita come questa ti fa è l’amplificazione delle sensazioni, di tutte le sensazioni che provi, specialmente quelle legate ai rapporti umani e al tuo rapporto con la natura, che in un contesto del genere diventa strettissimo, per non dire simbiotico.
Se vi raccontassi giorno per giorno i posti stupendi che ho visto e le persone strepitose che ho incontrato finirei per scrivere la nuova “Divina Commedia”, perciò mi limiterò a dirvi cosa si prova quando si fa surf, o almeno cosa ha significato per me imparare a surfare.

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Surfare significa avere rispetto: avere rispetto della natura, avere rispetto di coloro che sono in acqua insieme a te, avere rispetto di sé stessi e delle proprie capacità quando, ad esempio, ti viene voglia di gettare la spugna perché dopo mille tentativi ancora non riesci a cavalcare nemmeno una mini onda.
Surfare significa avere pazienza: saper aspettare l’onda, saper spettare il momento giusto in cui fare un bel take-off e cavalcare l’onda fino a riva, saper aspettare il proprio turno (ebbene sì, anche nell’oceano ci sono delle precedenze e delle regole, proprio come in strada), saper aspettare che il tuo corpo e la tua mente apprendano e mettano in pratica le istruzioni che ti vengono date, saper imparare con pazienza a dare retta ai messaggi che la natura ci manda e alle sensazioni che nel surf sono fondamentali.
Surfare significa avere passione: passione per la natura e per la sua indescrivibile bellezza, passione per lo sport, passione per le sfide, passione per le incertezze (il surf è senza dubbio uno degli sport più imprevedibili che ci siano, proprio perché c’è di mezzo la natura), passione per le persone (perché se sei un surfista non puoi esimerti dallo scambiare le tue vibrazioni positive con quelle altrui).
Surfare significa provare amore, tantissimo amore, un amore puro e illimitato che non vuole niente in cambio se non la libertà di esprimersi in tutta la sua autenticità e grandezza: amore per la natura e in particolare per l’oceano, amore per la tavola (diventerà il vostro prolungamento in acqua!), amore per gli altri.
Surfare per me significa anche fare un grande passo verso la mia essenza più vera, è una sorta di esperienza mistica e spirituale perché tutto ciò che ho appena scritto è così facile da provare quando mi immergo nel surf lifestyle, eppure sembra un’utopia in condizioni “normali”, quando la vita cittadina e la quotidianità mi schiacciano sotto il loro peso.

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Al termine della mia indimenticabile settimana di surf camp in Portogallo ho dovuto fare spazio in valigia non solo per i vestiti ma anche – soprattutto! – per tantissimi ricordi preziosi il cui valore non è quantificabile né con i numeri né con le parole, per le nuove e interessanti conoscenze teoriche e pratiche di surf acquisite e per tutti i luoghi che ho visitato e che ora ho nel cuore. Naturalmente non potevo lasciare fuori dal bagaglio le persone che hanno condiviso con me questa avventura straordinaria e che l’hanno resa unica, persone che mi hanno aiutata a realizzare il mio sogno, persone che mi hanno supportata dal primo all’ultimo secondo e che hanno gioito e pianto con me quando ho cavalcato la mia prima onda (e le successive), persone che ora considero come una seconda famiglia, persone alle quali sono grata per tutte le vibrazioni positive che mi hanno donato spontaneamente e costantemente senza volere nulla in cambio.

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In attesa del mio prossimo surf camp mi concentrerò su un motto che mi farà sentire sempre un po’ surfer anche se le mie radici milanesi mi rendono poco credibile: “Keep calm and shaka on!”.