Mondana e relax, Cape Town accoglie tutti. Turisti tradizionali e motard avventurosi. E’ una delle città simbolo dell’Africa, dove regna un’atmosfera unica fatta di dinamicità e rilassatezza.

E’ un punto di partenza ideale per scoprire il fascino della nazione arcobaleno. L’area Bmw, dove si noleggia la moto, troneggia dietro al V&A Waterfront. Balzati in sella si parte verso sud. Alla conquista del Capo. Le tappe lungo il percorso sono tante e nessuna da perdere. Si costeggiano Green Point e poi Clifton per vedere le spiagge più belle ed esclusive. A Camps Bay è impossibile non fermarsi. Da una parte l’oceano con le sue onde gigantesche e dall’altra una sfilata di localini gremiti di giovani capetoniani alti, biondi e belli. Non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Indossati i caschi si riprende la via lungo la straordinaria Chapman’s Peak Drive, spettacolare tracciato scavato nella roccia sotto i 12 Apostoli dai prigionieri di guerra italiani durante il secondo conflitto. E’ un bel tratto di misto, a strapiombo sull’oceano. Si percorre lentamente, per non perdere nemmeno un attimo dell’incanto. Il clima è ottimo, una leggera brezza rinfresca il volto, le mani sono sulle manopole e lo spirito viaggia lontano. Qui qualsiasi fatica viene ripagata. E’ uno dei tragitti più belli del viaggio. Molti gli slarghi, a volte minuscoli, dove indulgere con un calice in mano sull’immensità del panorama per un brindisi al tramonto sull’oceano. Vale la pena di comprare un buona bottiglia di bollicine (se ne trovano di valide a 15 euro) anche da Picks’n Pay, una diffusa catena di grandi magazzini…

Attraversato il promontorio, si scende verso l’Oceano Indiano all’altezza della chilometrica spiaggia di Muizemberg, patria indiscussa del surf. Una delle icone del Sudafrica è la schiera di cabine coloratissime, davanti alle quali centinaia di surfisti attendono pazientemente l’onda giusta per le loro evoluzione acrobatiche. Costeggiando False Bay verso il Capo di Buona Speranza s’incontra il villaggio di pescatori di Kalk Bay. Qui, oltre a scorpacciate di pesce freschissimo e crostacei, si vedono i pescherecci in porto e molte botteghe che ricordano come dovevano essere in origine i borghi marini in questo triangolo di mondo.

Qui inizia la strada che porta nella zona del Capo di Buona Speranza, oggi parco nazionale. Sempre in sella si costeggiano scogliere incredibili, spiagge da sogno e villaggi di pescatori. Numerose terrazze panoramiche permettono la sosta per osservare le balene, che abbondano lungo le coste, o più semplicemente il paesaggio bellissimo e i tramonti che solo l’Africa australe sa regalare. Una delle cose che sorprende i turisti è la presenza di alcune colonie di pinguini. In determinate calette, raggiungibili con una breve passeggiata, è possibile sedersi sulla spiaggia e lasciarsi letteralmente circondare da questi simpatici animali, ormai piuttosto indifferenti alla presenza dell’uomo. Non è necessario consultare la cartina per rendersi conto di essere arrivati in un lembo di terra estremo. Si respira l’aria di una frontiera aperta sull’infinito: di fronte c’è solo un mare immenso che divide il Capo dall’Antartico. Gli ultimi metri si percorrono a piedi. Lasciata la moto, si risale un sentiero che, fra una terrazza panoramica e l’altra, porta fino al faro. La vista è spettacolare e il luogo davvero emozionante. I punti panoramici sono parecchi e altrettante le occasioni per scattare qualche foto, ma sono pochi quelli che resistono alla tentazione di farsi fotografare davanti al mitico cartello che reca la scritta Cape Point. Il profilo della costa est si perde nella profonda insenatura di False Bay prima di regalare un colpo d’occhio sulle scogliere lontane del Capo Aghulas, il vero punto più a sud d’Africa.

Si ritorna suoi propri passi fino a Muizemberg, dove s’imboccano i seicento chilometri di meraviglie della Garden Route, che si snodano come un serpente, offrendo  a ogni contorsione scorci  sempre nuovi di una costa mai uguale a se stessa. Un piacere percorrerli in moto. Lo spettacolo è continuo e cangiante: lagune, dune, i profili montuosi del Karoo e poi sabbia bianca mescolata ad acqua cobalto, dove i surfisti  si perdono come puntini nell’infinito; villaggi coperti di salmastro; le foreste di Knysna e la baia di Plettemberg. I paesaggi della Garden Route mettono tutti d’accordo, chi cerca l’Africa selvaggia e chi non può mancare quattro pieghe a pelo d’Oceano. Per entrare con gradualità in questo palcoscenico naturale s’imbocca la N2, che disegna la costa orientale dell’Africa lambita dall’Oceano Indiano. La prima tappa è Hermanus, la capitale mondiale del Whale Watching da terra (da settembre a dicembre). Ammirare le evoluzioni dei grandi cetacei a pochi metri dalla riva ha lo stesso fascino di una visita al parco Kruger. Lungo Walker Bay c’è perfino il banditore che passeggia avanti e indietro e suona il corno per annunciare la presenza dei grandi mammiferi nella baia. Pochi chilometri più a sud, a Gangsbaai, si provano emozioni anche più forti con lo squalo bianco, a bordo di una barca o in immersione all’interno di una gabbia.

Mossel Bay: profumo di oceano e tranquillità. Il motto del villaggio di pescatori è no hurry no worries. All’altezza di George si passa ai piedi delle montagne Outeniqua, ancora una manciata di chilometri ed ecco Knysna, che vanta i panorami più spettacolari della Garden Route: da un lato la laguna incorniciata dai monti del Karoo e dall’altra l’oceano indiano che si frange ai piedi delle vertiginose scogliere rosse. Spettacolare vedere il largo estuario del fiume Knysna che, passando tra due promontori rocciosi, detti The Heads, sfuma nel mare, dove non è raro vedere balene e delfini. Costante, fisica, simbolica, immensa, la presenza dell’oceano. Poi, doppiata la penisola Robberg, una riserva naturale, si apre la baia di Plettemberg, la meta più glam della Garden Route. Lo stesso spirito cool di Cape Town, ma con l’esclusività di una Portofino per pochi intimi. Plett, per gli habituè, tra cui il tycoon Richard Branson. Davvero piacevole girellare per Plett. A pranzo il sushi di Fu.shi, ma alla sera il top è il ristorante fusion con terrazza vista mare. Da Plett in poi il paesaggio cambia, lo spazio tra le montagne e il mare si assottiglia, il clima si fa più piovoso. La N2 taglia il Tsitsikama National Park, una delle più antiche foreste del pianeta, e arriva fino a Port Elisabeth, con le sue spiagge battute dalle onde cavalcate da esperti surfer con fisico da big gym…

Da qui a Port Elizabeth, dove lasceremo la moto, il passo è breve. Sono gli ultimi chilometri di orizzonti lontani e lunghi rettilinei da fare con la voglia di non fermarsi mai.

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