Documentario meritevole sul mondo del surf, che sposta molto in avanti le tecniche di ripresa di questo spettacolare sport che ha sempre affascinato cineasti e cinefili. Per una volta, non un film giovanile e giovanilista, ma l’esperienza di due cinquantenni che, dopo una vita dedita a questa passione, non smettono la ricerca dell’Onda Perfetta, il nirvana per questo genere di sportivi.

Produzione: Australia

Anno: 2012

Genere: Documentario, Sport, Azione

Regia: Justin McMillan, Christopher Nelius

Sintesi del comunicato stampa, per presentarlo:

La ricerca della tempesta perfetta ha portato Tom Carroll (due volte campione del mondo di surf), Ross Clarke-Jones (pioniere delle “big wave”) e la filming crew al loro seguito nei luoghi più esotici e remoti del pianeta, in una corsa contro il tempo per surfare e dominare questi mostri della profondità. In questa nuova missione si sono concentrati sul continente australiano, viaggiando per oltre 17.000 km per 4 mesi, fino a scoprire la location di un’onda mitologica a 25 km dalla costa, chiamata Turtle Dove Shoal, mai surfata da nessuno in precedenza. Compagno di viaggio il metereologo Ben Matson che li ha aiutati a localizzare le tempeste che producono queste onde spaventose. Sono state impiegate 26 telecamere 3D, rendendo questa produzione unica nel mondo del surf filming. Altro tratto distintivo di questa pellicola è la colonna sonora, firmata da Richard Tognetti (surfer abile e appassionato) dell’Australian Chamber Orchestra e Michael Yezerski, unendo orchestrazioni classiche a strumenti moderni per creare una composizione in crescendo che accompagna le straordinarie onde in cui gli Storm Surfer trovano se stessi.

Shipsterns Bluff.

Quando si parla di surf non si può fare a meno di pensare a “Un mercoledì da leoni” (John Milius, 1978) e a “Point Break” (Kathryn Bigelow, 1991). Ce ne sono anche altri, ma quei 2 sono i film di fiction più famosi e probabilmente più belli. Se invece pensiamo a un documentario sul surf, quindi più direttamente confrontabile con Storm Surfer 3D, bisogna obbligatoriamente citare “Morning of the Earth” (Alby Falzon, 1972), vero apripista del filone (sia docu che fiction), film di culto per generazioni, composto quasi esclusivamente da immagini (moltissime in ralenty) e musiche che diventarono la colonna sonora dei surfisti di tutto il mondo. Furono film che crearono dei miti, basti pensare a Bodhisattva (Patrick Swayze in un’interpretazione da Olimpo) in Point Break; già solo un nome così, richiamante la filosofia buddista, spiega in quale “dimensione” non comune si trovano, personaggio e film. C’era in essi certamente la spettacolarità di questi funamboli di marosi, ma soprattutto quello che restava in mente era il loro spirito, la brama di vivere pericolosamente uno sport che spesso riverberava un vivere pericolosamente la vita ad ampio spettro, il loro rapporto con questo elemento della natura che è il mare nel momento che esprime la sua potenza devastante. Il mantra era la ricerca dell’Onda Perfetta, in essa si poteva anche morire realisticamente appagati e felici. Tutte cose difficili da esprimere, soprattutto se non si è drogati di adrenalina come loro.

storm surfers 3d locandina

Storm Surfers 3D è invece un film che definirei concreto. Ross e Tom non sono certo privi della follia su descritta, hanno vissuto giovinezze esuberanti, ma dopo tanti anni, con famiglia e figli, la controllano. I rischi sono sempre alti, soprattutto perché sono specialisti appassionati delle grandi onde, quello è il solo surfing che gl’interessa fare in giro per il mondo (Australia, Tasmania e Hawaii soprattutto), però operano con una crew numerosa ed attrezzata. Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che la loro ricerca li spinge spesso in mare aperto (e sono mari pieni di squali, nel film non vengono mai citati ma è così). Moto d’acqua per il traino e, a supporto, barca di base o elicottero. Per il film si sono aggiunti numerosi sub come operatori di macchina. Tutte precauzioni che gli hanno salvato la vita in diverse circostanze.

Film ribadisco concreto, sportivo anzitutto e quando c’è di mezzo la Red Bull tra chi finanzia non può che essere così. I due protagonisti parleranno della loro vita passata oltre che di quella presente, ma non è che abbiano poi fatto chissà quali cose pazzesche in gioventù. Il surf non per questo diventa uno sport per impiegati con la panzetta, intendiamoci, meglio che continuino ad andare al golf club o alla bocciofila, comunque torna tra i “comuni mortali” che sono semplicemente degli appassionati viscerali e non sono (né vogliono passare per) eroi o mistici. Portare la figlia a scuola, poi partire con una tonnellata di materiale in aereo solo per prendere determinate onde in un certo luogo a una certa ora, ecco una scena emblematica. È una cosa che mi ha lasciato un attimo perplesso alla fine della visione, anche perché arrivavo con in testa i film citati, poi più a freddo ho invece apprezzato.

Tom Carroll and Ross Clarke-Jones.

Punto di eccellenza sono senza dubbio, e valgono il biglietto per goderle sul grande schermo, le eccezionali riprese in mare in 3D, quasi tutte mostrate in velocità reale. Sono così belle che, da cinefilo, avrei apprezzato anche vedere un po’ di preparazione di operatori, registi, quando hanno fatto e come lo hanno fatto. Documentare anche i documentaristi, questa sarebbe stata un’ottima idea per intervallare le scene in mare, invece che qualche lungaggine sulla vite private di Tom e Ross, così splendidamente “normali” che si potevano descrivere in meno tempo.

Visione consigliata a tutti i tipi di addominali, tartarughe o panzette che siano.

Surfer: Tom Carroll