Wenders, con la sua mostra “America”, ci regala un grande insegnamento. Le sue immagini racchiudono storie. Basta trovarsi davanti alla prima foto per rendersene conto.
Negli scatti il tema principale non sono le persone, ma i luoghi.
Luoghi dove è successo o sta succedendo qualcosa.
Si capisce perché Wenders indichi in Edward Hopper la sua fonte di ispirazione, definendo i suoi quadri come “inizi di storie”.

Il filo conduttore è chiaro: “Anche se fotografo rigorosamente luoghi, alla fine, il mio interesse è rivolto all’umanità.”
Le sue foto vanno lette, non guardate.

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Ed è cosi che ho giocato con le immagini.
Mi sono soffermato davanti a ogni foto cercando di capire e di cogliere quei dettagli che ne raccontassero la storia.
Consiglio a tutti di fare la stessa cosa. Guardate prima le foto e leggete dopo la didascalia. Ogni volta, ne resterete sorpresi.

I paesaggi danno forma alle nostre vite, formano il nostro carattere, definiscono la nostra condizione umana e se sei attento acuisci la tua sensibilità nei loro confronti, scopri che hanno storie da raccontare e che sono molto più che semplici luoghi.”

Quando poi il “luogo” raffigura in oltre quattro metri di stampa Ground Zero tutto diventa più forte e chiaro.
Le cinque stampe di New York sono il gran finale della mostra, con una stanza dedicata e un grande pannello che spiega come Wenders abbia potuto scattare quelle immagini grazie all’amicizia con l’unico fotografo autorizzato dal sindaco di New York ad accedere a Ground Zero nei mesi successivi all’attentato, una sorta di storia nella storia.

La mia immagine preferita? Difficile dirlo.
Sono rimasto molto colpito da questa immagine:

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forse perché parlando sempre di cinema mi ha ricordato le scene iniziali del film Interstellar, ambientate in una “campagna” molto simile a quella rappresentata nello scatto di Wenders.

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La mostra sarà a Villa Panza (Varese) fino al 29 Marzo.
Se vi capita, vale la pena andarci.