Dopo Davide Oldani, che dieci anni fa ha preferito una cascina in periferia, per una cucina Pop, fatta di semplicità e materie prime umili, per aprire il suo D’O, molti altri chef stellati hanno scelto il concetto di bistrot, interpretato da ognuno in modo diverso: lo storico Chic ‘n Quick di Claudio Sadler a Milano, il Cibreino a Firenze, La Piola del tristellato Enrico Crippa ad Alba, il 12 & 24 di Enrico Bartolini (nel Devero Hotel di Cavenago) o il raffinato Café Trussardi, in Piazza della Scala a Milano.

Un altro che ha anticipato i tempi è Marco Fadiga, allievo bolognese di Marchesi, nel 2003 ha optato per “un locale semplice ma non banale, informale il giusto, che dia alla gente la sicurezza di non pagare troppo”. L’ha chiamato Bistrot.

Ancora dopo, Le Calandre, il tre stelle di Massimiliano Alajmo: da otto anni, al suo fianco, c’è Il Calandrino: stessa ricercatezza a prezzi più abbordabili.

Anche “Da Vittorio”, gestito ormai da anni dai figli, dopo aver raggiunto le tre stelle, ha inaugurato da poco il primo bistrot, Vicook, a Orio al Serio: moderno, aperto anche a chi non parte o arriva, con un servizio veloce; cucina contemporanea di qualità a prezzi corretti.

Aprirà tra poche settimane a Milano il nuovo locale di Carlo Cracco, la “Segheria di Carlo e Camilla“, che avrà un menù “di piatti genuini e alla portata di tutti, libero dall’ansia di giudizi e critiche”.

Il nome è curioso, Segheria, perché lo era sino a pochi mesi fa, in via Meda, zona Navigli. Carlo è il nome di Cracco, vero innovatore della cucina italiana e giudice di Masterchef. Camilla è il modo divertente per completare l’insegna: la moglie si chiama Rosa.

A parte questo, La Segheria di Carlo e Camilla segna un passaggio importante di uno dei più famosi cuochi italiani. Sarà un locale per centinaia di coperti con un “bancone” per far sedere un’ottantina di persone. Design, zona bar e una cucina “accessibile, di qualità e a prezzi interessanti”, dice lo chef più amato dalle italiane.