Ogni carriera artistica è soggetta ad alti e bassi e non è inusuale che le persone che intraprendono un percorso lavorativo di questo tipo lo affianchino a un altro più rassicurante da un punto di vista economico.

Questo bisogno di tranquillità mi ha portata per esempio a gestire gli studi artistici e il lavoro creativo parallelamente a un impiego part time: in passato il lavoro presso il Servizio Clienti di un noto quotidiano fu anche lo spunto per un blog cinico, che mi ha tenuto compagnia per un po’ di tempo. In questa ottica ho accolto l’invito di Paper Project a partecipare all’open day di Page Personnel.

Per prima cosa ho voluto sciogliere un dubbio che riguarda l’impatto che ha sui selezionatori una candidatura per un impiego part time e Gianluca, il recruiter che ho affiancato in una mattinata di lavoro, ha smentito questo timore: il mondo del lavoro mostra una nuova attenzione, in particolare per le donne, e questo tipo di richieste non sono discriminanti e non vengono interpretate come mancanza di volontà.

Altro fattore interessante è la crescita dei lavori legati all’e-commerce, un settore che trova diversi punti in comune con le competenze di molti creativi.

Infine, grazie a uno studio condotto da Page Personnel, ho potuto approfondire una questione molto dibattuta, ovvero quella del lavoro temporaneo, che mi è sembrato un ottimo compromesso per chi cerca di sanare un periodo di magra. A motivare questa scelta anche la gratifica del cambiamento che è in atto per la scelta di ruoli qualificati. Infatti dalla ricerca emerge che il numero di lavoratori temporanei, i quali accettano incarichi che richiedono livelli di capacità medio-alti, è in crescita.

Tutte notizie incoraggianti per chi teme di non poter vivere di sola arte, ma quella secondo me più importante e con la quale voglio motivarvi è un’altra: i selezionatori non sono le fredde creature che abbiamo sempre immaginato! Sicuramente svolgono con precisione la loro mansione e sono incredibilmente preparati, ma sono persone vivaci, curiose e piacevoli. Presentandosi a un colloquio in preda al panico quello che si comunica delle proprie potenzialità potrebbe essere penalizzato. Alla fine vogliono solo trovare l’incastro perfetto per soddisfare sia chi si candida sia chi il lavoro lo offre, come non apprezzarlo?