Non fumo. Maledetta me, non fumo. In compenso bevo tanto caffè, in quantità così generose che, ormai, invece di ringhiare come effetto collaterale ho acquisito un pacifico sorriso sardonico.
È uno di quei vizi di cui meno vanto, insieme a quello di non dedicarmi ad alcuno sport. Ma niente mi sarebbe piaciuto come il fumo. Tutte attività e non-attività, peraltro, poco salutari e non propriamente caldeggiate dai medici.

Ci sono momenti in cui guardo con invidia agli amichetti che mi sbuffano la nuvoletta di fumo addosso, sento il mio sguardo luccicoso su di loro pieno di brama e sospiro con tristezza aria pulita. Ma, niente, il colpo di tosse con minaccia di soffocamento mi ha presto scoraggiata e ho dovuto abbandonare il proponimento. Mi sono arresa. Talvolta rollo le sigarettine, così come consolazione, mentre i suddetti amichetti mi guardano con compatimento amorevole facendomi pat-pat sulla schiena.

Di notte sogno Atlantidi in cui ogni abitante fuma e si compiace di quel gesto che, attraverso quella sacra abitudine al movimento, scarica tensioni. Mi beo, pensando che sarebbe un mondo migliore con qualche colpo di tosse in più e l’aria meno pulita, se si esclude lo smog.

Sarà per questa recondita ammirazione per il vizio (e qua non specifico del fumo) che, leggendo libri, mi soffermo qui e lì su scene in cui la sigaretta prende le parti di una protagonista silenziosa, ma vigile e attenta. Sta lì, ferma, occhieggia tra un dialogo e l’altro dei personaggi, ti lancia un messaggio che è una descrizione di atmosfere e di stati emotivi.

La sigaretta è una di quelle minuzie che ti scaraventa nel vivo di una scena, fa da legante tra un mondo che fino ad allora era solo immaginato con quello reale, crea uno sfondo tangibile e impressivo. È proprio in quel momento che percepisci i movimenti dei personaggi in un’altra dimensione e ricordi le scene come fossi in un film. Si forma una strana alchimia: lo sguardo dello scrittore si sofferma sui gesti e non solo sulle parole, come se in quel momento una frase potesse essere allo stesso tempo un succedersi di lemmi caratterizzati da senso compiuto e bellezza, ma anche una macchina da cinepresa in grado di cristallizzare un’azione e consentire alla tua memoria di ripescarla perché sei stato in grado di figurartela. Tu quella scena l’hai vissuta, eri uno spettatore vivo, presente, invisibile e senziente, lo scrittore ti ha messo al muro e ha disposto sotto i tuoi occhi le cose con ostinatezza. I dialoghi, i pensieri, le parole, le passioni, i drammi dei tuoi protagonisti avevano un palcoscenico vivido e vero.

Ed è bastata una sigaretta per fare scattare la magia della letteratura, che ha saputo unire la bellezza della parola descrittiva con quella dell’immagine. E tutti noi sappiamo quanto vale un’immagine e quanto vale l’immaginazione che, come diceva Leopardi, è la prima fonte della felicità umana. I protagonisti non solo parlavano, stavano aspirando fumo da una sigaretta e lo facevano con un’espressione che noi facilmente riusciamo a ricostruire. Quella sulla carta era un’idea, di platonica memoria, e non siamo riusciti a darle forma e sostanza.

Ma forse la sola presenza della sigaretta non basta a spiegare il valore di un gesto che può essere fatto in modi diversi (e qui la sigaretta elettronica apporterà novità sensibili), in occasioni diverse ed è così ritualistico che permette di intuire pensieri e opinioni. C’è chi fuma per attendere, chi per riflettere, chi per noia, chi per osservare, chi per chiosare il piacere di un buon pranzo o di una notte d’amore.

Forse per questa strana fascinazione davanti a queste scene da libro di sacro ozio da tabagista mi sono sciolta e ho condannato con ferocia il mio igienismo (vale solo per il fumo) mentale.

 

Una sigaretta per ringraziare

Lei gli tese la scodella di metallo piena di un liquido tiepido che sapeva di cavolo. L’uomo la afferrò con entrambi le mani tremanti, posò la bocca sull’orlo e bevette a lunghi sorsi, fermandosi solo per prendere fiato, e quando ebbe finito emise un sospiro di benessere.

“ Va meglio?” domandò il soldato.

Era lo stesso che la sera prima li aveva cacciati dalla stazione, ma i raggi del sole nascente addolcivano il suo volto da centurione truce. Gabriel si ricordò di avere in tasca delle sigarette e gliele offrì. I due uomini fumarono un momento in silenzio mentre Florence tentava invano di infilarsi le scarpe.

Suite Francese

 

Una sigaretta per attendere

Mezz’ora dopo Liliana non era ancora giunta. Otello l’attendeva passeggiando lungo il marciapiede, spingendosi ai capi della strada per scoprirla di lontano. Ha acceso due sigarette una dopo l’altra.

Cronache di poveri amanti – Vasco Pratolini

 

Una sigaretta per spiegarsi

Ella ha voluto riproporre a se stessa e a Mario tutti gli interrogativi ai quali, da mesi, si sono dibattuti per illuminarsi a vicenda sui propri sentimenti. E non hanno trovato nulla che infirmasse il valore delle risposte che si erano dati. Infine – ella stava di spalle contro un platano, la nuca inclinata verso l’albero, gli occhi a guardare il cielo; ed egli davanti a lei, colla sigaretta accesa e lo sguardo sul viso.

Cronache di poveri amanti – Vasco Pratolini

 

Una sigaretta per desiderare

Sulla superficie del latte galleggiarono le macchie dorate del burro: formavano bollicine giro giro. Elisa si chinò per attirarle con le labbra, e poi succhiare. Fu una mossa spontanea che eccitò Carlino. Già egli la guardava con occhi diversi: si sentiva sazio e agile come avesse riposato tutta la notte. Aspirava la sigaretta indugiando lo sguardo su Elisa, sul suo seno sciolto sotto la veste leggera, sui suoi avambracci dove una peluria lievissima suggeriva l’idea di una carezza.

Cronache di poveri amanti – Vasco Pratolini

Finisco un libro con la voglia di fumarmi una sigaretta.

 

  • Coffee and Cigarettes Cate Blanchett
  • coffee and cigarettes nei libri
  • Tom Waits Coffee and cigarettes
  • Bill Murray

 

“And I’m talking to myself at night/ Because I can’t forget/ Back and forth trough my mind/ Behind a cigarette

The White Stripes – Seven Nation Army