Eccomi finalmente a New York, tappa obbligatoria per chi, come me, ama lo shopping ed è sempre a caccia dell’affare. Non c’è altro posto al mondo in cui lo shopping mi abbia dato tanta soddisfazione, amo New York in modo particolare.

Come sempre il tempo a mia disposizione è stato poco, ma sono comunque riuscita in due giorni a svaligiare la città, visitando tutti i negozi più interessanti, così come ho giò fatto in giornata a Londra.

Ecco il resoconto delle mie prime 24 ore di shopping a New York.

La giornata è iniziata con la sosta obbligatoria da Starbucks, con caffè americano, brownies e vista su Spring St., una delle più famose vie dello shopping del quartiere di Soho, in attesa dell’apertura dei negozi alle 10 del mattino.

Prima tappa Papyrus che, come dice il nome, vende per lo più biglietti, agende e oggetti di carta. Beh, non sarei più uscita: porta iPhone, agende, gadget di qualsiasi tipo con pattern stupendi. Mi approccia un commesso e mi mostra il libro più venduto. Beh, ora sono ufficialmente innamorata di questo negozio!

Subito accanto c’è Sur le Table, negozio per gli appassionati di cucina. Compro delle cocotte per servire la mia zuppa di zucca. Hanno proprio quella forma, fanno venire già l’acquolina in bocca. Sarei stata dentro ore, ma devo andare perché le tappe sono molte e il tempo vola via.

Parliamo di Victoria’s Secret e di quanto questo marchio abbia fatto per le donne. Le donne come me, mediterranee ovunque tranne che in un punto… dai avete capito. Victoria per me ha fatto molto, per questo non manco mai di comprare almeno un paio di capi per il mio guardaroba. Come intimo per me non ha rivali.

Arrivo da Sephora. Brava che scoperta. Però qui in America vende prodotti che in Italia non si trovano. E, in particolare, vado a caccia della bb cream perfetta, che mi farà apparire favolosa in ogni circostanza. Beh sembra che io l’abbia trovata, o meglio, lei ha trovato me visto quello che l’ho pagata. Come si dice in questi casi, chi più spende meno spende: non voglio certo fare economia su prodotti che mi metterò sul viso tutti i giorni.

Passo anche dalla libreria. Che non sembri che sono una che non si interessa di cultura! Ovviamente scelgo quella giapponese, Books Kinokuniya, e compro tantissimi fumetti che in Italia non sono editi. Ecco questo potevo ometterlo per continuare a sembrare adulta almeno per qualche riga…
Scherzi a parte, ho fatto tappa anche da Barnes & Noble, praticamente il paradiso per gli amanti della lettura. Ci ho speso un paio d’ore e ho comprato un sacco di romanzi su sexy vampiri bellissimi demoni. Vabbè dai, se fossi stata laureata in fisica nucleare non vi avrei parlato di shopping. Se volete consigli su libri seri da leggere, li trovate su un’altra rubrica.

Già che sono a Columbus Circle e inizio ad avere fame, mi fermo da Whole Foods, la più grande e invitante gastronomia che io abbia mai visto. Si può comprare qualsiasi cosa e gustarla direttamente lì, oppure portarla a casa. Io faccio scorta di sushi e pranzo a Central Park, rilassandomi sul prato prima di affrontare il secondo round di shopping pomeridiano.

Dopo una breve siesta, arrivo quindi sulla 5th partendo ovviamente dall’Apple Store più famoso al mondo. Qui compro il gadget del momento, l’Up di Jawbone, un bracciale di ultima generazione che misura la tua attività fisica, la qualità del tuo sonno, ma anche il tuo regime alimentare. Insomma, ti aiuta a controllare quanto è sano il tuo stile di vita. Non è per me, ovviamente, ma per un amico. Io preferisco non sapere.

Passeggiando sulla 5th mi sono quindi fermata da Hollister per soddisfare il mio fabbisogno annuale di felpe e polo.

Altra tappa obbligatoria per l’abbigliamento è Uniqlo, dove si possono comprato tutti i pezzi base del guardaroba: maglioncini, magliette, pantaloni, cotone e cachemire, insomma, i capi evergreen che ognuno di noi dovrebbe avere nell’armadio.

A questo punto, dopo essermi fatta tutta la 5th Avenue, ormai distrutta, mi sono fermata a cenare da Shake Shack, famosa catena di fast food americana che offre ottimi hamburger. Mi sono rinfrescata con una dissetante lemonade, che qui va tantissimo, e mi sono goduta ogni singola caloria del mio pasto, cullandomi nell’illusione di mettermi a dieta una volta tornata in Italia.

ny