C’è una zona di Milano alla quale sono molto affezionata poiché, nonostante non abbia mai abitato in quel quartiere, per alcuni anni ne ho seguito le vicissitudini collaborando con la redazione giovani di Quattro, il loro giornale gratuito. Quando ho ricevuto l’invito per l’inaugurazione di un nuovo negozio della catena Share in Viale Umbria, secondo punto vendita di Milano e il terzo in Lombardia, ho partecipato con enorme piacere.

Per prima cosa vi racconto il progetto: Share nasce da un’idea della Cooperativa Vesti Solidale del Consorzio Farsi Prossimo, realizzato grazie al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Peppino Vismara ed è sostenuto da UniCredit Foundation attraverso il Bando UniCredit Carta E 2014. “Abbiamo iniziato due anni fa in via Padova, era una scommessa. Oggi è un progetto imprenditoriale che funziona”, ha detto Carmine Guanci di Vesti Solidale.

È stato scelto in quanto si è distinto come Impresa Sociale di qualità, definito un “ottimo connubio tra business e solidarietà”. Il primo punto di forza è la scelta di dare una seconda vita a prodotti che, diversamente, sarebbero stati buttati nonostante il loro enorme potenziale (infatti, gli abiti scelti per la vendita sono tutti capi di qualità e in perfette condizioni, provenienti da diverse città d’Italia e dalle principali capitali europee come Parigi, Berlino e Amsterdam) e rivenderli a prezzi accessibili a tutte le tasche (nel listino non si superano i 12,50 euro). Il secondo punto consiste nell’investimento dei profitti in progetti socialmente utili: i proventi dell’attività economica dei negozi Share vengono reinvestiti a favore di persone svantaggiate, nel caso del nuovo punto vendita saranno destinati al progetto “Share the difference” del quale beneficeranno gli adolescenti con disagio psichico, attraverso laboratori che si terranno all’interno del Policlinico di Milano con la collaborazione della cooperativa Filo di Arianna (anch’essa parte del Consorzio Farsi prossimo).

Per la conduzione sono state assunte tre donne di diversa età che erano alla ricerca di un’occupazione regolare, che vanno ad aggiungersi ai sei posti di lavoro già creati con gli altri due negozi, inoltre i curatori del progetto sperano di poter assumere un’altra persona in quest’ultimo punto vendita quando sarà avviato.

Il negozio oltretutto era sfitto da diverso tempo, quindi gli abitanti della zona sono contenti di vedere finalmente questo spazio riprendere vita. In definitiva, sono in molti a beneficiare di questa iniziativa.

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Il riciclo caratterizza anche l’arredamento: da appassionata di decorazione d’interni sono rimasta colpita dall’ambiente, curato dall’architetto Stefano Cellerino, dove il verde brillante del logo ricompare su alcune pareti, accompagnato dai colori primari di alcuni arredi e dell’allestimento e dove la modernità si affianca ai pezzi di recupero quali carrelli, stand e una vecchia pesa coperta con un cuscino. Infine il mio animo craft si è innamorato dei fantastici lampadari realizzati con i cerchi in metallo delle ruote di bicicletta dipinti di bianco, nati da un’idea dalla visual Valentina Bigliani, che da tempo lavora nell’ambito dei progetti solidali.
Io ho ceduto subito alla tentazione di un acquisto: per 10 euro mi sono aggiudicata un bellissimo smanicato firmato Pennyblack, decisamente nel mio stile e fortunatamente della mia taglia.
Sicuramente vale la pena fare un giro, perché sostenere questo progetto ha delle ripercussioni positive sull’intera comunità. Il benessere del guardaroba è un piacevole effetto collaterale.

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