Terra leggendaria, rimasta a lungo selvaggia. Fino ai primi dell’800 gli unici europei a vederne le meraviglie furono pochi esploratori provenienti dalla California per conto di diverse corone. Andavano per mare ed erano più preoccupati di monitorare le attività dei Russi che scendevano lungo la costa dell’Alaska. Era il 1805 quando venne svelato per la prima volta il fascino del Columbia River Gorge, la lunga gola scoperta durante la spedizione di Meriwether Lewis, segretario personale del presidente Thomas Jefferson, e del suo amico William Clark.

La potenza scultorea dell’acqua ha disegnato il grande canyon che taglia la nera colata di lava preistorica, al confine tra l’Oregon e lo stato di Washington, nell’Ovest americano. Vulcani, pareti verticali che precipitano per centinaia di metri, imponenti cadute d’acqua, verdi e fitte foreste pluviali. Ogni duecento metri una cascata e un’emozione diversa. Il pulviscolo formato da invisibili gocce d’acqua ricrea i colori dell’arcobaleno: l’indaco e l’arancio si mescolano con il verde della natura.

Le orme dei primi esploratori si possono oggi seguire a piedi, in skateboard, con i roller blade, in bicicletta percorrendo il vecchio tracciato costruito tra il 1913 e il 1922 dai pionieri con l’aiuto di ingegneri italiani, oppure, più comodamente, in auto lungo la Columbia River Scenic Highway.

Il monte Hood (3417 metri) con il suo cappuccio innevato fa da quinta alla cittadina di Hood River, centro turistico della zona, nonché punto di ritrovo dei surfisti che arrivano da tutto il continente per volare sulle acque del fiume spinti dal vento che s’incunea nel canyon. Qui il Columbia Gorge è ancora ampio e solare, il fiume placido. Poi tutto cambia. La gola si fa più severa. Le cascate incalzano. Scendono spumeggiando lungo le pareti del canyon. Disegnano arabeschi tra le rocce. Dalla Scenic Highway partono i sentieri che permettono di apprezzare i suoni e i colori creati dall’acqua. In primavera percorrendo l’Eagle Creek Trail, le orecchie si riempono di un rombo costante. Ecco Multnomah Falls. Un salto nel nulla. 192 metri di altezza. Il bianco spumeggiare della cascata spicca sulla parete rocciosa virata nei toni del rosso e ombreggiata da alberi secolari. Le pietre miliari sulla strada sono ingentilite dal muschio. Le felci crescono in ogni piccola nicchia. Sugli aceri spuntano le prime foglie e il sole brilla tra germogli. A Crown Point si osserva il panorama ampio e maestoso  del fiume e si scattano le foto migliori, soprattutto al tramonto.

Alla confluenza del fiume Columbia con il Willamette c’è Portland, sofisticata e colta. Abitata un tempo solo dai cacciatori di pelliccia che arrivavano da Fort Vancouver, divenne un centro mercantile e oggi mantiene una vocazione per gli scambi di merci e di culture. Ma anche di idée e di tendenze.

Una digressione di una quarantina di miglia permette di raggiungere il cuore della cultura vinicola oregoniana e trovarsi circondati dalle vigne. E’ un paesaggio sereno, caratterizzato da fughe di colli e dalla geometria dei filari che in alcuni casi, per vezzo o per adattarsi in modo fluido al terreno, si piegano in curve inconsuete (ne abbiamo viste perfino di circolari).

E’ il Pinot noir la miglior espressione di questo territorio: qui si possono trovare vini molto più eleganti rispetto a quelli californiani, con una buona finezza e capacità d’invecchiamento. Con poche eccezioni, sono il risultato di produzioni limitate nella quantità, realizzate da cantine a conduzione semi-familiare. Le vineyard di maggior interesse si trovano concentrate in un triangolo ideale che fa capo alle cittadine di McMinville, Yamhill e Newberg. Archery Summit è stata spesso definita la Rolls Royce dei Pinot noir dell’Oregon e Anna Matzinger  l’enologa, ha pochi dubbi << le nostre vigne crescono sul terreno più vocato della regione, le leggendarie Red Hills di Dundee, il nostro obiettivo è fare i migliori Pinot neri al mondo>>. Di una bellezza straordinaria il setting di Domaine Serene, altra cantina di alto profilo creata nel 1989 da Ken e Grace Evenstad.

Se doveva essere un giocattolo è ben presto diventata la loro missione. Il risultato si può giudicare degustando il loro Evenstad Reserve Pinot noir, di classe stellare. Superbo anche lo Chardonnay, vitigno che raramente trova espressioni degne di nota da queste parti.  Bella la strada che conduce a Yamhill, lungo la quale si trovano un paio cantine storiche assolutamente imperdibili: Adelsheim e  Erath. Prima di rientrare a Portland per riprendere il corso del fiume Colunbia, ecco la graziosa e vivace cittadina McMinnville.

Seguendo l’estuario del fiume si raggiunge Astoria, dimore vittoriane e atmosfera di tempi andati: la  costruì a partire dal 1811 John Jacob Astor, facoltoso commerciante di pellicce newyorkese che cercava una base commerciale sulla costa. Da qui ci si immette su un altro dei tracciati stradali più belli d’America. E’ il tratto più spettacolare della mitica Highway 101 che percorre tutta la West Coast americana dal Canada al Messico. Si snoda come un nero serpente lungo la costa, offrendo ad ogni contorsione scorci  sempre nuovi di una scogliera mai uguale a se stessa. Lo spettacolo è continuo e cangiante.

Procedendo verso Sud il litorale si fa scosceso. Baie, scogliere, immense spiagge di sabbia dorata, faraglioni e fari dove si può anche pernottare.

Cannon Beach, è il regno della salute e del benessere, dello sport e della new age. Chilometri di arenili sabbiosi interrotti da promontori di basalto e “tidal pool”, le pozze d’acqua lasciate dalla marea dove trovano rifugio ogni sorta di creature marine. Sulla spiaggia si passeggia sprofondando nella sabbia molle o ci si lancia in folli corse con i tricicli da spiaggia lungo la striscia compatta del bagnasciuga.

Newport ha un centro storico vivace, un mercato del pesce colorato e chiassoso e ospita l’Oregon Coast Aquarium.  Dall’alto delle scogliere di Yachats si possono avvistare le masse imponenti delle balene, mentre nelle aree sabbiose intorno a Cape Perpetua, s’incontrano i leoni marini, pacifici e sornioni. Dal Cape verso Florence si sfiora il faro Heceta Head, il più bello. Tetto rosso e mura candide, imponente e delicato. Coos Bay: cinquanta miglia di dune vive, in continua trasformazione, un paradiso per le passeggiate, i bagni di sole e la contemplazione della natura.

Se la costa è spettacolare l’entroterra non è da meno. A tre ore dal mare c’è Crater Lake. Il cono del vulcano custodisce il blu, il cobalto e il viola stinto del lago.  Per la trasparenza dell’aria, pura e brillante, i colori sono vivi, carichi, saturi. Quasi violenti. Una strada panoramica percorre l’orlo del cratere e un breve sentiero conduce al punto più alto, dove sorge una torre d’avvistamento del Servizio Forestale. Da qui lo sguardo vola per chilometri in ogni direzione rivelando persino la catena di vulcani innevati che caratterizza l’orizzonte del Far West: Shasta, St. Helens, Mt Hood, Rainier, colossi di ghiaccio dal cuore di fuoco. Testimonianza impressionante di potenza creativa della natura.

www.domaineserene.com
www.erath.com
www.archerysummit.com
www.adelsheim.com
www.oregon.com