Esisteva un tempo lontano in cui i vampiri facevano paura. Poi è arrivato Twilight Saga. Esisteva un’epoca remota in cui gli zombie facevano versi spaventevoli e terrificanti.

Poi è arrivato L’alba dei morti dementi. Vi erano mondi, di cui si è persa memoria, in cui le streghe sorridevano con un ghigno crudele e vantavano un naso adunco. Poi è arrivata Sabrina, vita da strega.

Insomma, fino a poco tempo fa, vi erano (il passato è ormai d’obbligo) personaggi creati dalla fantasia degli scrittori che non avresti mai voluto incontrare. E alcuni di questi sarebbero stati facili da individuare, almeno all’apparenza. Ma le mode cambiano e anche i gusti verso l’orrido e lo spaventoso sono regolamentati dalla stessa legge dell’universo. Una legge dalle conseguenze tragiche e irrevocabili, di cui a farne le spese è, ahimé, anche la più famosa delle notti da brivido.

Fino a qualche anno fa chi avrebbe mai pensato che un vampiro sarebbe arrivato nella top ten dei desideri erotici delle donne? Dracula avrebbe avuto senz’altro un rigurgito di orgoglio e Bram Stoker un’espressione di delusione immaginando che la descrizione di quell’essere esangue, dai denti affilati e il volto scavato, potesse scatenare gli interessi di orde di donne dallo sguardo languido e per niente orripilate. Del resto già Mel Brooks aveva riscoperto il fascino nascosto di Frankestein: un omone di poche parole, dal volto rassicurante e con l’ulteriore pregio di avere un cervello ab-qualcosa. Dalla sua aveva almeno la simpatia, caratteristica un po’ meno spiccata negli allegretti morti viventi di The Walking Dead o nei protagonisti dei film di Romero, che almeno mi riconducevano alla rassicurante realtà, grazie allo strato di cerone distribuito sul volto come fosse intonaco. Dovesse bussare uno di questi agghiaccianti esemplari allo nostra porta, saremmo già pronti con un sorriso di salsedine e una tisana/birra da offrire in cambio di racconti avvincenti sulle loro prodi gesta. Gli Emo, a loro tempo (perché quella legge irrevocabile del cambiamento ha fatto passare di moda anche loro), ne rimasero talmente affascinati da elevarli a loro exemplum vitae. Con conseguenze complicate per l’atmosfera di una serata passata in loro compagnia.

Ormai è evidente: la notte di Halloween potrebbe non spaventarci più, a meno che gli esseri che si muovono al chiaro di luna non cambino e ci regalino emozioni fortissime, capaci di farci sobbalzare in preda alla paura. Ma questo potrebbe derivare da ragioni diverse da quelle di un puro estetismo da strega, vampiro e zombie. Loro ormai sono belli, cool, hipster e adatti a ogni genere di pubblico: dai più piccini ai più grandi, dal più romantico a quello più avvinghiato al gusto del truce. Certo, anche loro potrebbero essere spaventosi.

Stando così la situazione, Per favore non mordermi sul collo potrei chiederlo a personaggi diversi da un vampiro e assai più pericolosi. Ecco, quindi, i casi in cui l’abito non fa il mostro, ma lo spirito fa la differenza:

 

Tipologia 1: il mostro politico. Fedor Pavlovic Karamazov (il padre dei fratelli)

«Era un tipo strano, come se ne incontrano alquanto spesso: non solo il tipo d’uomo abietto e dissoluto, ma anche dissennato; di quei dissennati, però, che sanno sbrigare brillantemente i loro affarucci, ma a quanto sembra soltanto questi.»

Mi sembra un essere spaventoso, non credete?

 

Tipologia 2: il mostro formato collega. Lady Macbeth

L’arrampicatrice sociale ha sempre scatenato in me la più terrificante paura. Trovarmela alla porta che mi pronuncia “Dolcetto o scherzetto?” potrebbe sprofondarmi in incubi terrificanti e in deliri indotti dalla paura sul mio futuro prossimo. Cosa ci sarà dentro il suo dolcetto? Quale trappola crudele ha ordito ai danni dei suoi nemici, che sia degna della sua fama? Chi sfrutterebbe, e come, pur di raggiungere il suo scopo? Con lei non avremmo neanche la consolazione di pensarla dilaniata da atroci tormenti e pentimenti, alla stregua del protagonista di Delitto e castigo.

Incontrarla di notte, con il volto deformato dalla brama di potere e gli occhi iniettati dal desiderio di rivalsa, potrebbe non essere una rassicurante visione prima della nanna. Dovremmo anche accettare l’idea, un po’ macabra, che quella che trasporta non sia la zucca, alias Jack o’Lantern, con tanto di occhi e bocca illuminati dalla vivida luce di una candela. Pensatela a sussurarvi sibilando:

“Ma affrettati a tornare,

ch’io possa riversarti nelle orecchie

i demoni che ho dentro,

e con l’intrepidezza della lingua

cacciar via a frustate

ogni intralcio tra te e quel cerchio d’oro

onde il destino e un sovrumano aiuto

ti voglion, come sembra, incoronato.”

 

Tipologia 3: il mostro volpone. Ulisse

“L’uomo ricco di ingegno” non era certo un personaggio raccomandabile. Dante se ne fidò così poco che decise di gettarlo tra le fiamme dell’Inferno. Non fu amato dal suo esercito che, ben conoscendo la sua mente duttile e l’abilità nell’ordire inganni, diffidava di lui. Sulle sue astuzie non poterono neanche le arti magiche di Circe, che tentò invano di trasformarlo in animale.

Non fu un amante gentile, considerando i cuori infranti che lasciò lungo la scia della sua nave. Alle sue donne non rivolse mai un dolce pensiero, aveva ben altro su cui puntare la mente.

Non fu neanche un compagno di guerra affidabile, se si pensa al destino di follia che decretò per Aiace, rubando lui le armi di Achille che gli spettavano di diritto (Ugo Foscolo ci fece una delle sue più belle tragedie).

Sarà pur passato alla storia come un eroe moderno votato all’introspezione e alla ricerca di sé (che mica è detto che sia l’attività migliore in cui profondere i propri sforzi), ma talvolta mi è parso anche una figura priva di scrupoli, di un’intelligenza pericolosa e pronto a tutto pur di raggiungere il suo scopo. In fondo con l’Odissea si determinava il crepuscolo dell’età eroica e si tracciava la via di protagonisti più terreni destinati alle debolezze dell’umana specie, con i difetti, i pregi, le meschinità che, in realtà, affliggevano anche gli stessi abitanti dell’Olimpo (nel caso in cui qualcuno pensasse di raggiungere i livelli della perfezione divina).

 

Ora sta a voi decidere di chi, o cosa, avere paura.

 

Immagine: Timothy Young (libro: I’m looking for a monster)