Anche agli amanti del grande vino capiterà, prima o poi, di avere una fidanzata. E non mi riferisco alla bottiglia.

Quindi, verrà loro voglia di portarla fuori a cena per San Valentino, in un posto carino, romantico. E che si mangi bene. E fin qui… tutto liscio. Il problema viene al momento di pensare al vino. Ti girano già per la testa le etichette, le annate, i produttori, che vorresti aprire in quell’occasione. Mica tanto per fare scena. Giusto perché vuoi il meglio per quella serata, per quella donna, in quel momento. E adesso si fa grigia. Considerati i tuoi (e i suoi) gusti e la cantina che hai, di ristoranti a livello… mmmh vediamo… pochi o nulla. E, in quei pochi, le bottiglie che hai in mente tu se le possono permettere un paio di oligarchi e una manciata di sceicchi. Di rinunciare alla grande bottiglia non se parla neppure. O fai saltare la cena, o cedi il meglio dei tuoi organi a una società farmaceutica svizzera. Fanculo San Valentino…

Ma no che non è così. Almeno se abiti a Milano e dintorni. Proprio dalle parti di Corso Lodi c’è un posticino perfetto. Credo che sia l’unico BYOB vero, dalle nostre parti. La soluzione geniale che fa tornare il sorriso a chi vuole uscire a cena senza rinunciare alla sua passione per certe etichette.

Bring Your Own Bottle, concetto se ben ricordo, di origine australiana, che ha conosciuto già negli anni ’90 un buon successo nel Nuovo Mondo. In pratica: vai al ristorante, ti porti le bottiglie che vuoi bere (così te le apri al mattino, le fai respirare e via dicendo) e scegli dei piatti che ben accompagnino quei capolavori che hai stappato. L’oste le mette in servizio per un corkage fee assolutamente giusto. Semplice, intelligente e colto, finalmente. Così sono tutti contenti: tu con le tue bottiglie, la tua compagna che beve vini stellari, il ristoratore che si risparmia l’oneroso investimento di una cantina importante.

In Italia questa idea non ha avuto molto seguito, complici una certa nostrana ipocrisia e la poca chiarezza dei rari posti che accettavano “questo compromesso”. Il cliente non si è mai sentito del tutto a suo agio con questo stile. Da Ad Maiora la storia è completamente diversa e il BYOB è chiaramente incoraggiato. Provate, garantisco che non sarete accolti da sguardi dubbiosi o sorrisini di condiscendenza. Gli altri commensali sono lì per la stessa ragione.

Per quanto riguarda la location è assolutamente gradevole: massimo 14 coperti sparsi in piccoli tavoli su due livelli, un solo turno. Uguale a dire: tranquillità e servizio curato.

Massimo Prati, chef e patron di casa, propone una cucina di ottimo livello, basata su ingredienti freschissimi e di qualità, incentrata sulla tradizione italiana interpretata in chiave moderna, ma sempre rispettosa dei sapori autentici. Ex informatico e cuoco per diletto, fino a qualche anno fa, ha deciso di fare di questa passione il suo futuro mettendoci il cuore. Stile e filosofia sono ben riassunti nel video disponibile sul sito del ristorante, dove troverete tutte le info pratiche.

Ps. se non avete voglia di portare le bottiglie da casa, non è che dovete bere acqua. Anzi, qui vige la regola che tutti i vini in lista si possono ordinare al bicchiere e, se ordinate una bottiglia e non la finite, ve la preparano da portar via perché, come dice chef Massimo “l’avete pagata, ed è vostra”.