I classici mi hanno rovinato la testa. E non parlo dei classici della letteratura (ma anche indirettamente di quelli), parlo di quelli ancora più vecchi. Quelli che scrivevano quando tutto andava bene sulle pergamene. Quelli che, se siamo stati fortunati, sono stati tramandati in manoscritti vergati da monaci che rischiavano quello che sappiamo da Il nome della rosa. Salvo poi che l’abbazia non andasse bombardata e distrutta con tutti i suoi tesori.

Ci sono momenti in cui ritorno da loro, e ci ritorno perché mi alleggeriscono o perché c’è qualcosa che me li ricorda. L’ho pensato adesso, a pochi giorni di distanza dal Gay Pride di Palermo, e in un momento in cui il boom dei romanzi erotici rappresenta uno dei pochi settori in crescita. E menomale. Un modo come altri di parlare d’amore. Come sempre.

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I classici mi hanno regalato una visione dell’amore. Non hanno escluso niente: l’amore passionale, quello feroce e accanito, quello romantico o immaginato, quello sfrontato. Quello di ‘una notte e via’, quello che dura una vita, quello che porta la gioia nel cuore, quello che scava l’animo, quello per una moglie e madre, quello per un’amante colta e mondana, quello divertito e quello disperato, quello innaffiato dal vino, quello lucido e razionale.

Non si sono risparmiati nulla, neanche le scene di sesso più spinte, alla faccia di E.L. James. E mica solo tra donne e uomini. E qui, vi assicuro, potremmo buttarla in caciara a partire da Omero.

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Vallo a dire a Catullo se ‘quella lì’ non ti considera nonostante tutte le tue attenzioni. Come minimo trovi un Orazio con un boccale di vino in mano che ti risponde “carpe diem” – taglia l’attimo nel corso del tempo della vita -, e via per una notte! E magari ti prende anche per un noioso sentimentalista. A questo punto affidati a Lucrezio, che lui di sesso selvaggio e animalesco ne sapeva abbastanza. E, vi avviso, non ne è che lo abbia reso felice. Tutta questione di chimica e di atomi, teorizzava. Il suo nichilismo sul tema Amore ha subito un’impennata verso le stelle. Guardate qui:

“Infatti proprio nel momento del pieno possesso,

fluttua in incerti ondeggiamenti l’ardore degli amanti

che non sanno di cosa prima godere con gli occhi e con le mani.

Premono stretta la creatura che desiderano, infliggono dolore

Al suo corpo, e spesso le mordono a sangue le tenere labbra,

la inchiodano con i baci, poiché il piacere non è puro,

e vi sono oscuri impulsi che spingono a straziare l’oggetto,

qualunque sia, da cui sorgono i germi di quella furia”

Lucrezio, De rerum natura

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Quando, poi, tutto dovesse andare alla malora, potreste decidere di ricominciare e chiedere qualche consiglio da amico a Ovidio. Lui sull’Ars amandi era un vero esperto e potrebbe raccontarvi cose che non avevate considerato. Il valore aggiunto è qualche risata in più.

E se, infine, per voi sarebbe meglio prendervi una pausa da tutta quella fisicità, affidatevi all’abbraccio e alle parole di Saffo, lei saprà capirvi, consolarvi, consegnarvi una visione serena e pulita.

“L’amore mi squassò l’anima come il vento del monte si scaglia sulle querce”

Saffo

“Ti ha incantato qualche contadina

E non sa far scendere la gonna alle caviglie”

Saffo

“Mamma cara non posso più filare.

Ho voglia d’un ragazzo. L’amore è così tenero”

Saffo

“Ma una brama d’amore che scioglie le membra, amico mio, mi possiede”

Archiloco

“E cadere su di lei, otre colmo d’ardore, e unire con impeto il ventre al ventre, le cosce alle cosce”

Archiloco

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Ci sono bellissimi romanzi sull’amore da Flaubert a Nabokov, da Tolstoj a Franzen, per passare da Oriana Fallaci (e l’elenco sarebbe infinito), ma a Saffo e ai suoi amici bastavano 140 caratteri, un tweet, per raccontare una vita per l’amore. Parole andate in frantumi (piace chiamarli frammenti), ma che in realtà non hanno bisogno di tanto altro.

Insomma, i classici mi hanno dato l’amore nella sua essenza, nella sua forma, mi hanno tolto le sovrastrutture, mi hanno portato all’immediato e nel cuore, mi hanno fatto capire che posso anche non vedere per sentire, che quello che avviene nei retroscena non descritti me lo invento io alla faccia di tutti, che posso andare oltre al bondage e che la forma dell’amore sta anche nel silenzio o in quelle parole semplici che descrivono solo piccoli gesti. Non è la sola visione dell’amore, ma è quella a cui mi sono affezionata e, senza volerlo davvero, ho fatto mia. Anche perché grazie a questa visione non ne escluderò altre e ne avrò sempre una per momenti diversi, facili o difficili che siano.

Per quanto riguarda il nuovo filone erotico rimango ancora pronta, come al solito, a farmi dire tutto in tutti i modi, per poi scegliere dove andare. Con buona pace di Harmony, E. L. James e Sasha Grey, di cui è stata scritta una bella recensione.