Gli episodi di vita vera e vissuta possono rappresentare una fonte inesauribile di aneddoti e, trattandosi di un blog, di post.

Mi ritrovo quindi a raccontare l’episodio di una sentita perdita a cui, ahimè, pare che non ci sia soluzione. Scrivo anche alla ricerca di una magra consolazione.

Per me il 2014 si è aperto con un buon proposito che sto cercando di realizzare con molti sforzi e che, almeno fino ad adesso, mi aveva reso orgogliosa.

Insomma, mi sono impegnata a leggere parecchio e a farlo soprattutto nei miei spostamenti in treno, che sono quotidiani, lunghi e sempre esposti ai ritardi e ai disagi ferroviari. Provate voi a sopravvivere in Garibaldi, frustati dalle correnti della stazione sotterranea, senza un libro e con il rischio che il treno giusto non si materializzi prima di 40 minuti.

Comunque, come dicevo, sto mantenendo un ritmo da maratoneta e colleziono letture di libri massicci.

Cavalcando l’onda, avevo deciso di dedicarmi a letture trascurate fino ad adesso: i sudamericani. Il caso voleva che proprio una mia collega fosse una lettrice incallita. Chi meglio di lei poteva consigliarmi? È stato così che, dopo scambi di opinione, si è presentata una mattina con una busta contenente 4 libri che potessero rappresentare un’introduzione valida al fantastico mondo sudamericano. “Mary, guarda, su questo libro c’è anche l’autografo” (Trattasi di un libro di Gioconda Belli, scrittrice ormai 76enne, tradotta in Italia da e/o, che vive in Nicaragua).

A questo punto ero pronta e avevo i mezzi giusti per sprofondarmi in un nuovo universo. Vado in sollucchero con poco.

Dopo una giornata di duro lavoro, tronfia della mia nuova conquista letteraria, afferro la mia bella borsettina di carta con i miei 4 libercoli e mi avvio fiduciosa, come ogni sera, verso la stazione. Arrivo a destinazione, smanetto sul cellulare, che forse a sera ho il tempo di curiosare tra i social, fino a quando giunge il treno. Salgo, ubbidendo all’abitudine dei movimenti e dei gesti, e incontro una collega. Si chiacchiera un po’, fino a quando lei scende. A quel punto è tempo di dedicarsi al mio libro, anzi ai miei libri. Ecco, qui è sorto il problema. Malefici treni, malefiche stazioni, malefiche borse a mano. I miei libri, che miei non erano, erano stati abbandonati sulla desolata banchina. Soli e infreddoliti, senza che nessuno si curasse di loro. Presa da un attimo di panico, ho superato il momento delle imprecazione iniziali e ho tentato di ragionare a mente fredda. Ci doveva essere ancora qualche instancabile lavoratore in redazione che potesse venirmi in soccorso?!

Chiamo la capa. La capa è uscita e mi dice pure “Che sfiga, stasera sono uscita troppo presto”. Capisco da subito che il corso degli eventi non è a mio favore, lo dimostra il fatto che l’ufficio si è svuotato prima del solito, lasciando strascichi di sensi di colpa nei dipendenti, che ora non riescono ad aiutarmi a dovere. “Mary, tranquilla, i libri non li tocca nessuno. Domani li ritroverai nello stesso posto. Chi vuoi che rubi i libri?”. La capa, dopo aver tentato di consolarmi, prova a fare mente locale anche lei alla ricerca di una soluzione.

Si narra che nell’open space di redazione, a ora ormai tarda, dopo una telefonata da parte della persona giusta alla persona giusta, sia scattato l’allarme. La mobilitazione generale è stata invocata attraverso sventolamento di braccia, urla degne di aquile reali, spiegazioni concitate in corsa e pause per riprendere fiato.

Squadre in partenza per la stazione hanno avuto l’ordine di perlustrare la banchina alla ricerca della famigerata borsa che conteneva 4, dico proprio 4 libri, di cui il nostro autografato. Pronto ad affrontare la tormenta in una buia e tempestosa serata (quelle insomma che ci perseguitano da qualche mese), il nostro gruppo di eroici ricercatori è partito alla ventura. Insomma The books men, tanto per parafrasare un film. Nel momento in cui scrivo nessuna notizia sembra essere pervenuta e ancora vivo nel dubbio: avranno ritrovato o no la mia cara borsa?

Attanagliata dai morsi dell’attesa e poco fiduciosa, ho tentato di contattare una vecchia conoscenza dell’ufficio stampa di e/o per elaborare una soluzione alternativa, casomai non si ritrovasse il libro. Il dialogo via chat è andato così:

Ciao Giulio, perdona il disturbo, ma è per una buona causa e per una richiesta un po’ strana, forse impossibile. La mia collega, ingenua lei, mi aveva prestato un libro di Gioconda Belli (autografato) che io, me tapina, ho abbandonato sulla banchina del treno. Abbiamo sguinzagliato degli squadroni di colleghi che partendo dall’ufficio si sono messi alla ricerca del libro perduto in stazione. Certo, non confido molto nel ritrovamento. A domattina l’ardua sentenza. Ora, recuperare il libro e rimpinguare le casse del mondo dell’editoria per me sarebbe solo un piacere, il problema rimarrebbe l’autografo. Considerato che è una scrittrice del Nicaragua ed è nata del 1948, secondo te c’è un sistema per compensare la perdita dell’autografo? Qualsiasi palliativo sarebbe già una conquista.

Mary cara, anzitutto partecipo della tua perdita, se mai dovesse avvenire. Ma tranquilla! Chi ruberebbe un libro, oggi come oggi. Io confido che lo ritroverai. Avere un altro autografo temo sia impossibile, ma dovesse venire in Italia me ne ricorderò senz’altro. Dammi notizie.

Ti darò senz’altro notizie. La perdita sta acquisendo i toni della leggenda, data la massiccia mobilitazione. Pare che sul furto del libro in molti abbiano la stessa opinione. Grazie intanto della tua sentita partecipazione

Proprio nello stesso momento ricevo risposta a un messaggio che avevo mandato nel momento della mobilitazione generale. Questo era il mio appello, e alla fine ci trovate la risposta:

 

Franceschinaaaa, urgenza. Tu e Ross siete in ufficio o già in stazione?

Se mai vedessi questo messaggio, ho lasciato una busta di H&M lungo il muro della banchina del treno a xxxxx. Ci sono 4 libri dentro. Aiutoooo

 

Mamma mia, Mary!!!

Ho letto il tuo messaggio ed eravamo già sul treno, ma non prendeva il cellulare

Comunque sono libri quindi figurati se la gente li ruba

 

Come dire: 3 indizi fanno una prova.

Insomma mala tempora currunt, anche i ladri sono troppo indaffarati per occuparsi del furto di libri abbandonati. Almeno secondo l’opinione comune. Notare anche il senso di partecipazione dei miei interlocutori.

Intanto tento anche di spacciare questo post come appello: chiunque ritrovasse quei libri potrebbe darmi un segno? Dovesse andarmi male, sono anche disposta a mettere una taglia sul ricercato.

Morale della favola: in un mondo editoriale votato all’iper-produzione libraria, nell’ottica della vendita, non tutti i libri si possono ricomprare.

NB: Nel frattempo sto cercando su ebay qualsiasi libro di Gioconda Belli autografato. Confido ancora nel provvidenziale colpo di culo del mercato.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti i coinvolti nella ricerca. È stato un piacere. Per l’epilogo stay tuned.