Sorridono, cantano, corrono… e non smettono mai di farlo. Non importa se la loro “casa” è fatta da 4 pezzi di lamiera, non importa se è un anno, due o forse cinque che indossano la stessa maglietta, non importa se ai piedi hanno una sola scarpa o nemmeno quella.

I bambini di Mathare, baraccopoli alla periferia di Nairobi, sorridono e cantano, sempre.
Vivono letteralmente in un buco (una ex cava) di poco più di un chilometro quadrato, 100 mila persone di cui circa il 50% giovanissimi . Non hanno nulla, tranne la loro dignità. Immensa.
Sono qui per raccontare l’avventura di SLUMS DUNK, il progetto di Bruno Cerella, neo campione d’Italia con l’Olimpia Milano che, tre giorni dopo aver vinto lo scudetto, non è partito per Miami o per qualche paradiso tropicale, ma è venuto qui insieme a Tommaso Marino, suo compagno di squadra ai tempi di Teramo, e Giuseppe di Paolo, vice allenatore della Pallacanestro Chieti, per formare giovani allenatori che insegnino il basket e diano un’alternativa ai bambini di qui.
Il progetto si propone di creare una Basket Academy che, dopo aver formato degli “allenatori” locali, utilizzi il basket come alternativa di formazione verso i più piccoli.

scuola-nairobi

Con me Federico Cappelli e il suo Ipad, per pubblicare in maniera quasi istantanea il nostro lavoro fatto di foto e video.
Il mio incarico non è facile, il rischio è quello di mostrare i soliti stereotipi di povertà e desolazione, mentre al contrario voglio che sia esaltata la dignità e l’impegno con cui questi bambini affrontano ogni giornata della loro vita.
Già prima della partenza sapevo di dover scegliere un’attrezzatura leggera, maneggevole e discreta. Mathare è un luogo difficile e di certo non potevo presentarmi con un set fotografico. Al collo la nuova Fuji XE2 con cinghia corta, sotto la X-Pro1 e in tasca pronta a qualsiasi evenienza la X100s. 14 e 56mm montati, un 35 in tasca. Non mi serve altro.
In una situazione del genere non essere invasivi è obbligatorio. Basta un saluto, un “How are you”, e un sorriso prima di chiedere uno scatto. CLICK.

scuola-mathare-slums-dunk
Mi inoltro nella baraccopoli e all’interno di diverse scuole. Le aule sono piccole e buie. Mai troppo però per non poter scattare. ISO 3200 “auto” e f:1.2. La semplicità di utilizzo della XE2 è a tratti imbarazzante. Il mirino elettronico simula l’esposizione, e io so già che la mia foto sarà esattamente come la sto pensando prima ancora di scattare.

Mi muovo con discrezione tra gli stretti vicoli di Mathare: gli odori sono densi, qui si accendono fuochi con il cherosene, qui non esiste nulla che si possa definire bagno. Ogni angolo è una storia, ogni baracca un racconto. Un luogo così diverso da tutto quello che siamo abituati a vedere: nonostante tutto mi sento a mio agio, la compattezza della XE2 mi permette di essere discreto.

slums-dunk-basket-academy
Passano le giornate e la maggior parte del tempo la trascorriamo sul nuovo campo di basket. Pur non essendo ancora terminato, è diventato il punto di ritrovo di tutti i bambini. Si gioca a basket ovviamente, o meglio, si corre dietro a un pallone o si fa la fila per un tiro, ma c’è chi non si limita a questo: un vecchio copertone di bicicletta e un bastoncino di legno bastano per correre scatenati avanti e indietro.
E’ un continuo movimento, e anche in questa situazione non sento minimamente la mancanza della mia reflex. Che si tratti di fermare l’azione o di sbizzarrirmi con un panning, la XE2 non tradisce, facile con un 14mm un po’ meno con il 56… ma il risultato non cambia.

panning-slums-dunk

Cinquanta, cento, duecento scatti, a fine giornata arrivo a quasi 800 scatti, tutti nel pieno formato RAF (il raw di Fuji), e la batteria non mi ha dato nemmeno un segno di preoccupazione. Nulla da aggiungere, la XE2 ha superato tutte le prove, a questo punto sono davvero curioso: cosa mi devo aspettare dalla XT 1?

Sono stati giorni intensi, ricchi di emozioni e di contrasti: da un lato la povertà assoluta, dall’altro i volti di questi bambini sempre sorridenti. Un viaggio che porterò sempre con me, un’esperienza che spero di ripetere.

PS: sono tornato in Italia e non ho resistito alla tentazione di stampare qualche scatto.
Mi rendo conto che una foto di una foto non renda l’idea. Cerco di definire la sensazione di questa stampa su Carta Cotone Fine Art RAG di Canson da 290 grammi: è viva, tridimensionale.

stampe-slums-dunk