Ci sono frasi che colpiscono, frasi che squarciano la mente come fulmini, frasi che ti toccano dentro e lasciano segno. Ci sono frasi semplici, quasi banali, ma dal significato così profondo che, quando le leggi, ti entrano sotto la pelle per non uscirne più. Questa è una di quelle frasi:

«Si occupa un posto in un cinema, un teatro, un treno, sulla metro o a scuola, per lasciare un segno della nostra presenza: con un giornale, una borsa, un mazzo di chiavi, un cappello. Quel posto è mio, tornerò ad occuparlo. Per molte, troppe donne, non sarà più così».

Nasce così Posto Occupato, un’iniziativa ideata da Maria Andaloro, editore della rivista online La Grande Testata. Lascio a lei la parola:

«Immaginate di trovarvi in un luogo in genere affollato – un cinema, un teatro, un treno – e di vedere un posto occupato da un oggetto, una borsa, un libro, uno zaino. Il tempo passa, lo spettacolo finisce, arrivate a destinazione e quel posto sarà rimasto vuoto, quell’oggetto sarà rimasto lì. Vi resterà il ricordo di quell’assenza e vi chiederete il perché, mentre la vostra vita andrà avanti.

E questo è lo scopo che si prefigge Posto Occupato, un’iniziativa nata da una riflessione di Maria Andaloro:

Posto occupato è un’idea, un dolore, un pensiero, una reazione che ha cominciato a prendere forma man mano che i numeri crescevano e cresceva l’indignazione di fronte alla notizia dell’ennesima donna assassinata. Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana.

E noi quel posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la quotidianità non ponga un velo sempre più spesso sulla loro scomparsa”.

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La permanenza nel tempo e nello spazio di quegli oggetti servirà a simbolizzare un’assenza che avrebbe dovuto essere presenza, se non ci fosse stato l’incrocio fatale con un uomo che ha manifestato la sua bestialità ammantandola di un “amore” che altro non era se non disprezzo per la persona che aveva, o aveva avuto, al fianco. Per la sua individualità, la sua autonomia, l’autodeterminazione. Il gesto ultimo a sancire un diritto di proprietà.

Solo evitando che la scomparsa di queste donne venga inghiottita dalle decine di notizie che ci raggiungono ogni giorno, attraverso ogni mezzo, sarà possibile pensare di invertire la rotta, incoraggiare chi si trova a vivere situazioni a rischio a chiedere aiuto, ricordarci di non sottovalutare dove può portare un atteggiamento remissivo nei confronti di chi ci vorrebbe succubi.

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Posto Occupato è partito il 29 giugno dall’anfiteatro della villa Comunale di Rometta, luogo di nascita dell’ideatrice del progetto. La prima fila dell’anfiteatro è stata occupata da un paio di scarpe rosse, da un mazzo di chiavi, da una borsa, lì cristallizzati per sempre a testimonianza del femminicidio.

E così la speranza è che, in una sorta di “contagio”, vengano raggiunte anche le altre città italiane, così come i Servizi Pubblici, gli uffici postali, i treni, le metropolitane, i posti del nostro vivere quotidiano; la speranza è che dal germoglio iniziale si sviluppi una pianta di consapevolezza ben radicata negli animi di tutti quelli che si trovano di fronte un oggetto che avrebbe dovuto essere accompagnato dalla sua proprietaria; la speranza è che l’assenza urli la mostruosità della sua causa a ogni sguardo.

Sono in via di realizzazione un logo, che uniformerà l’iniziativa ovunque permettendo ai vari affiliati di caratterizzare come meglio credono questa idea, secondo le singole disponibilità, e un sito, che illustrerà il progredire dell’iniziativa».

Grazie, Maria

www.postoccupato.org (in costruzione)

Pagina Facebook

Per adesioni e informazioni: postoccupato@lagrandetestata.com

Logo e concept grafico: Maria Grazia Di Gennaro (Magra)