Dentro le mura della fortezza durante Pitti mi sento come a casa mia invasa dagli alieni.

L’edizione appena passata è la numero 85. La mia prima esperienza di lavoro è stata tra quelle mura, mio padre me l’aveva indicata come propedeutica al mondo, teatro, della moda. Sì, perché lavorare dietro le quinte, servendo il viziatissimo popolo della fiera di moda più bella di sempre si imparano tante cose, sopratutto a distinguere gli addetti ai lavori dai perditempo. Di questi oggi ce ne sono troppi e vagano in preda all’ansia di non finire su qualche blog di street style vestendosi in modi improbabili, dal fare concentrato, indaffarato, teso. Ma di questi lascio che a parlarne sia la mia fashion blogger preferita, Lucia Del Pasqua, che ne fa un ritratto perfetto qui. Figuranti a parte, Pitti è sempre Pitti, niente da fare: oltre la barriera inutile fatta di persone che hanno perso il contatto con la realtà, vi sono quelli che il contatto ce lo hanno e ben saldato.

Marchi che potreste vedere addosso ai migliori “hipster”, ma che dell’esistenza degli “hipster” non sono e non vogliono essere a conoscenza. Aziende, uomini, idee, spesso Italiane, che hanno tanto da dire al mondo in termini di stile, qualità e funzionalità. Se il concetto di Munari vedeva la bellezza nel design figlia della funzionalità, ecco che tra gli stand di Pitti vi sono numerosi esempi. Certo, in questo post non voglio fare un riassunto di tutto quello che ho visto, ma vorrei solo raccontare alcune cose che mi hanno colpito in particolar modo.

Subito vorrei partire con due Nomi Italiani che mi hanno colpito, uno perché nello stand esponeva poche, bellissime, “fatte da Dio”, giacche da Uomo. Le Gigi, con sullo sfondo una macchina sportiva d’epoca inglese. Cliché? Forse, ma la modernità dei disegni dei tessuti, la finezza della loro lavorazione e l’anima classica fanno delle sue giacche una rassicurante STRADA per vestire elegante, estroso e ricco. Ricchezza culturale, che deriva dalla tradizione, dall’apertura mentale e dalla capacità di guardare avanti da un punto di osservazione solido su fondamenta storiche. Per lo stile dell’uomo, a mio parere, non possono esistere stagioni, un capo deve essere comodo, durevole ed eterno. Le stagioni devono aggiungere al guardaroba, ma mai sostituire. Quando la piena dell’Hipsteria sarà passata troveremo quintali di giacche dandy, bretelle, camice di flanella, scarpe da trekking e tatuaggi marinareschi strappati via, abbandonati ai bordi delle strade. Ma lo stile, quello vero, resta nell’armadio.

Così, mentre passeggiavo tra gli stand e constatavo il successo dei miei amici Super Duper, giovani artigiani del futuro che creano cappelli d’eccellenza, ecco che noto un uomo. Se ne sta lì, nel suo stand, con il suo cane. Nella sua serenità qualcosa attira la mia attenzione e mi rendo conto che ha qualcosa da dire. Lui, Roberto Sandrini, presenta un prodotto unico, una giacca per padroni di cani. La sua vita ha avuto un cambiamento totale dovuto a problemi di salute che, se lo incontrerete, lui vi racconterà con totale naturalezza. Lui è senza sovrastrutture tipiche di chi ritiene di essere superiore perché inserito nel mondo della moda, è quasi commosso del risultato ottenuto al Pitti. La sua giacca è un impermeabile, FREE RAIN, che ti permette di uscire con il tuo cane anche sotto la pioggia, ha tasche dedicate a tutti gli accessori necessari ad un padrone attento, inclusa una tasca porta sacchettini e una ciotola in tessuto impermeabile pieghevole. La sua giacca è proprio bella per un motivo: è fatta a regola d’arte, funzionale, ogni tasca montata e rismontata fino a trovare la posizione e la dimensione giusta, prima l’ergonomia, poi nient’altro, ed ecco che lo Stile Uomo torna a funzionare.

Non sto snobbando i big presenti, come Stefano Ricci (qualità e ricerca assoluta) o tanti emergenti meritevoli, ma Roberto è una forma di luce in fondo al tunnel in cui il Made In Italy è finito. Lui è lì, tranquillo, con il suo cane. Parliamo un po’ di quadrupedi, gli riporto la conclusione di un dialogo tra me e uno dei più grandi uomini che il mondo abbia mai visto: Mio Nonno. “Puoi prendere il più grande degli uomini, il più umano o il più saggio. Dagli un cane e migliorerà ancora un po’”. E il nostro incontro finisce con un abbraccio. Di lui non mi scorderò mai. L’uomo cane, l’uomo con il collare al collo!

Senza sovrastrutture.

Su questa scia mi reco da Andrea Doni, patron del Principe di Firenze, pusher di eleganza, multimarca selezionatissimo e super coerente. Lui ha deciso di invitare circa 60 blogger e sfidarli a colpi di stile. Facile fare i fashion blogger con capi di super tendenza, meno banale con aziende classiche, votate all’eleganza priva di tempo e tendenze, votate alla qualità e non alla comunicazione social. Il feedback è stato incredibile. Anche io mi sono concesso di provare dei capi scelti dal Principe e, taglia a parte, mi sono trovato subito in due versioni motociclistiche diverse: scooterista invernale, pronto a ogni intemperie e gentleman rider di altri tempi in Barbour e Velluto. Mentre provo questi due accostamenti, look, outfit, o come li volete chiamare, nel mio studio, divento protagonista di un miniset, che vorrebbe ricordare lo stile casuale de “The Sartorialist”, fallendo miseramente.

Già perché di Scott Schuman ce n’è uno solo, e proprio quello lì il destino me lo a messo davanti il giorno dopo. Parliamo davanti ad un caffè, in presenza anche della sua solare assistente spagnola Camila, e resto piacevolmente stupito nel trovarmi davanti ad un Fotografo, un uomo vestito da lavoro, che ragiona con una parte del cervello dedicata a creare situazioni per generare immagini o saper cogliere attimi di stile casuali. Non un fashion victim con polaroid, troppo occupato ad apparire piuttosto che a fotografare. Lui è lì, davanti a me e sorride divertito quando confesso che, secondo me, ha innescato una rivoluzione con la street photography. Ritiene che io sia esagerato, ma a me tornano in testa migliaia di briefing dove mi si chiedeva di emulare il suo stile!

Divertente, istruttivo, pratico.

Gennaio è passato e, con lui, il tormento del fotografo di moda. Londra, Firenze, Milano, Parigi, Milano, e resto con una riflessione: i mezzi di comunicazione si evolvono continuamente, adesso è il momento della comunicazione social. La stessa cosa vale per le tendenze: adesso è il tramonto degli hipster, ma lo stile maschile, quello vero, dipende sempre da un’intramontabile esigenza. La funzionalità.