Parlando di crowdfunding, start-up al femminile e consumo etico ognuno di noi ha il proprio universo di riferimento. Le tre parole insieme, da quando ho scoperto le scarpe Pikkpack, per me esprimono un unico concetto.

Pikkpack è il progetto di laurea della giovane designer ungherese Sara Gulyas, trasformatosi in una start-up a maggio 2014 grazie al crowdfunding. Con le donazioni ricevute, l’intuizione di Sara ha superato i confini nazionali e si è trasformata in un progetto internazionale.

Quello che mi colpisce è ciò che sta dietro alla scarpa Pikkpack. Innanzitutto la storia: Pikkpack richiama un vecchio modello di scarpe indossato dai contadini ungheresi chiamato bocskor (si pronuncia “BOTCH-core”). Proprio come il suo antenato, che veniva prodotto partendo da un singolo ritaglio di pelle, la tomaia Pikkpack viene intagliata in un unico pezzo e “cucita” alla suola attraverso dei nastri colorati.

kit scarpe
Altra peculiarità: gli acquirenti Pikkpack sono parte integrante del processo di produzione! Come è facile capire dalle immagini che vedete, Pikkpack arriva in una bustina di tela con le istruzioni e tutto l’occorrente per “darle vita”. Questo riduce la quantità degli imballaggi e i costi di spedizione, e lo rende una scarpa più ecologica.

montaggio

Anche io ho le mie Pikkpack, ovviamente! Superata l’ansia iniziale, montarle non è stato per nulla lungo, né difficile. Al contrario, posso affermare senza esitazioni che è quasi bello vedere la scarpa che piano piano prende forma nelle proprie mani.

Vi farà piacere sapere che per acquistarle non è necessario venire in Ungheria, ma basta andare sul sito: in pochi click potrete personalizzare la vostra Pikkpack (colore, suola, nastri) e farvela spedire comodamente a casa. E ricordate: Pikkpack è sia per Lei sia per Lui!

scarpa

Ultima curiosità: le scarpe Pikkpack, vendutissime in terra magiara, vanno a ruba anche negli Stati Uniti! E voi, cosa aspettate a comprare le vostre?