Prendo spunto da un mio viaggio di qualche giorno fa per fare una riflessione sui treni italiani, se davvero così si possono chiamare!

Ho preso il mio bel trenino da San Benedetto del Tronto. Destinazione Milano centrale.

Nella ridente cittadina di Loreto (località nota per il santuario della Madonna) il controllore ci annuncia che il treno non può proseguire. C’è stato un incidente e tutta la tratta adriatica è bloccata!

Ci rassicura perchè un autobus ci preleverà sul piazzale della stazione per portarci ad Ancona. Dopo mezz’ora di attesa, nulla si è ancora mosso. Come forse qualcuno di voi non sa, molte stazioni non hanno più neanche un info point o una biglietteria dopo gli ultimi tagli delle ferrovie quindi non c’è NESSUNO, neanche un capostazione, un addetto, “un qualcuno” nella stazione a cui chiedere delucidazioni o che organizzi un’alternativa di viaggio per tutte le persone in attesa del pullmann.

Mi organizzo a questo punto con altre 3 signore (per fortuna che noi italiani conosciamo bene l’arte dell’arrangiarsi, e anche quella del chi fa da se fa per tre che, se da un lato ci salva, dall’altro è forse la causa di tutti i nostri mali!!) e nel bar più vicino chiediamo informazioni sui taxi. I taxi a Loreto sono 2, e quando dico 2, intendo 2 (di cui uno abusivo)! All’arrivo del taxi che abbiamo chiamato c’è l’assalto. Sotto il solleone di luglio, la folla inizia a perdere la pazienza. Come biasimarli, considerando anche che sul treno l’aria condizionata era rotta?! Che novità!!

Arrivati ad Ancona, la situazione è delirante. Praticamente tutti i treni sono fermi. C’è una quantità di gente impressionante.

Ora, non pretendiamo che all’americana ci fosse schierato l’esercito e la task force per far fronte all’emergenza, ma signori, 2 sportelli aperti. 2! Non è possibile!

Facciamo una fila di 1 ora e 15 minuti per parlare con una signorina stressatissima che ci propone  un unico regionale in partenza per Bologna dopo 10 minuti. Corriamo ai binari ma il treno non è segnalato sul display e all’info point nessuno sa da dove parta (stiamo parlando di una stazione che ha in tutto 5 binari non di Tokyo…)

Indovinate? Il treno è partito senza di noi, e senza una cinquantina di persone infuriate disperse nella stazione alla ricerca del binario giusto.

treno-2

Vi chiederete come mai non l’abbiano annunciato con il microfono…non sapremo mai se l’hanno fatto perchè per sentire gli annunci servono orecchie bioniche che aimè ancora non possiedo!

A questo punto torno scatenata dalla signorina allo sportello con le mie compagne di viaggio (Patrizia di Milano e Flaminia di Pesaro) la quale, vedendoci di ritorno, sbianca impaurita. Ci fa saltare la coda. La folla si infuria. La tensione cresce. I dialetti si incrociano. Non manca qualche bestemmia!

L’incidente si è finalmente risolto. Ormai esausta, salgo sul treno che dovrebbe portarmi a Milano.

Impossibile dormire viste le suonerie tamarre a tutto volume e le telecronache in diretta con amici e parenti.

Ovviamente qui il freddo è polare e la mia valigia ormai vuota visto che piano piano ho dovuto mettere addosso tutto quello che c’era dentro! La prossima volta mi devo ricordare di portare il pail per andare al mare!

Questo treno arriva da Lecce con oltre 110 minuti di ritardo. I bagni sono infrequentabili.

Mi sono sempre chiesta come mai noi italiani siamo maniaci della pulizia dentro alle nostre case (pattine ai piedi, pizzi e merletti, detersivi igienizzanti, disinfettanti, profumanti…) e fuori, nelle strade, nei treni, nei parchi, siamo dei trogloditi. Senso civico azzerato.

Se solo qualcuno dei passeggeri che ha affrontato la mia stessa avventura, aveva appena trascorso le sue vacanze, vi assicuro che ne avrà perso tutti i benefici nel viaggio di ritorno, sempre che non si sia ammalato per gli sbalzi di temperatura e non si sia disidratato visto che ormai sulla maggior parte dei treni il bar o il vagone ristorante non c’è più (del resto forse non ci andava nessuno visto che era carissimo e che inspiegabilmente proponeva dei menu senza senso tipo orecchiette al profumo di tartufo…! In treno?!). Così oltre alle valige, uno deve anche prevedere le scorte di acqua per affrontare il viaggio.

A questo proposito si apre un capitolo importante sulla “schiscetta” da viaggio, che invece di prevedere un modesto panino, c’è chi porta l’avanzo di parmigiana di melanzane della sera prima, chi le uova sode, chi il riso in insalata!!! Il peggio del peggio è se il tuo vicino si è portato la cesta di mandarini o arance perché a quel punto l’odore di mensa non ti abbandonerà più!

L’attesa sarebbe forse stata meno penosa se fossimo stati intrattenuti in qualche modo, come è successo qualche settimana fa, quando un gruppo di musicisti della Philadelphia Orchestra (durante la tournée 2013 in Cina) si è trovato bloccato in aereo per 3 ore in attesa del decollo da Beijing e ha improvvisato una performance “al volo”

Ma forse agli italiani è passata la voglia scherzare sui ritardi dei mezzi di trasporto!

Resta un quesito da risolvere: sarà mai arrivato l’autobus a Loreto? O la gente è ancora li che aspetta sul piazzale della stazione?!

Evviva l’Italia!