Ok, lo ammetto, a causa di questo post potrei essere definita come “rosicona”, ma poi alla fine chi se ne frega, ecco.

La verità è che, insieme a Capodanno, io San Valentino non l’ho mai digerito né capito, neanche quando ero felicemente in coppia, figuriamoci da single. Tutta questa smania di festeggiare, ma cosa poi? L’amore, mi dicono. Ma l’amore è un sentimento, penso io, certo ti deve dire… fortuna, di trovare qualcuno con cui condividerlo, per carità. Ma per me sono altre le cose da festeggiare. Non so, al giorno d’oggi festeggerei un amico che trova lavoro dopo anni di ricerca tra co-co-co, co-co-pro e bla bla bla. Ecco, se un amico mi chiama e mi dice che ha trovato lavoro a tempo indeterminato (se esiste ancora come forma contrattuale, non lo so) io organizzerei una bella festa al pari di quando un’amica rimane incinta o magari vince alla lotteria. Perché oggi trovare lavoro è difficile e, sì, pure decidere di mettere su famiglia.

Va bene, è vero. Anche trovare l’amore è difficile, ma non è che ora tutto il mondo deve partecipare alla gioia di chi ha trovato l’altra metà. Ecchescatolette, direi io. Che per giorni non si trova posto al ristorante e non si può andare in giro senza rischiare di avere un attacco diabetico alla sola vista di queste vetrine piene di cuori di tutte le forme e colori. Fiori e cioccolatini come se non ci fosse un domani, amici e amici di amici che non fanno altro che parlare di cosa fare il giorno di San Valentino. Qualcuno addirittura ti guarda quasi con aria compassionevole, l’espressione di chi ha pena per te, povera single, e tu già sai che è inutile provare a spiegare che a te, di questa giornata santificata dal Dio Denaro, non te ne importava una cicca neanche prima, quando pure eri innamorata.

Vabbé, allora ti dici: ignorali. E così fai. O meglio ci provi. Perché poi cammini per la strada e ti riempiono le mani di voucher, inviti, deal per due, che non fai in tempo a svuotarti le tasche per buttarli nel più vicino cassonetto che già le hai di nuovo piene. E vabbè. Poi finalmente torni a casa, dove ti senti salva, accendi quello che da sempre è il tuo più fidato amico, il tuo computer e… Daje, di nuovo con la tarantella. Ovunque pubblicità che si aprono sul tuo desktop e non si chiudono neanche a fucilate, fino agli avvisi “intelligenti”. Sai, sì, quelli fatti apposta per te. Che di intelligente non hanno nulla, ecco la verità: come la dieta per perdere ottocentomila chili in una settimana, giusto in tempo per la festa degli innamorati, (mi avete messo una telecamera in stanza e mi controllate la mattina quando mi peso, dico io) fino a quelli intelligentissimi, perché sanno che sei single e allora ti propinano queste seratone di speed-dating, sai, quei posti dove vai e ti aspetta una lunga fila di tavolini da due, tu ti siedi di fronte ad uno sconosciuto e in cinque minuti devi provare a conoscere il più possibile l’uno dell’altro, poi, scaduto il tempo, si cambia partner di chiacchiera. Insomma, una specie di gioco delle sedie dove, chi vince, si porta a casa un bambolotto vero.

Ah! Per chi si chiedesse ancora come era andato l’appuntamento al buio con Tom… bè l’avete capito, no?

Che poi mi chiedevo tra me e me. A Londra non esiste la Befana, non esiste il Carnevale, se non quello giamaicano a fine agosto, la festa della donna passa più o meno inosservata, poco ci manca che non festeggino neanche il Natale, ma San Valentino quello sì. Lui è quasi più famoso di Dio, qui. E poco importa che siano a maggioranza protestante: qui non si parla neanche più di Santi, ma di lui e del suo giorno. Valentine’s Day, il giorno di Valentino insomma.

Magari la mia è solo una reazione da stress post-traumatico, visto che il mio primo fidanzatino, quello del primo bacino sulle labbra per intenderci, mi ha mollato proprio il giorno degli innamorati. Già, mi rivedo ancora quella mattina: mai stata così contenta di andare a scuola con una gonnellina verde a pieghe e un maglioncino bianco nuovo nuovo, ad aspettare di incontrarlo e magari ricevere il mio primo regalino. E invece… buuu! Ad aspettarmi c’era il suo compagno di classe che mi informava che “Lui” non voleva stare più con me. Come si fa a dimenticare una cosa del genere, dico io. Magari sarà per questo, chi lo sa: la mente umana a volte agisce per vie misteriose.

Alla fine, però, bisogna guardare il “bright side”, e allora guardo il bicchiere mezzo pieno. Perché almeno io vivo a Londra, dove San Valentino dura uno, due, massimo i tre giorni del weekend e poi, se tutto va bene, la vita torna a scorrere normalmente, ma non è ovunque così. Infatti, a proposito di ghettizzazione dei single, tutta la mia solidarietà va a quelli che vivono a Tokyo, dove San Valentino funziona così: il 14 febbraio le donne regalano cioccolatini agli uomini, il 14 marzo gli uomini contraccambiano le donne, fino al 14 aprile chiamato The Black Day (non chiedetemelo in giapponese, non so come si dice). In questo giorno, infatti, la tradizione vuole che chi non ha ricevuto nulla né a febbraio, né a marzo vada al ristorante e ordini un piatto di spaghetti al nero di seppia come simbolo della propria tristezza e solitudine! Una vera e propria barbarie, no?