Un film di fantascienza diretto da un mago della CGI come Joseph Kosinski non puoi non vederlo. Soprattutto dopo aver visto un capolavoro come Tron Legacy (2010), da lui diretto e rivelatosi più che degno sequel dell’ormai leggendario Tron (1982), film quest’ultimo che sbalordì tutti per qualità visive e contenuti. Se poi scopri che è una storia scritta da lui la curiosità aumenta ulteriormente.

Titolo originale: Oblivion
Produzione : Stati Uniti d’America
Anno: 2013
Durata: 135 min
Genere: Azione, Fantascienza, Drammatico
Regia: Joseph Kosinski
Soggetto: Joseph Kosinski, Arvid Nelson
Sceneggiatura: Joseph Kosinski, William Monahan, Karl Gajdusek, Michael Arndt

La terra è devastata, in un futuro nemmeno troppo lontano. Siamo nel 2077. Ad un’invasione extraterrestre, operata distruggendo la Luna e causando quindi innumerevoli catastrofi “naturali”, è seguita la reazione terrestre sfociata nell’uso di armi nucleari. Battaglia vinta dai terrestri, a caro prezzo ovviamente. Jack (Tom Cruise) e Victoria (Andrea Riseborough) sono i soli abitanti umani. Si occupano di manutenere i droni, robot volanti, agili ed armatissimi, che proteggono le idro-trivelle, macchine gigantesche che producono energia con l’acqua dei mari, prosciugandoli. L’energia è destinata al resto dell’umanità emigrata su Titano (satellite di Saturno) e la sua raccolta va difesa dagli attacchi degli Scavengers, gruppi di extraterrestri sopravvissuti alla guerra. Jack ha dei sogni-reminescenze nei quali vede spesso l’amata Julia (Olga Kurylenko), più in generale ha visioni di una sua vita pre-apocalisse. Quando si troverà davanti Julia dentro una capsula d’ibernazione, e vedrà i droni cercare di terminarla, capirà che quelle visioni vanno risolte. L’incontro con il capo degli Scavengers (Morgan Freeman) e coi suoi accoliti, che scoprirà essere umani come lui, sarà la svolta definitiva… visioni che diventano realtà, realtà che diventa illusoria, non racconto oltre, il film è nei cinema in questi giorni, lascio godere.

Punti di forza: immagini bellissime, colori algidi, tempi di montaggio perfetti, effetti speciali senza abusi iperbolici con tecnologie per nulla improbabili. I mezzi non mancano, la capacità di usarli abbonda. Tutto perfetto, e c’è anche quel “neo” che piace: da motociclista fuoristradista ho apprezzato il richiamo alle famose scene di moto di Tron Legacy, peccato che per Jack correre con una sorta di motard sulle sabbie desertiche è insensato, con quelle ruote piccole e le gomme stradali. Meglio sarebbe stato avere un cerchio anteriore da 21″ e gomme tassellate, ma Joseph Kosinski è un architetto, non fa il meccanico alla Parigi-Dakar, gliela possiamo passare.

Il film è lungo ma scorre molto bene, perlomeno se non si ha fretta di scoprire il finale. La trama è abbastanza avvincente, non esagera in romanticherie pur concedendo qualcosa, fa qualche piccola concessione al fantasy. Vuole piacere a tutti e ci riesce, pagando un piccolo prezzo: non eccelle. Fino al finale riserva sorprese, perlomeno a chi non è troppo “consumato” sui film di genere. Chi invece lo è, e di fantascienza post-apocalittica certo non ne manca, sa già cosa cercare e deve solo fare lo sforzo di tenere a mente un po’ di “input” piazzati con una certa sagacia qua e là, tra flashback e visioni. Mi permetto di consigliare a Kosinski, quando vuole fare il narratore, di mettere via squadre e righelli, darsi di più al disegno a mano e sparare anche qualche macchia d’inchiostro con finta trascuratezza, rendere il prodotto così più originale, più manufatto e meno “computerfatto”. Non è necessario spiegare tutto, perché se è vero che ogni cosa ha una causa ed un effetto, è anche vero che non sempre si possono razionalizzare quindi lasciare qualche gesto, qualche evento al Fato, all’Imponderabile, è cosa sempre gradita. Vogliamo lasciare al pubblico, e pure ai recensori, qualche mistero su cui spendere le nostre sterili chiacchiere? “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…”, così recita una delle frasi più famose del cinema, ecco il trucco servito su un piatto d’argento: dobbiamo poter immaginare. Noi umani, dopo quella “provocazione” del replicante interpretato da Rutger Hauer, nel monologo del finale di Blade Runner, non facciamo altro che questo, continuare ad immaginare, a pensare ai “bastioni di Orione… alle porte di Tannhäuser…”. Che c’entra Orione? e il Tannhäuser ha a che fare con Wagner? e… e…

Film consigliatissimo Oblivion, in ogni caso, e adatto a tutti sotto ogni aspetto.

Vi saluto con una considerazione: possibile che il nostro futuro è così nero? Fabbriche di esseri clonati, invasioni, guerre atomiche, apocalissi terresti e planetarie, e via catastrofando, la fantascienza propone spessissimo questi temi che certo non inducono ottimismo. Ne parlerò col prossimo film, vi faccio una sorpresa, perché è decisamente atipico in questo genere.