Questa settimana è al 100% targata Goo Goo Dolls, band capitanata dal carismatico John Rzeznik e apprezzata su scala globale dal 1995 (anche se in realtà il suo debutto sulla scena musicale internazionale risale all’ormai lontano 1986).

Mi rifiuto di pensare che non abbiate idea di chi siano i Goos, ma per spazzare via ogni dubbio vi ricordo alcuni dei loro grandi successi, a partire dall’indimenticabile “Iris” (canzone inclusa nella colonna sonora del film “City Of Angels – La città degli angeli”) per poi passare a brani come 2Black Balloon” (per la pellicola “Meet Joe Black – Vi presento Joe Black”), “Here Is Gone” (album “Gutterflower”) e “Before It’s Too Late” (che troviamo nel film “Transformers”). Insomma, stiamo parlando di un gruppo dalla carriera inossidabile che ancora oggi ha un seguito consistente e nessuna intenzione di mettere la parola “fine” al proprio – lunghissimo – percorso artistico. Sulla scia di questa inarrestabile voglia di continuare a fare musica  arriva il nuovissimo album Magnetic“, pubblicato da Warner Bros. Records lo scorso 11 giugno (potete acquistarlo su iTunes) e contenente undici tracce inedite più due bonus track live.

goo-goo-dolls-magnetic-album-cover

“Magnetic” è attraversato da un vibe estremamente positivo ed energico, due aggettivi che ben si prestano a descrivere anche tutte le canzoni che danno vita al disco. Di fatto l’intento dei Goo Goo Dolls è quello di proporre al grande pubblico un lavoro discografico che non ha nulla a che vedere con la sfera dei sentimenti più cupi, e il singolo apripista Rebel Beat” ben rappresenta questa volontà.

E che dire del titolo “Magnetic”? Qual è la sua origine? A queste domande ha risposto il frontman dei Goo Goo Dolls, che in una recente intervista rilasciata a Rockol ha dichiarato: “Ho scelto il titolo ‘Magnetic’ perché ho ricevuto una chiamata dal mio manager, mi ha detto: ‘Scegli un titolo per il disco, assicurati che sia di una sola parola, che sia semplice’. Mi è venuta subito in mente ‘magnetic’. Non c’è una grande storia dietro. Quando mi sono trovato a riflettere su quale potesse essere il mood dei brani del disco ho pensato alla positività, alla leggerezza, alla capacità di farti entrare subito nella giusta atmosfera e ‘magnetico’ era il vocabolo che funzionava alla perfezione per racchiudere tutto questo”.

Ecco dunque spiegato l’arcano, al quale poi vengono aggiunte ulteriori considerazioni sulle registrazioni dell’album, svoltesi principalmente tra New York e Los Angeles e durante le quali sono stati coinvolti svariati musicisti e compositori (ad esempio Gregg Wattenberg, Rob Cavallo e John Shanks) che hanno contribuito ad ampliare gli orizzonti di “Magnetic” grazie a una combinazione equilibrata di opinioni, emozioni, vissuti e ispirazioni diverse.

Sempre a proposito di ispirazioni, vi propongo una piccola curiosità sul brano “Rebel Beat” e sulla sua genesi: l’idea di base è arrivata quasi casualmente mentre John Rzeznik, camminando per le strade della Grande Mela, si è ritrovato nel bel mezzo di una festa on the street e ha respirato a pieni polmoni l’atmosfera spensierata e allegra del contesto nel quale si è subito immerso a tal punto da ricavarne uno spunto per i nuovi pezzi dei Goo Goo Dolls.

Ora che avete fatto la conoscenza dell’album “Magnetic” non vi resta che ascoltarlo nella playlist su Spotify che trovate a seguire. A mio parere merita sicuramente almeno un ascolto, nonostante l’impronta classica dei Goos sia piuttosto forte e impedisca dunque di trovare dei picchi di originalità nel disco. La band ha percorso terreni  già battuti e testati:  niente rischi, poca sperimentazione, tutto assolutamente lineare e vicino ai lavori precedenti (a livello di sound), ma “Magnetic” resta comunque un disco meritevole di attenzione pur non contenendo pezzi epici come “Iris” o “Here Is Gone”. Sarà che io sono estremamente di parte, ma mi sento di dire che i Goo Goo Dolls non deludono mai. Voi cosa ne pensate?