Se mi trovassi mai a insegnare le basi della fotografia sportiva, probabilmente la prima regola che darei sarebbe: se non c’è la palla scartate la foto!

Pessimo insegnante.

Un evento sportivo non è fatto solo di contrasti, schiacciate o gesti atletici fuori dal comune.

Agonismo, esultanza, delusione, rabbia.

Raccontare attraverso le immagini la storia di una partita implica anche il dover catturare tutte questi stati d’animo attraverso i volti dei giocatori.

Vi dirò di più: l’immagine di un’emozione ha spesso molta più forza.

E’ capitato così nel 2008 quando, in occasione della retrocessione in A2 dell’allora Cimberio Varese, la foto più pubblicata dai quotidiani fu la disperazione di Alessandro De Pol in lacrime in panchina. Lui, solo, veterano della squadra, esprimeva in uno scatto il dramma di una città che vive di pallacanestro.

allenatore cimberio

E che dire di Dimitri Lauwers appollaiato sul canestro l’anno dopo per la promozione in A1?

cimberio varese promozione

Il mio ricordo più bello però è legato a Torino 2006, e più precisamente alla cerimonia di inaugurazione di quelli che furono i XX Giochi Olimpici Invernali. Nel silenzio più assoluto una voce bianca intona l’inno di Mameli, mentre il tricolore viene issato: brividi.

inno mameli olimpiadi

Ecco, sta proprio qui la differenza: di azioni di gioco spettacolari ne potrete fotografare quasi a ogni partita… Le emozioni, invece, sono qualcosa di più raro.

Le emozioni sono spesso destinate a diventare ricordi, ed è in questo che risiede il loro immenso valore.

Il consiglio di oggi è quindi molto semplice. Guardatevi intorno, capite che cosa sta succedendo fuori dal campo, e scattate quelle foto che vi permetteranno, anche a distanza di anni, di ricordarvi dell’emozione provata in quegli attimi e vi accorgerete che, anche se la palla non è nell’inquadratura, non ha nessuna importanza.