Quasi tutti una volta nella vita finiscono per realizzare il proprio sogno americano e andare a New York. Molti ci tornano più volte. Quasi nessuno conosce Dia:Beacon.

A soli 20 minuti di treno da Grand Central Station in direzione nord, lungo l’Hudson River c’è uno dei musei di arte contemporanea inaspettatamente più belli che abbia mai visitato.

Sarà il fattore sorpresa? Oppure gli effetti speciali? Infatti le enormi stanze del museo, sono state appositamente create e pensate per accogliere ed esporre opere di grandi o grandissime dimensioni che per questo motivo non potrebbero essere facilmente esposte in altri luoghi o in musei convenzionali.

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Ci si trova quindi a passeggiare tra le sculture in acciaio di Richard Serra e a fare un viaggio nel mondo onirico dei ragni giganti di Louise Bourgeois.

Inaugurato nel 2003 e ricavato da una ex fabbrica in cui si stampavano le scatole di cartone dei biscotti, Dia:Beacon è un museo che ospita una collezione permanente (della Dia Art Foundation) di opere d’arte dagli anni sessanta ad oggi.

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Il lavoro di ogni artista è esposto in una o più sale dedicate, molte delle quali sono state create in collaborazione con gli artisti stessi.

Tipico esempio di architettura industriale, la struttura degli anni trenta è in mattoni e acciaio e il soffitto è ricoperto di enormi vetrate che creano un ambiente eccezionale per la visione dei lavori di arte contemporanea alla luce naturale.

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La collezione, assemblata principalmente negli anni settanta e ottanta, include il lavoro di artisti del calibro di  Joseph Beuys, John Chamberlain, Donald Judd, Blinky Palermoh, Cy Twombly, Andy Warhol, Robert Whitman, Louise Bourgeois, Sol LeWitt, Bruce Nauman, Robert Ryman, Gerhard Richter, Richard Serra, Robert Smithson e molti altri.

101 Spring Street

Di recentissima apertura, dopo tre anni e 23 milioni di dollari di accurati restauri, 101 Spring Street, lo studio-abitazione dell’artista americano Donald Judd, è il nuovo indirizzo imperdibile di NY. Di notte un’installazione di Dan Flavin illumina l’ultimo piano dell’edificio.

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Visitabile solo su prenotazione e con una guida, questo loft di SoHo era stato acquistato dll’artista nel ’68, attratto dalla facciata di ghisa dell’edificio e dalle ampie finestre.

Il dialogo sviluppato da Judd tra l’edificio e le opere d’arte al suo interno è ancora percepibile così come la sua attenzione alla relazione tra spazio e posizionamento degli oggetti all’interno di esso.

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Questo “studio” è considerato infatti il luogo dove nasce il concetto di “installazione permanente”, oramai segno caratteristico dell’arte contemporanea, e luogo di ispirazione di gran parte dei suoi lavori.

Secondo Judd per comprendere un’opera d’arte, il suo posizionamento nello spazio è importante quanto l’opera stessa e la prima applicazione di questo concetto è stata realizzata proprio qui. Il posizionamento infatti di opere d’arte sue e di altri artisti della sua generazione, di mobili e arredi creano un equilibrio ammirabile tra rispetto della natura storica dell’edificio e l’approccio innovativo di Judd nei confronti dell’interior design.

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“Art and architecture—all the arts—do not have to exist in isolation, as they do now. This fault is very much a key to the present society. Architecture is nearly gone, but it, art, all the arts, in fact all parts of society, have to be rejoined, and joined more than they have ever been.”

–Donald Judd, 1986

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