Ottimo film di Ozon al cinema in questi giorni, prova maiuscola di grande qualità tecnica e contenutistica, che dimostra come il così detto “cinema d’autore” può essere avvincente e adatto ad ogni palato cinefilo. 

Titolo originale: Dans la maison
Produzione: Francia
Anno: 2012
Durata: 105 min
Genere: drammatico, thriller
Regia: François Ozon
Soggetto: Juan Mayorga, “El chico de la última fila” (teatro)
Sceneggiatura: François Ozon

La vicenda è imperniata sul rapporto intellettualmente morboso che viene ad instaurarsi tra il sedicenne Claude (Ernst Umhauer) e il suo professore di francese Germain (Fabrice Luchini) in un liceo parigino. Il ragazzo manifesta un grande talento come scrittore e il professore si prodiga nell’incoraggiarlo a scrivere. Il suo è un racconto “a puntate” e narra di come, con espedienti dettati dalla curiosità, s’è introdotto nella vita domestica di un suo compagno di classe. Prima solo amico che aiutava in matematica, poi sempre più coinvolto nelle vicende quasi a diventarne un figlio adottivo, Claude diventa un fattore imprevedibile nella vita medio-borghese di questa famiglia, e racconta tutto nei suoi scritti che diventano anche pretesto per parlare con il prof. di letteratura in senso più ampio.

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L’intento letterario di Germain è conclamato, anche se qualche suo collega e persino la moglie sospettano ve ne siano altri, tanto è pervicace l’influenza del ragazzo sulla vita professionale e persino privata dell’uomo. L’intento di Claude invece è su un crine. Le sue azioni non trovano giustificazioni così evidenti. I suoi racconti, che terminano sempre con “… (continua)”, improntati al realismo, non è mai chiaro se sono verità trascorse, verità che si vorrebbero tali o pura immaginazione al servizio di un romanzo. Cosa ottiene Germain quando consiglia a Claude varianti al racconto, una semplice diversione nello scritto o il prodursi di eventi dai possibili risvolti drammatici per non dire di cronaca? E’ un gioco potenzialmente pericoloso, e di più non si può dire senza rovinare la visione.

Lo stesso Ozon in un’intervista ha evidenziato che molto c’è di autobiografico in Nella casa. – L’artista è un voyeur che si nutre delle vite di altri. Ma senza farsi troppo coinvolgere: il rischio è distruggere se stessi – sono parole sue, come anche – Ho volutamente girato con realismo le scene che potrebbero appartenere all’immaginazione di Claude. Come diceva Bunuel, bisogna girare la realtà come i sogni e i sogni in modo reale. È anche un modo per rendere il film interattivo, lo spettatore sceglie la sua versione della storia -. Ci ha già spiegato molto.

Film consigliatissimo, adatto a tutti.

Senza voler elencare prerequisiti, sarà massimamente apprezzato da chi ama leggere romanzi, meglio ancora da chi ha almeno provato a scriverne uno, anche solo un racconto. Se poi nel proprio bagaglio di film visti si hanno film come Funny Games e Niente da nascondere di Haneke, Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck, svariati film di Truffaut, Il fascino discreto della borghesia di Luis Buñuel e tanti altri se ne potrebbero citare, allora la soddisfazione al termine della visione sarà totale.

Riguardo ai grandi del Cinema citati, Ozon prende da tutti un qualcosa come fa un bravo allievo: non copia, semplicemente s’ispira. Il punto di forza resta il “concretizzare” la lettura di un libro, renderlo vivo. Chiunque legga romanzi opera nella sua mente questo, costruisce nella sua fantasia quanto legge, banale dirlo. Ogni lettore è inconsapevole regista di una trama, esperienza che solo i libri possono darti, e in rari casi come questo anche i film. Chi legge gioca ad ipotizzare finali, ad ambientare scenografie anche diverse da quelle illustrate, persino a trovare parallelismi con fatti reali. E’ un gioco divertente, creativo, e soprattutto incruento svolgendosi in ambiti intangibili. Cosa può accadere se questo gioco ha invece una realizzazione tangibile, se addirittura il suo concretarsi è guidato da esigenze narrative, da voler creare colpi di teatro, sorprese? Compare, come una nube che tutto oscura, lo spettro del Reality, in parte pianificato, in parte pilotato per esigenze di audience a discapito di ogni valore umano e quella villetta, la casa, che fa tanto american-dream, non a caso trovata da Ozon in un quartiere prossimo ad Eurodisney, è un non-luogo perfetto, vero colpo di genio per questo splendido film.

Doveroso, prima di concludere, citare la prova di due bravissime attrici che apprezzo particolarmente: Emmanuelle Seigner nella parte di Esther, madre dell’amico di Claude, e Kristin Scott Thomas in quella di Jeanne, moglie del professore. Due ruoli, i loro, determinanti nel tracciare i profili di entrambi i protagonisti, con scene affatto semplici da girare.

Da sempre penso una cosa, e cioè che ad incontrarsi in giro ognuno di sé può dipingere le verità che vuole. Se vuoi veramente conoscere una persona devi andare a casa sua, non ci sono alternative. Con Nella casa ho trovato indiretta conferma, come anche si conferma una caratterisctica di questi tempi un po’ malati: all’altruismo disinteressato non ci crede più nessuno e tutti cercano nelle azioni degli altri qualche fine occulto. E’ un peccato, che nasce dal fatto che non si crede all’arte, alla bellezza, non si pensa che in fondo il benessere altrui è anche un sano interesse “egoistico”.

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