Rivedersi dopo oltre vent’anni con amici che non hai più cercato. Di giorno basterebbero pochi minuti per un saluto di circostanza, ma di notte è un’altra cosa. Di notte Bari può catturare e trasformarsi in un irreale cinema della memoria. Dove presente e passato, ricordi e invenzione si confondono, e l’età da cui le illusioni fuggono può ancora sfiorare il tempo in cui tutto era possibile. (Sinossi da www.amazon.it)

Questa, in breve, è la trama di Né qui né altrove. Una notte a Bari di Gianrico Carofiglio (Laterza, 170 pagine, 6.90 euro) e queste, più o meno rimescolate, sono le parole che mi hanno colpito quando ho preso in mano il libro al Libraccio.
Amo Carofiglio in maniera viscerale, ma questo romanzo mi era inspiegabilmente sfuggito. Male, malissimo. Perché immergersi nella sua lettura è come catapultarsi a Bari, città che io ho visto solo di sfuggita durante un congresso, ma che ormai mi sembra di conoscere.
Né qui né altrove, infatti, è un vero e proprio omaggio alla città. Si parla di mare, di ricordi, di profumi, di focaccia, di trasformazioni, di violenza, di infanzie privilegiate ma forse meno libere, di azzurri come non se ne sono mai visti, di persone che partono per l’America e di persone che rimangono, di segreti, di dolori tenuti nascosti, di vecchi cinema, di carriere, di quello che si sogna da giovani e di come ci si ritrova vent’anni dopo, di quartieri, di strade, di porti, di teatri bruciati, di librerie chiuse, di illusioni.
Il libro è il racconto di una notte sola, ma si rivela alla fine quello di una vita.
Anzi, più di una.

Buona lettura!

Nell’immagine di copertina un particolare di Né qui né altrove. Una notte a Bari di Gianrico Carofiglio.