Centra, centra… Cominciamo dal palcoscenico: California del Nord, a due passi da San Francisco, Napa Valley e Sonoma Valley, ovvero la più alta concentrazione di case vinicole d’America. Zoom in… Rubicon Estate, la casa vinicola di Francis Ford Coppola.

A metà degli anni ’90, abitavo da queste parti. Mi ricordo che ci venivo in moto a trovare Scott McLeod, l’allora vignaiolo di Coppola, nonché vecchio amico. È qui che ho imparato a conoscere e rispettare questi vini del nuovo mondo troppo spesso ignorati dalle nostre parti. Sissì, è vero che spesso sono sempliciotti, scontati, e stancanti… ma mica sempre, e oggi ci sono diversi wine-maker che hanno cominciato a preoccuparsi di eleganza e finezza, oltre che di muscoli e fuochi artificiali.

A partire proprio dal Rubicon, il vino di punta di casa Coppola. Ottenuto esclusivamente da uve provenienti dalle migliori vigne della proprietà a regime bio-dinamico, è composto da Cabernet Sauvignon per il 90% e per la rimanente parte da Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot. Si tratta di un vino molto concentrato, elegante, complesso, che regala sentori di ciliegia, amarena e viola. Il gusto è potente ma vellutato, con tannini ben integrati e un finale lungo, con ricordi di cioccolato fondente. Da provare anche l’ottimo Cabernet Sauvignon Cask, ottenuto da uve del clone 29, il più “autoctono” della regione: è un vino di grandissima finezza ed equilibrio da abbinare a una fiorentina. E Dracula? Adesso è un po’ giù di moda. Ma quando Coppola stava editando il suo film sul tipo della Transilvania, lo studio di post produzione era proprio in cantina e Dracula era separato dal Cabernet giusto giusto da un vetro. Per anni, dalla barriccaia si potevano vedere tutti i macchinari e anche le locandine e i costumi messi lì per fare un po’ di scena.

La Napa Valley è il cuore, il simbolo, del panorama enologico made in USA. Qui sono nati i primi grandi vini del nuovo mondo, capostipiti di un successo che ha rivoluzionato, nel bene o nel male, l’approccio al bere di mezzo mondo. Negli ultimi 30 anni i vini californiani hanno saputo imporsi a livello internazionale come una realtà di riferimento, grazie a un indiscutibile livello qualitativo, ma soprattutto a uno stile, a una palette sensoriale, capace di rendersi facilmente comprensibile ai nuovi bevitori sparsi in giro per il globo.

Per infliggere il colpo finale ai luoghi comuni e ai preconcetti sul vino di questa zona, basta fare una scappata a trovare Delia Viader. Nata in Argentina, cresciuta in Francia, con una casa in Maremma, Delia è stata una delle prime donne a fare vino in America e lo stile dei suoi vini parla di eleganza allo stato puro. Il suo blend di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, chiamato semplicemente Viader, è uno dei migliori vini che abbia mai assaggiato. Caratterizzato da finezza e complessità che ricordano i migliori Saint-Emilion, è un vino semplicemente straordinario.

Un altro che ha capito come si fa un grande Cabernet è Joseph Phelps. Arrivato da queste parti per costruire cantine s’innamorò della zona e decise di costruirsene una. Un classico americano: da muratore a top wine-maker. Da noi un giovane che prova a far qualcosa di nuovo si trova contro di tutto: dal governo in giù. Oggi, il suo Insignia è un vino celebrato in tutto il mondo. Perfetta espressione della cultura vinicola americana, è un vino esplosivo, enorme, concentrato, che propone troppo di tutto. In bocca è potente ma vellutato con un finale lunghissimo di cioccolato, caffè e liquirizia.

Poco lontano Frog’s Leap Vineyard ha portato il concetto green nel modo delle cantine: bio-architettura, energia solare, energia geotermica, impiego di materiali ecologici si aggiungono alla certificazione di agricoltura organica e alle tecniche di dry farming. Fra i suoi vini da non perdere il notevole Cabernet Rutherford proveniente da quella che viene definita la zona di maggior vocazione (negli USA) per questo vitigno. Ma non sono solo i rossi a sorprendere.

Fra i bianchi lo Chardonnay californiano si è sempre distinto per l’eccesso, la stucchevolezza, una vanigliata mielosità che fa orrore ai wine-experts nostrani. Bene, fate una scappata nel settore settentrionale della Napa, a Stony Hill, dove la famiglia McCrea da oltre 60 anni produce Chardonnay poco legnosi, per nulla grassi e capaci di eccellente invecchiamento. Con l’aiuto di Michael Chelini, winemaker di origine italiana, Peter McCrea sforna anno dopo anno vini lontanissimi dall’icona californiana. Per trovare altri Chardonnay raffinati  bisogna spostarsi nella Sonoma Valley.

Parallela alla Napa, ma più vicina all’Oceano Pacifico, questa regione è caratterizzata da un clima più fresco, ideale per questo vitigno. Hanzell, patria di eccellenti Pinot Noir e ottimi Chardonnay è l’indirizzo giusto per capire a quali livelli di finezza si può arrivare da queste parti. Sempre in Sonoma, sono da provare Jordan Winery con il suo Chardonnay Russian River e il Les Pierres di Sonoma-Cutrer: un vino di grande carattere, che parla di Borgogna. Molto elegante, segnato nei sentori dal terroir decisamente pietroso.

Ecco, direi che questa è una bella traccia per cominciare a orientarsi fra questi vigneti e queste valli. Non lasciatevi scoraggiare dallo show: sulle prime, questa wine country californiana sembra una sorta di Las Vegas del vino, ma poi scoprirete quanto sia divertente da visitare e quali tesori nasconda.

 

Cantine

Rubiconestate.com

Viader.com

Josephphelps.com

Frogsleap.com

Stonyhillvineyard.com

Hanzell.com

Jordanwinery.com

Sonoma-cutrer.com

Foto di Marco Santini