Se volete immergervi appieno nella storia di Budapest, una tappa obbligata è La Casa del Terrore, al n° 60 di Andrassy utca.

Il terrore, qui a Budapest, ha il volto delle due grandi dittature del 20° secolo e trova il suo fulcro proprio in questa palazzina neo-rinascimentale del 1880, oggi museo, che fu prima quartier generale del Partito delle Croci Frecciate, vicino a Hitler, e sede delle organizzazioni comuniste AVO e AVH poi.

L’impatto è molto forte. Varcando la soglia dell’ingresso si intuisce immediatamente quanto la storia di questo luogo coincida con la vicenda di un Paese che ha pagato a caro prezzo la conquista della libertà e della democrazia.

Le foto e i filmati ci portano dapprima indietro alla primavera del 1944 quando, nonostante l’imminente disfatta, Hitler tentò di riconquistare l’Ungheria – che segretamente cercava una via di uscita alla guerra – sostituendo il Reggente Horthy con il più fedele Ferenc Szalasi. Fu questo il periodo più duro per gli Ebrei ungheresi fino ad allora scampati alla furia nazista: oltre 400.000 di loro furono immediatamente deportati nei campi di sterminio, mentre gli altri vennero rinchiusi nel ghetto di Budapest. Moltissimi finirono torturati e uccisi proprio qui, nelle prigioni sotterranee di questo palazzo, o fucilati e gettati nelle acque gelide del Danubio, come ci ricorda il monumento alla memoria cui ho già accennato brevemente in precedenza.

Con la fine della guerra per l’Ungheria si apre la seconda fase del terrore, ancor più lunga e sanguinaria della precedente. I comunisti, che nel ’45 erano entrati a Budapest come liberatori, si imposero con la forza, e scelsero questo stesso palazzo come quartier generale del proprio braccio armato, l’AVO (poi inglobato nel AVH). Le stanze al piano di sopra erano adibite agli interrogatori, le celle sotterranee utilizzate per infliggere ai prigionieri politici le peggiori torture.

Un’ultima sala, a chiusura del percorso, è dedicata alla commemorazione della Rivoluzione del ’56, finita tragicamente nel sangue con la disfatta degli insorti a opera delle truppe sovietiche.

Domani in Italia si celebra la Festa della Liberazione, giorno per noi fondamentale perché il 25 aprile 1945 mise fine a vent’anni di dittatura fascista e a cinque anni di guerra. Se pensate che sia abbastanza – sicuramente lo è – sappiate che in Ungheria le forze di occupazione abbandonarono il Paese solo verso la fine degli anni ’80, dopo oltre quattro decenni. Per essere precisi, l’ultimo soldato russo lasciò l’Ungheria il 19 giugno 1991.