Vincere può capitare a tutti, ma essere vincenti non è conseguenza del caso. La vittoria si costruisce, si soffre ed è fatta di elementi che, sommandosi come mattoncini, costruiscono solide basi per gli agonisti.

Così un campione in parte si può costruire, si può formare. Ovvio che se la natura vi ha dotato di un intuito strategico, ma non di un fisico resistente sarà inutile dedicarsi alla maratona, ma piuttosto sarebbe preferibile una carriera di giocatore di scacchi o di curling.

Così, per entrare nel merito del mondo dei motori, vorrei approfondire l’allenamento e la preparazione di un pilota della Moto3.

La scelta di parlare di questa iniziatica classe è dovuta a tre ragioni. La prima è che in questa categoria la moto conta il 30% e il pilota il 70%; la seconda perché è la prima classe mondiale che un pilota che mira al MotoGp correrà; la terza è che ho collaborato con un team di moto3, l’Ambrogio Racing Team, passando del tempo con piloti, team manager e special trainer, rimanendo coinvolto e affascinato da una classe che meriterebbe molta più attenzione.

Jordy Manzoni, ex-pilota di motocross di un certo rilievo, istruttore federale e personal trainer altamente qualificato ha passato l’inverno ad occuparsi QUOTIDIANAMENTE della preparazione dei due piloti di Ambrogio Racing Team. Brad Binder e Jules Danilo.

“Se non fai PRIMI POSTI in un campionato nazionale di rilievo di Moto3, come quello Italiano o soprattutto quello Spagnolo, il mondiale non fa per te”, questo è il pensiero di Jordy, il quale sottolinea anche che il percorso ideale per un pilota sarebbe di iniziare presto, tra i 6/7 anni, imparando a guidare una mini moto per poi approdare al primo stadio della competizione agonistica prevista dalla Federazione e dal Coni, a 8 anni d’età. Gli scalini sarebbero: Mini Moto, Mini GP, Campionati Nazionali Moto3, Red Bull Rookies Cup, mondiale Moto3. La prima parte in realtà potrebbe essere intercambiabile con gli equivalenti off-road, poiché il bivio decisivo Fango o Asfalto arriva ai 12 anni.

Brad e Jules, i piloti in oggetto, sono ormai a un età, 18 anni, in cui hanno scelto definitivamente di correre su asfalto. Appartengono a culture lontanissime, il primo Sud Africano, il secondo del Nord della Francia, hanno passato l’inverno come due fratelli, condividendo la casa e le fatiche per diventare Piloti di successo. Tutte le mattine si svegliano, fanno colazione con Jordy e iniziano un allenamento veramente duro. È un allenamento a 360° che coinvolge aspetti fisici e psicologici. In una parola: FUNZIONALE. Funzionale perché non si allena un muscolo, ma una somma di movimenti, quindi un sistema armonico fatto di catene di muscoli, propriocettività ed emotività. In termini concreti i due piloti iniziano con un risveglio muscolare spesso in piscina con lunghe sessioni di nuoto, poi si passa subito a dare più stimoli possibili, adatti alla guida di un mezzo sportivo con due ruote e un manubrio, moto cross, super enduro e mountain bike sono gli strumenti che servono ad arricchire il bagaglio motorio che i due piloti potranno sfruttare per affrontare più imprevisti. Dopo i test di Jerez, Jules per esempio ha riportato un maggior feeling col retrotreno della moto in difficoltà, slittamenti o sovrasterzi in frenata, acquisito grazie alle ore passate in campo da cross.

Per capire guardate questo video che ho realizzato con loro.

 

Ambrogio Racing Moto 3 – MotoGP – Special Training from Marco Mongelli on Vimeo.

La fortuna di questi ragazzi è aver trovato un Manager, Fiorenzo, che ha capito l’importanza della componente umana e che, anche se la Moto3 come il MotoGP è un gioco di squadra, quando scatta il semaforo il pilota è SOLO, un atleta lanciato in velocità, in esercizio di concentrazione resistenza e coraggio. Dentro quell’atleta c’è un uomo, parafrasando le parole di Fiorenzo stesso, in questo caso un ragazzo appena maggiorenne, con le sue forze e le sue debolezze. Per questo devono conoscere lo stress, gli imprevisti e la fatica. Con la guida giusta gli ostacoli sono più piccoli e i traguardi distanti più vicini, anche quando la guida è nel box e il ragazzo, uomo, atleta, pilota, ha la visiera chiusa e il motore nelle orecchie.

Diventare campioni è una formula che prevede talento, dedizione, preparazione, persone giuste nel ruolo di guide e fortuna. In che percentuale è un mistero.