Sono arrivata a fine anno strisciando inseguita da un’orda inferocita di Uruk-hai che volevano la mia testa, insieme allo svolgimento di una serie di priorità (lavorative) non ben identificate a tutt’oggi. Sono sopravvissuta per raccontarlo ed è questo quello che conta. Pare che mi stiano cercando, ma con il passo lesto dell’elfo che mi appartiene in questo periodo dell’anno, sono riuscita abilmente a seminarli per dedicarmi a cose davvero più attraenti. Le vacanze hanno rappresentato il mio buen retiro e l’occasione per costruire un bunker pieno di lucine colorate a intermittenza per i momenti difficili. Mi piace immaginare che là fuori imperversi la battaglia con le renne e Babbo Natale (e pure gli Uruk-hai) mentre copro il rumore con le note del White Album, particolarmente adatto alla stagione natalizia, e sorseggio amabilmente il mio caffè in vestaglia addobbata con gattini, calzettoni e libro in mano. Ci penserà la neve a coprire le macerie e il gelo a sigillare per sempre. Le degenerazione di questo mio comportamento in vecchiaia sarà un whisky on the rocks, la sedia a dondolo e la coperta con fantasia scozzese (a breve sceglierò anche i colori del clan che preferisco) stesa sulle ginocchia infreddolite. Intorno avrò 50 gatti tutti con lo stesso nome, ché il mito del gattaro Hemingway mi rimane ma dubito che avrò memoria per ricordarmi nomi diversi per animali diversi. Il multitasking fa male, lo ha detto una ricerca comparsa su La Repubblica e sono andata in paranoia. Poi ho riflettuto sulla testata e il potere di suggestione si è ridimensionato subito.

Quel che conta, ora, è essere tornata dai miei amati (libri) dopo un periodo di deplorevole distacco. E come per tutti i ritorni ho riscoperto il piacere in piccoli dettagli che avevo quasi scordato. Mica è detto che un libro sia bello solo perché è bella la storia o perché è scritto con mestiere. Ci sono tante altre cose, piccolissime cose, che rendono la lettura un incanto.

1) Le atmosfere. Prendi una storia, anche banale, una scrittura lineare e mettile in terra d’Africa con colori che si materializzano, profumi che si diffondono e aria sottilmente rarefatta che ovatta tutto di dolcezza. Risultato? Un libro che ti scaglia lontano e ti fa dimenticare la pioggia, il cemento e il traffico delle strade asfaltate. Direi che ne vale la pena anche se non entrerà nella vostra A-list. In compenso al posto di un semplice gatto, in quel mondo di fantasie di carta, puoi avere il re della foresta che ti fa compagnia. La bellezza di sognare in grande.

Per cominciare: Le lacrime della giraffa, Alexander McCall Smith, Tea

le-lacrime-della-giraffa

2) L’evoluzione dei personaggi. C’è una storia nella storia e bisogna separarla con attenzione.
Petra Delicato, l’investigatrice barceloneta di Gimenez Bartlett, pare che ogni tanto – a quello che ho letto – indaghi su fatti di sangue, omicidi, scomparse e cose brutte in genere. Non ricordo moltissimo della sua vita professionale, mi son persa nella telenovela delle sue vicissitudini private. Un po’ come Beautiful, alla fine ti prende, prescindi dalla logica della storia e sei sempre sintonizzata a ogni uscita. Avvertimento: quando cominci a parlarne con le amiche, sei entrata nel loop.

Per cominciare: Riti di morte, Alicia Giménez-Bartlett, Sellerio

riti-di-morte

3) Lo sguardo dello scrittore.
Ci sono casi in cui talvolta uno scrittore è investigatore e rivelatore dell’anima. Mi è capitato con i racconti di Alice Munro. A quanto pare le donne sono piene di segreti da svelare e neanche Agatha Christie sarebbe così brava a districare gli intrecci e misteri di ogni personaggio femminile. Un tocco di giallo mischiato al rosa che non fa mai male: pare che agli uomini piaccia e l’abbinamento sia molto fashion.

Segreti svelati, Alice Munro, Einaudi

segreti-svelati

4) Il potere evocativo.
Desolazione, fuochi ancestrali e sperduti, scheletri di alberi e uomini fantasma. Alla fine Corman McCarthy ci è riuscito a materializzarmi l’orizzonte di un futuro possibile. Ci mancavano solo gli zombie a rendere perfetta e ancora più credibile l’atmosfera da brivido. Ditemi che non uscirò mai dal mio bunker con le lucine a intermittenza e fatemi subito mettere il filo spinato fuori, che non si sa mai. Gli zombie esistono, ne sono sicura.

La strada, Corman McCarthy, Einaudi

laStrada

5) La capacità di sintesi. Puoi dire una cosa con 10 parole, belle, ma 10 parole. Puoi dire la stessa cosa con 3 parole, belle, ma soprattutto 3 parole. La scrittura è quella attività in cui colpire il bersaglio con meno frecce possibili e ben mirate ripaga moltissimo e scatena ammirazione e piccole urla di gioia nei lettori. È un gioco per sottrazione che canalizza l’energia e crea armi potentissime. Per convincerti definitivamente prova immaginare a Guerra e pace in versione diluita. Oppure scegli il tuo mattone preferito e raddoppialo per peso. Vacci piano.

6) Scoprire un altro scrittore dietro lo scrittore. Mi piace vedere, vale per leggere, che dietro ogni storia c’è la persona che la racconta, dietro ogni frase c’è la scelta di stile di chi la scrive, dietro ogni parola c’è tutto quello che uno scrittore non avrebbe mai immaginato che finisse su una pagina e che forse ha tentato, ma invano, di nascondere procedendo con la narrazione. La scrittura, e la parola soprattutto, è rivelatrice, nel bene e nel male. Toglie le difese e porta in vantaggio il lettore che decide da sé da quale storia farsi attrarre e dove cercare la verità tra le tante luccicanti lusinghe messe sul tavolo. E qualche volta anche lo scrittore si accorge di perdere il controllo e di andare dove non avrebbe previsto (e magari non si sarebbe augurato). Dietro una storia, alla fine, c’è la storia di chi l’ha scritta. E questo, per me, moltiplica il fascino e mi rende libera di scegliere quale fantasma inseguire tra gli intricati corridoi che mi aprono le pagine di un libro. Ok, lo ammetto, forse non sono la lettrice ideale per uno scrittore, soprattutto se affettato, autocompiaciuto e cinico. Potremmo detestarci a vicenda. Insomma, tra gli altri, non ditelo a Baricco.
Per il resto affidatevi a Italo Calvino.

Il cavaliere inesistente, Italo Calvino, Mondadori

il-cavaliere-inesistente

Ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola, e io a correrle dietro. È verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo d’una pagina bianca, e che potrò raggiungere soltanto quando a colpi di penna sarò riuscita a seppellire tutte le accidie, le insoddisfazioni, l’astio che sono qui chiusa a scontare.”