Sul finir dell’estate, come ogni anno, il Lido di Venezia si anima. È tempo di film, ed è il momento della Mostra del Cinema di Venezia.
Il Leone d’oro è già lì che guata il prossimo vincitore e la Coppa Volpi non vede l’ora di trovar il suo prediletto/a.

Per chi si interessa di libri il collegamento con il mondo cinematografico è immediato.
Così mi ritrovo davanti a un pc, in una sera qualsiasi di quasi fine agosto, a chiedermi quali film premiati alla mostra sono stati tratti, o ispirati, alla letteratura.
A ciascuno la sua fissa, ma sappiate che sto provando la sensazione di chi smacchia un giaguaro. E sono momenti bellissimi, sensazioni che a breve vorrò riprovare.

Tra le novità in mostra quest’anno il film con James Franco che porta in scena Figlio di Dio di Cormac McCarthy.
Bret Easton Ellis, con suo grande compiacimento da provocatore, ha invece lavorato alla sceneggiatura di The Canyons, film che vede come protagonista quella mattacchiona di Lindsay Lohan (il tema naturalmente è a sfondo sessuale, conoscendo l’autore).
Se poi siete appassionati alla beat generation, il nostro caro Harry Potter (Daniel Radcliffe) sarà il poeta Allen Ginsberg in Kill Your Darlings (in italiano Giovani Ribelli).
Scarlett Johansson esordisce invece da regista con un riadattamento di Incontro d’estate di Truman Capote.

Ora, però, vi smarmello una bella listarella di romanzi o racconti che, insieme ai film, hanno vinto la Mostra.

Nel 1946 vince L’uomo del sud di Jean Renoir.
Il soggetto è tratto da un romanzo Hold Autumn in Your Hand (ndr il romanzo non compare in traduzioni italiane) di George Sessions Perrydi. Grande depressione, l’America dell’est con i suoi immensi spazi e la storia di Sam Tucker che sostiene la sua famiglia con il duro lavoro nei campi.

Nel 1948 vince Amleto di Lawrence Olivier.
Per l‘autore della tragedia non conviene spendere parole. Il tempo ne ha cancellato memoria.
La storia tratta di un tale Amleto che parlava con un tale Yorich, che in realtà era un teschio e non era una persona. Fin da subito si intuisce il dramma esistenziale di un uomo che intesse con difficoltà relazioni con gli uomini, ma vede spesso fantasmi.

Nel 1954 vince Giulietta e Romeo di Renato Castellani
Ci sono un uomo e una donna innamorati con le famiglie un po’ malmostose e invadenti. Loro vorrebbero vedersi la sera, ma al massimo Giulietta si affaccia al balcone. Romeo, giustamente, si dispera. Tenta di sistemare la vicenda con l’aiuto di amici e speziali. Ma tutto sembra che debba andare per il peggio. Brutto affare l’amore.

Scusate ho una sorta di timor reverenziale nei confronti di William. Ovunque egli sia, so che potrebbe sentirmi e io vorrei evitare di essere fulminata da una sua saetta (la butto in caciara, per evitar di sbagliare).

Nel 1959 vince Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini su soggetto di Indro Montanelli. Questo è un caso di inversione. Il romanzo, in arte autobiografico, fu scritto e rielaborato solo successivamente e si legò in qualche modo all’immaginario visivo del film. Indro Montanelli, incarcerato a San Vittore, conobbe il personaggio che poi ispirò la sua narrazione. Giovanni Bertoni, piccolo truffatore, fu infiltrato nel carcere milanese come generale di Badoglio per scoprire i nomi degli organizzatori della resistenza.

Nel 1962 vince Cronaca familiare di Valerio Zurlini.
Il film è tratto dal romanzo autobiografico di Vasco Pratolini (1947). All’autore e alla sua introduzione il sunto della storia « Questo libro non è un’opera di fantascienza. È un colloquio dell’autore con suo fratello morto. L’autore, scrivendo, cercava consolazione, non altro. Egli ha il rimorso di avere appena intuita la spiritualità del fratello, e troppo tardi. Queste pagine si offrono quindi come una sterile espiazione »

Nel 1967 vince Bella di giorno (Belle de jour) di Luis Buñuel.
Il film è tratto da un romanzo di Joseph Kessel (1929). Séverine, moglie di un medico, decide di rifugiarsi nelle case di appuntamenti parigine per vivere un amore che possa aiutarla a superare un’affettività distorta.

Nel 1986 vince Il raggio verde diÉric Rohmer.
Il film è tratto dal romanzo di Jules Verne (1882). La giovane Helena Campbell dopo aver letto del fenomeno del raggio verde decide di posticipare il proprio matrimonio. Si dice che questa visione mitica abbia effetti positiva sulla mente e sull’anima. Insieme ai suoi familiari partirà all’avventura, ma alla compagnia si uniranno 2 pretendenti alla mano delle giovane.
Niente polpi giganti a 20 mila leghe sotto i mari. Rimangono polpi più umani in superficie.

Nel 1988 vince La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi.
Il film è tratto dal racconto autobiografico di Joseph Roth (1939). La storia di Andreas Kartak, un uomo alcolizzato (Joseph Roth morì per etilismo all’età di 45 anni), che nonostante i buoni propositi, la sorte favorevole e i miracoli a cui assiste non riuscirà a sottrarsi al suo destino.

Nel 1993 vince America oggi (Short Cuts) di Robert Altman.
Il soggetto del film è tratto da 9 diversi racconti e una poesia di Raymond Carver.

Nel 2005 vince I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee.
Il film è tratto dal racconto Gente del Wyoming di Annie Proulx pubblicato per la prima volta sulla rivista americana The New Yorker (1997) e comparso in Italia con il titolo di Distanza ravvicinata (2003, Baldini & Castoldi).
La storia d’amore clandestina di due cowboy e della difficoltà di vivere una relazione in una realtà rurale che si rivela incapace di accettare l’omosessualità.

Nel 2011 vince Faust di Aleksandr Sokurov.
Una rilettura di certo particolare dell’opera omonima di Johann Wolfgang von Goethe.
Storia di chi è pronto a vender l’anima al diavolo.

Comunque fate sapere a Shakespeare che ha vinto un sacco di Leoni d’oro. Ne sarà soddisfatto. Mi vien da capire Kurt Vonnegut che quando lo incontrò (cfr Dio la benedica, dottor Kevorniak, edizioni Minimum Fax) non riuscì a non “congratularsi con lui per tutti gli Oscar che aveva vinto il film Shakespeare in love, il cui pezzo forte era la sua tragedia Giulietta e Romeo”. Dice, sempre Kurt Vonnegut, di non aver legato con William. Chissà poi perché.

 

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