Ascolto musica sempre e da sempre, e forse da una persona che è sul pezzo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 da più di due decenni vi aspettereste post dedicati ad artisti leggendari e a band che hanno fatto storia…se così fosse, vi sorprenderò. Mi sono sempre sentita un po’ “talent scout inside”, ed essendo curiosa di natura, ho sviluppato una propensione all’esplorazione non solo dei generi musicali, ma anche dei volti nuovi che cercano di farsi spazio nel grande oceano della musica internazionale. In questi giorni sto ascoltando e apprezzando uno di questi talenti non ancora sbocciati, almeno non in Europa, ed è proprio di lui che vorrei parlarvi oggi, sperando che sia di vostro gradimento.

Matt Hires è un cantante e compositore statunitense nato nel 1985 in Florida e lanciato da F-Stop Music/Atlantic Records nel 2008, anno in cui ha esordito nel mercato discografico pubblicando un EP intitolato “Live From the Hotel Café” e contenente solo 4 brani. Nonostante questa tracklist ridotta all’osso, Matt è riuscito a dare prova del suo talento e a guadagnarsi un’esposizione mediatica non indifferente; si è anche portato a casa il favore della critica, che lo ha paragonato ad artisti di alto livello come Jack Johnson, John Mayer, Matt Costa, Mat Kearney e Bright Eyes. Paragone non significa somiglianza, dato che sempre la critica ha voluto far emergere l’originalità di Hires rintracciandola nella “sincerità e nell’autenticità della musica e dei testi” di questo giovane esordiente. Mi trovo pienamente d’accordo con questa presa di posizione di pubblico ed esperti del settore perché io stessa sono rimasta affascinata da Matt per i motivi sopra citati, per il suo sound molto basic e per la semplicità della sua musica, che però arriva esattamente dove deve arrivare e riesce a toccare le nostre corde più intime.

Matt-Hires-Live

Sarà che a me i pezzi pop/rock piacciono da morire, soprattutto se non sono troppo appesantiti da effetti strani e superflui (le canzoni strutturate su voce, chitarra acustica e pochi altri strumenti come il pianoforte o il cajon sono decisamente i miei preferiti), sta di fatto che mi sono proprio lasciata affascinare da Matt Hires. Se siete amanti del genere sono certa che vi piacerà, sebbene la sua discografia sia ancora abbastanza scarna.
Vi segnalo in particolare l’album del 2009 “Take Us To The Start” (e ve lo faccio anche ascoltare nella playlist di Spotify che trovate a seguire), che contiene un brano – tra gli altri – meritevole della vostra attenzione: sto parlando di “Turn The Page”, che in questi giorni si è guadagnato un posto fisso nella Top 10 delle mie canzoni preferite del momento.

Se non sono stata abbastanza convincente fino ad ora, ho ancora qualche carta da giocarmi per invitarvi a dare una chance a questo artista: Hires non solo si è esibito al famosissimo SXSW Music Festival che si tiene ogni anno ad Austin (Texas), ma ha anche aperto i concerti di Dave Matthews, Marc Broussard, O.A.R. e, last but not least, Paolo Nutini. Mica male, vero? In più nel suo disco “Take Us To The Start” ha incluso “You In The End”, brano co-scritto con Sara Bareilles (quella di “Love Song”, ve la ricordate?), e sempre da “Take Us To The Start” sono stati presi alcuni pezzi utilizzati per le colonne sonore di telefilm molto amati anche al di fuori degli Stati Uniti, “Grey’s Anatomy” in primis.

È davvero giunta l’ora di lasciare spazio alla musica, dunque vi propongo il video live di “Turn The Page” e – come promesso – una playlist dedicata a Matt Hires. Se vi va di avventurarvi nella sua musica vi consiglio di ascoltarlo su Spotify, dove troverete anche il suo nuovo EP “Forever” uscito da poco in digitale. Enjoy!