Non viaggio mai con l’aria condizionata accesa, mi piace tenere aperto il finestrino e sentire gli odori portati dal vento apparente, anche quando il sole è a scoppio, come ora. Siamo nati per soffrire, almeno soffriamo godendo. Mi godo il caldo che fa schiantare, mi godo la luce accecante di questa giornata di mezz’estate, mi godo i campi di girasoli da una parte e gli scorci sull’Arno dall’altra. Oggi faccio la turista e vado in un posto che ancora non avevo visto mai, per quella atavica reciproca denigrazione tra le provincie di Lucca e di Pisa, così naif. Ma ultimamente ho sentito parlare spesso di Marina di Pisa così parto, seguendo le voci.

Il viale D’Annunzio scorre costeggiando l’Arno, accompagnato da platani e pioppeti, rovi e canneti; ogni tanto un cantiere navale e una rimessa, un retone, un ristorante o una trattoria. Il vento mi porta l’odore dolce del fiume che mitiga il salmastro, e il suono fresco delle foglie dei pioppi. Arrivo alla rotonda, al cantiere del Porto di Pisa e sfocio al mare, come l’Arno che mi sta accanto.

Il cantiere del Porto promette residenze di lusso nel verde e nel futuro prossimo, per ora è un cumulo di inerti e una furgonata di operai di tutti i colori affranti dalla canicola, che riposano all’ombra del legno di un baracchino del pesce, dismesso. Dalla massicciata bianca della foce la quinta maestosa delle Apuane, oltre il mare e il fiume che si lambiscono sorridendosi, con i retoni a far da ruffiani a questo amore idraulico.

Il dolce e il salato si sono fatti una sola cosa, ma ancora non sono a Marina.

Proseguo, costeggio, arrivo alla parte realizzata del progetto. Parcheggio, passeggio; un nonno mi saluta “come si sta bene oggi, signora; s’è alzato pure il vento, cosa possiamo volere di più?” prendendo per mano il nipote che mangia un ghiacciolo al limone. Camminano lungo la banchina d’attracco fresca d’inaugurazione , dirigendosi verso l’avan porto, per guardare il mare da lì.

Scanso il nuovo, mi muovo verso il vecchio e m’appare il lungomare.

Passo un campetto dove una manciata di ragazzini gioca a calcio malgrado il sole allo zenit, come in un libro di Pasolini, anche se il più alto parla all’iphone mentre stoppa la palla. Un pittore espone i suoi quadri dal taglio sgamato sullo steccato di un ristorante; dicendosi nativo di Tirrenia si tradisce con una risposta in livornese data d’istinto, o ad arte. C’è un’aria irreale, qui. La luce riportata dagli intonaci chiari degli edifici che s’affacciano sulla strada, le porte delle case aperte sulle cucine e le sedie lasciate sull’uscio per la conversazione vespertina, la massicciata che definisce il litorale, gli ombrelloni colorati piantati nei ciottoli e il silenzio rotto solo dai ricordi di due vecchie signore che slegano le biciclette. Perché il mare qui quasi non si sente, le onde si rompono al largo, sulle barriere costruite a proteggere la costa.

La luce che mi fa strizzare gli occhi mi ricorda la luce bianca del Portogallo; ripensandoci, anche il rapporto con il mare richiama quello delle coste affacciate sull’oceano: uno sguardo pieno di timoroso rispetto. Marina mi pare avere un doppio sapore, il salmastro del mare e del libeccio sulla costa e il dolce dell’Arno risalendo all’interno. Annuso e seguo le tracce.

Fabiano Corsini si è laureato in Sociologia all’Università di Trento nel 1973, è stato consigliere nella giunta comunale di Pisa; oggi in pensione, si dedica alle altre sue passioni: la scrittura, lo slow food e la memoria dei luoghi, anzi di un luogo in particolare. Lo contatto perché i social network sono un fantastico strumento di diffusione casuale di informazioni e mi sono ritrovata condiviso in bacheca un suo status dall’argomento interessante, Marina Magica.

Ci incontriamo in città, rompiamo il ghiaccio passeggiando lungo l’Arno. Davanti all’aperitivo mi accenna le vicende di Marina di Pisa; nel 1606, quando Ferdinando I de’ Medici fece deviare il corso dell’Arno e nel XIX secolo quando Gaetano Ceccherini costruì il primo stabilimento balneare. L’economia basata sul turismo, sulla pesca e sull’indotto; la nascita dei cantieri e la costruzione degli idrovolanti, l’arrivo dell’industria tedesca che s’ingegna per scavallare il trattato di Versailles; la FIAT nel 1930 e la produzione di aerei da guerra, la riconversione nel secondo dopoguerra al settore su gomma; gli anni Sessanta e il problema dell’erosione della costa, la creazione delle barriere al largo e della massicciata sulla riva; la sospensione della produzione e, alla fine degli anni Ottanta, la perdita dei posti di lavoro e della sicurezza per centinaia di famiglie, fino ad arrivare al passato prossimo, le grandi aree industriali dismesse lasciate lì, in attesa.

Mi spiega per sommi capi l’urbanistica contrattata e il progetto di riqualificazione urbana attraverso la costruzione del nuovo polo nautico e di nuove residenze. La riqualificazione è un concetto strano, veicola un valore soggettivo; soprattutto quella urbana in Italia è spesso un’arma a doppio taglio. Per vestirsi del nuovo prêt-à-porter firmato si gettano i vecchi abiti, anche se erano stati cuciti dalle sartine più abili del paese. Il rischio oggettivo di ogni trasformazione urbana è la perdita della memoria dei luoghi se chi trasforma non sa ascoltare; la paura per chi rimane è di ritrovarsi nel silenzio di un luogo che non ha più nulla da raccontare, o nel deserto patinato dei luoghi comuni. Perché le storie si creano nei secoli, ma si distruggono in pochi mesi.

Così Fabiano ha raccolto le storie di Marina di Pisa in un romanzo, Arselle. Al fortino di Boccadarno e in un blog, Salmastro che usa come diario di navigazione verso un progetto più grande, Marina Magica, appunto.

Marina è magica perché Gabriele D’annunzio incontrava Eleonora Duse fra le mura discrete di queste case o si perdeva nella pineta rincorrendo le sue trasfigurazioni mitologiche; perché Percy Bysshe Shelley salpava dal moletto per prendere il mare aperto, felice di sfidare il libeccio; perché le urla dei pescatori di cee risuonano ancora nelle orecchie degli uomini cresciuti osservando i vecchi ai retoni; perché “siamo venuti su a brodo di muggine di Boccadarno, che è buonissimo, eppure oggi non lo conosce nessuno”. Così raccogliendo, scrivendo e progettando Fabiano lavora per una Marina che possa raccontarsi attraverso le vecchie ricette della pesca fluviale, attraverso la rete dei percorsi tra il parco di San Rossore e la costa di qua d’Arno, e l’accoglienza sussurrata di strutture leggere preesistenti che amplificano le voci dei luoghi.

La storia dell’uomo non deve urlare, è un’onda che può travolgere; è bene che si infranga al largo.

Il 24 agosto 2013 si svolgerà a Marina di Pisa l’incontro: Marina Magica. Parole, musica, filmati, emozioni. Magia. Con Francesco Bottai, Athos Bigongiali, Fabio Rossitto, Enzo Meucci, Fabiano Corsini, Titti Barsantini. Presenta Betty Barsantini.

Per informazioni consultare la pagina facebook di Arselle.