E’ tempo di Maldive. Quante volte abbiamo pensato di poter pronunciare questa frase e avere le due fatidiche variabili (tempo e soldi) per partire per un viaggio del genere?

Dal 2012 le autorità locali hanno concesso agli abitanti delle isolette di pescatori di aprire guest house e attività ricettive fino ad allora vietate: quindi o andavi in un resort prendendo un volo charter, oppure di opzioni ce n’erano ben poche.

Adesso il turista fai da te tanto demonizzato, con un po’ di praticità e abilità organizzativa, può scegliere di godersi una settimana di relax senza dover spendere cifre da capogiro. Ecco quindi alcune dritte per andare alle Maldive e godersele davvero low cost.

Prima di tutto il volo: Skyscanner e Kayak sono il punto di partenza anche per volare su Malè, risparmiando.

Facendo un po’ di ricerche ho visto che le compagnie aeree medio orientali (Emirates, Oman Air o Ethiad) hanno mediamente buoni prezzi, e sono sicurissime.

Per le guest house credo vada un po’ a sentimento: noi abbiamo scelto il Kuri Inn a Omadhoo, nell’Atollo di Ari Sud e devo ammettere che siamo stati decisamente bene, anche perché siamo capitati nell’isola in una settimana in cui eravamo 4 turisti in tutto (relax totale e silenzio garantiti!), ma le opzioni cominciano ad essere svariate.

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Per questo è il momento di andarci, perché questo tipo di turismo è in crescita e quindi i prezzi sono ancora contenuti. Il costo (a gennaio 2014) è stato di poco più di 30€ a testa (camera + colazione) al giorno, per la pensione completa si arriva a poco più di 50€ a testa, fino ad arrivare al pacchetto “più completo” con inclusa anche un’escursione giornaliera (isola deserta, snorkeling, avvistamento delfini) per un prezzo leggermente superiore.

E’ circa 1/3 dei prezzi nei resort meno “luccicanti”, ovviamente non si deve partire con troppe pretese di lusso.

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Gli step fondamentali ai miei occhi sono:
– scegliere la guest house e contattarla, chiedendo eventuale disponibilità e soprattutto quali sono i giorni in cui partono e arrivano i ferry boat (traghetti più o meno grandi di linea che costano davvero pochissimo: per una corsa di circa 5 ore abbiamo speso poco più di 3€, se pensate di prenotare un mezzo privato, questo passaggio è da saltare);
– prenotare il volo, destinazione Malè;
– prenotare la guest house;
– cominciare a sognare le Maldive e scegliere i costumi.

Appena atterrati all’aeroporto potete far contattare dal punto informazioni la vostra guest house, o dirigervi direttamente (uscendo sulla destra) all’attracco della barca che per 1€ va ogni 20 minuti a Malè (l’aeroporto si trova sull’isoletta di Hulhulé), da dove partono poi tutti i mezzi pubblici per i diversi atolli.

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Preparatevi alla noia, gli spostamenti sono decisamente lenti. Ma appena arrivati all’isola prescelta comincia davvero il paradiso sognato: i maldiviani sono sorridenti, gentili e accoglienti.
Se non volete fare tutto da soli ci sono siti, come Maldive Alternative, che vi aiutano nella scelta con proposte diversificate, cercando sempre di stare attenti al budget. Se cercate “isole, maldive, guest house” i risultati sono davvero infiniti: per comodità qui potete trovarne un elenco.

Alcune indicazioni per queste Maldive alternative:
– i maldiviani sono musulmani, quindi in teoria nelle loro isole le donne dovrebbero essere coperte. Se state in spiaggia dove non c’è nessuno non c’è problema, ma è necessario rispettare le loro usanze, quindi non girare per l’isola in costume, per esempio.
– Le Maldive sono belle quanto fragili, e il loro ecosistema sta andando verso una lenta e inesorabile rovina. So che le conchiglie e le stelle marine sono molto belle, ma lasciatele dove sono, non inquinate (ma questa è una buona regola ovunque), cercate di essere dei piccoli scout rispettando la regola “lascia meglio di quanto hai trovato”.
– Partite armati di più medicinali di quanti possano servirvi, tra cui anche del cortisone (Bentelan, per esempio). Gli ospedali ci sono, ma il transfer potrebbe essere davvero lungo.
– Mangiate cibo locale, che ricorda molto l’indiano ed è buonissimo.
– Accettate preventivamente e senza discutere che sulle isole non c’è alcol e non si può portare. Approfitta della settimana alcol-free come se fosse qualcosa di Zen. Non si può, punto.
– La crema solare qui non è un optional e non è un’esagerazione perché io ho la pelle bianco latte: anche dopo una settimana, anche per le pelli più scure, la protezione 30 è il minimo sindacale, soprattutto per non tornare a casa con il ricordo di vesciche memorabili al posto dei fondali marini.