“Una delle ragioni per cui mi piace è che c’è un punto della canzone in cui si deve trattenere a lungo una nota…i Mariachi riescono a farlo facilmente perché hanno uno stomaco grande e pieno d’aria!”
[Robert Rodriguez]

Come tutte le più grandi leggende, le origini di “Malagueña Salerosa“, da alcuni hombres mexicani alticci conosciuta anche come “La Malagueña“, continuano a sollevare accesi dibattiti tra le strade dei villaggi de La Huasteca, un’antica regione dello stato del Messico lambita dalle calde acque del Grande Golfo.
Una leggenda che ha unito nel tempo cultura popolare messicana, musica internazionale, cinema e cultura pop, contribuendo a far diventare questa piccola perla di note, romanticismo e poesia, una delle più famose ed esportate canzoni messicane di sempre nel Mondo.

Que bonitos ojos tienes [Che begli occhi che hai]
Debajo de esas dos cejas [sotto quelle due sopracciglia]

Al solito, se c’è qualcosa d’interessante e di passionale che coinvolga il Messico, state pur sicuri che Robert Rodriguez, tra i più grandi registi della nuova generazione americana, ne è già venuto a contatto e ha già provato in qualche modo a usarlo nei propri film, quasi tutti di grande successo mondiale sia di critica (a volte…) sia di pubblico (non vorrei citare “Machete” come riferimento, ma è il più recente e quindi probabilmente il più immediato).

Ellos me quieren mirar [Quegli occhi vogliono guardarmi]
Pero si tu no los dejas [Ma se tu non li lasci]
Ni siquiera parpadear [Nemmeno sbattere]

Solo nel 2003, a ben 12 anni dall’esordio sul grande schermo, il regista riuscì a fondere il suo cinema con la più conosciuta tra le canzoni popolari del paese dei sombreros, montandola addirittura come colonna sonora dei titoli di testa del terzo film sulla trilogia dei Mariachi, “C’era una volta in Messico“, un omaggio tamarro e pulp a Sergio Leone.
A “tocar” la chitarra un Antonio Banderas all’apice della propria fama di attore latino sensuale e tenebroso, trasformato da Rodriguez in un Mariachi assetato di sangue e vendetta per la propria donna, e con la custodia dello strumento utilizzata come arma di distruzione di massa (per chi non l’avesse visto… non esagero per nulla).

La canzone, per l’occasione solo instrumental, aveva poco a che fare con lo stile originario, quel “Son Huasteco” tipico della costa est messicana (“Cielito Lindo” è l’altra Grande Canzone dalle stesse origini), definito da due chitarre classiche di differenti dimensioni, la huapanghera e la jarana huasteca, e un violino.
Nel film di Rodriguez mancavano inoltre le parole che sin dagli inizi avevano stregato i cuori delle procaci, more messicane nelle feste di paese, rapite dallo sguardo languido e dal canto passionale dei Mariachi, caratteristici cantanti addobbati con vestiti e sombreros tradizionali, e spesso dotati di grandi ventri, perfetti per tenere più a lungo il tono di una nota.

Malagueña salerosa [Graziosa abitante di Málaga]
Besar tus labios quisiera [Vorrei baciarti le labbra]
Y decirte nina hermosa [E dirti bella bambina]

Malagueña Salerosa”, che molti affermano esser nata tra le vie cittadine ancor prima di quel 1947 indicato ufficialmente come anno di creazione da parte dei musicisti Ramirez e Galindo, rappresenta il classico amore intenso e caliente di un uomo verso una bellissima ragazza di Malaga (“la Malagueña” appunto), che non riesce a conquistare a causa della propria povera condizione economica.
Un sentimento struggente che i trio Mariachi riuscivano a riprodurre con gran dramma e fedeltà, grazie ai virtuosismi dei loro strumenti e alle strofe cantante in falsetto (particolare modo di far vibrare la voce), aprendo la strada a centinaia di altre interpretazioni lungo i decenni che hanno visto un simbolico cerchio chiudersi forse con Robert Rodriguez.

Dai primi anni cinquanta, tinti dagli stili peculiari di quei posti e dei Mariachi, sono arrivate poi più di duecento cover, tra famosi cantanti internazionali come Placido Domingo e Jose Feliciano ad elevati virtuosismi di alcuni dei più grandi chitarristi al mondo, come Paco de Lucia, capaci di trasmettere le stesse emozioni dolci e tristi allo stesso tempo, senza nemmeno pronunciare una singola parola del testo.

Que eres linda y hechicera [Che sei carina e ammaliante]
Como el candor de una rosa [come il candore di una rosa]

Si por pobre me desprecias [Se mi disprezzi per la mia povertà]
Yo te concedo razon [ti do ragione]

Ma ci voleva la tamarraggine e creatività di Robert Rodriguez per portare “Malagueña Salerosa” a un altro livello musicale; ed ecco quindi che, dopo l’innocente intro di “C’era una volta in Messico”, arriva nel 2004 l’occasione di comporre la colonna sonora di “Kill Bill Vol.2” del fraterno amico Tarantino: troppo ghiotta per non coglierla al volo!
Così, alla simbolica cifra di un dollaro per l’intera soundtrack del film e trasformate le evoluzioni artistiche delle chitarrine messicane in potenti riff e assoli rock, Rodriguez e la sua band -i Chingon– chiusero come meglio non si sarebbe potuto fare l’epica e sanguinosa avventura della Sposa, interpretata da Uma Thurman, tenendo la versione più estrema e hard di “Malagueña Salerosa” per il gran finale e la scena conclusiva del capolavoro tarantiniano.

Non è mai stato chiarito invece se il povero ragazzo sia riuscito infine a conquistare la sua stupenda ragazza di Malaga… ma di fronte a queste parole, quale donna avrebbe saputo resistere?

Yo no te ofrezco riquezas [Non ti offro ricchezze]
Te ofrezco mi corazon [Ti offro il mio cuore]
Te ofrezco mi corazon [Ti offro il mio cuore]
A cambio de mi pobreza [In cambio della mia povertà]