14 maggio, the day after. Se vi state chiedendo “the day after cosa?”, sappiate che l’ho scritto per prendere tempo, perché non è per niente facile trovare le parole per descrivere in modo efficace quello che Ben Harper ha voluto regalare ieri sera al suo pubblico milanese.

Vediamo se così rendo l’idea: una cascata di musica, talento, emozioni, intimità, semplicità, un caldo abbraccio tra cuore e anima.

In questi giorni l’artista statunitense sta lasciando una scia della sua magia anche nel nostro Paese, passando da Padova, Firenze, Roma, Milano e Torino, e l’accoglienza da parte del pubblico italiano è stata avvolgente e delicata, proprio come i live che Harper ha proposto: quasi 2 ore e mezza di concerto in acustico, un brano dietro l’altro – e un’emozione dietro l’altra – senza fermarsi, un viaggio attraverso i suoi 20 anni di carriera, qualche momento di amichevole interazione con il pubblico, un teatro in religioso silenzio di fronte a un uomo che, accompagnato dalle sue chitarre, ha messo completamente a nudo la propria anima e ha suonato e cantato come se si fosse trovato da solo di fronte al mare e alla sua immensità.

Assistere a un live (specialmente in acustico!) di Ben è un’esperienza che vi consiglio di provare almeno una volta nella vita. Io ho desiderato a lungo avere questa opportunità, e ho trascorso gli ultimi mesi del 2013 e i primi del 2014 a fantasticare su questo concerto, a crearmi aspettative, a simulare idealmente la situazione e le emozioni che avrei potuto provare… vi basti sapere che i confini di tutte le mie ipotesi, aspettative e fantasie sono stati allargati a dismisura dalla bellezza che Harper ha creato ieri sera al Gran Teatro Linear4Ciak di Milano.

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Come se la grandezza interiore di questo uomo e la potenza della sua musica non fossero abbastanza, le emozioni hanno raggiunto il loro picco massimo quando l’artista ha diviso la scena con sua madre Ellen, coinvolta non solo in questo tour, ma anche nel nuovo albumChildhood Home” (uscito lo scorso 2 maggio e disponibile anche su iTunes). Se volete saperne di più, questa bella intervista a Ellen realizzata da La Repubblica merita la vostra attenzione.

Vedere madre e figlio persi l’uno nella voce dell’altro è davvero toccante: Ellen è un’artista intensa e delicata tanto quanto Ben, che l’ha accolta sul palco togliendosi il cappello in segno di rispetto e l’ha guidata amorevolmente durante l’esecuzione dei pezzi che hanno proposto insieme. Una scena così semplice e per nulla costruita da risultare straordinaria, soprattutto in un’epoca in cui tutto è premeditato, creato ad hoc e spesso privato della sua autenticità.

Ho volutamente evitato di usare qualsiasi tipo di dispositivo tecnologico durante il concerto, non ho fatto né foto né video perché ho preferito impegnare i cinque sensi e tutte le mie energie per vedere, ascoltare, assaporare, annusare, toccare e catturare ogni singolo istante di questo viaggio nell’anima di Ben Harper, e anche nella mia. Ho vissuto la serata come se fosse una lunga sessione di meditazione, durante la quale hai il permesso di lasciare il mondo fuori dalla tua stanza e fuori dalla tua testa per concentrarti solo sul tuo respiro, sul battito del tuo cuore, sull’unicità del momento presente e di un’esperienza così irripetibile. Un’esperienza che da oggi conserverò nel cassetto dei ricordi preziosi e che potrò riportare alla mente aprendo quel cassetto con un respiro profondo e con un’immersione nella magia della musica di Ben Harper.

Grazie di tutto Ben.