Se ne sta lì, piantata in mezzo all’Atlantico come una fortezza inaccessibile. Un cespuglio di vulcani travestito da giardino tropicale. A più di 600 chilometri di distanza dalle coste africane e 850 da quelle del Portogallo, Madeira è tutta da scoprire, soprattutto in moto. Grazie alle sue strade incredibilmente ripide e tortuose, quest’isola offre un territorio superlativo per gli appassionati della due ruote. Non guasta la possibilità di noleggiare un’ampia scelta di modelli BMW a prezzi ragionevoli. Altra buona ragione per spingersi da queste parte è lo strepitoso vino fortificato che da secoli nasce fra le verdi balze di questa strana isola. Vino dal carattere unico, deciso, declinato in 4 versioni diverse a seconda del vitigno d’origine. Per provarne una bottiglia vecchia di qualche decennio val ben la pena di prendere l’aereo.

Funchal, la capitale, con le sue strade lastricate, colorate dalle jacarande, l’atmosfera coloniale, il profumo dei fiori tropicali, il clima dolce, l’atmosfera sospesa, quasi sensuale di un giardino incantato. E’ una bella cittadina affacciata sull’Atlantico, con un centro storico vivace e caratteristico, dove brillano il Teatro Municipal, costruito dagli stessi architetti e carpentieri che si occuparono della Scala di Milano, la Fortaleza de São Tiago e lo splendido Giardino Botanico (per una volta lasciate le due ruote, raggiungetelo in funivia e tornate sugli slittoni di legno che scendono a rotta di collo per strade ripidissime di Monte, guidate da due scalmanati frenatori che, il più delle volte, riescono a evitare le auto).

Assolutamente da non perdere la visita al Mercato do Lavradores, proprio in centro. Un tripudio di frutta esotica, fiori ma, soprattutto, è affascinante la parte dedicata ai pescatori, un’intera sezione del mercato dove decine di banchi espongono i grandi tonni appena pescati e “l’espada”, il pesce locale per eccellenza, una specie di mostro degli abissi, con grandi occhi e denti affilatissimi che trova la sua giusta morte sulla griglia, magari accompagnato dalla salsa di mango.

Come già detto, una delle migliori ragioni per venire su quest’isola è il Madeira: un vino da esperti, che meriterebbe uno spazio di riguardo in ogni cantina. Con una storia “importante” alle spalle, un carattere unico e affascinante, regala sensazioni formidabili, è capace di abbinamenti sorprendenti e può invecchiare anche più di cent’anni.

Per cominciare a conoscerlo, bisogna fermarsi a “The Old Blandy Wine Lodge”. Qui si possono degustare le 4 etichette raggruppate nel marchio Madeira Wine Company: Cossart Gordon, Blandy’s, Leacock’s e Miles.

Le mura dell’Old Blandy Wine Lodge, sono impregnate di una storia centenaria che racconta di mercanti inglesi, di avventurosi viaggi in nave, di un vino che ha incantato per secoli le corti più illustri del mondo, come dimostrano i documenti antichi conservati tutt’ora nel Lodge: bolle di spedizioni a case reali che risalgono al ‘700. Intorno al vecchio cortile e ai piani superiori, si trovano le grandi stanze dove riposano decine e decine di botti di legno piene di vini che risalgono ad annate antiche, anche di fine ottocento. Qui il Madeira invecchia nei sottotetti, cotto dai raggi di un sole tropicale, soffre ogni sbalzo di temperatura, di umidità. E’ così che si forgia il suo carattere unico, straordinario. Il momento magico arriva nella sala di degustazione. In questo luogo senza paragoni è possibile sedersi al lume di candela e ordinare un bicchiere di fine ‘800 oppure dei primi del ‘900 o, magari, anche uno del proprio anno di nascita. Un’esperienza unica, che si deve proprio al carattere formidabile di un vino che ha dovuto resistere per decenni in quelle botti nei sottotetti e che è capace rimanere perfettamente immutato anche dopo anni in una bottiglia stappata. Il tutto, e non è poco, a prezzi accessibili.

Altre cantine da non perdere sono: Barbeito, sempre a Funchal, e H&H, a Câmara de Lobos.

Prima di darsi alle degustazioni è meglio fare il giro dell’isola. Da Funchal ci sono una decina di chilometri per raggiungere Câmara de Lobos. E’ il villaggio dei pescatori, con mille barche colorate e  i volti coperti di rughe che si affaccendano intorno a barche e reti, oppure, semplicemente, guardano il mare. Si prosegue per Cabo Girão, vertiginoso balcone panoramico a 600 metri d’altezza a picco sull’oceano. In questo tratto cominciamo a fare conoscenza con i tracciati entusiasmanti che regalano le strade di quest’angolo sperduto di mondo: salite mozzafiato, tornanti affacciati sull’oceano, discese da brivido. Da Ribeira Brava prendiamo la strada che taglia l’isola. Evitiamo i tunnel e attacchiamo la salita che conduce al Miradouro Encumeada, una terrazza panoramica da cui godere il paesaggio selvaggio e imponente dell’interno di Madeira, un caos di monti e vulcani, profonde valli e foreste. La discesa verso São Vicente è splendida: attraversa prima la foresta e poi i terrazzamenti che ospitano le vigne da cui si ottiene il famoso vino. Finalmente sbuchiamo sulla costa nord. Lo spettacolo lascia senza fiato: le onde dell’Atlantico si frangono violente sul fianco della montagna appena solcato da una stradina tortuosa, scavata nella roccia, a picco sul mare. Da São Vicente fino a Porto Muniz, è un succedersi di paesaggi emozionanti pennellati dalle curve di questa stradina in pessime condizioni. Si sfiorano cascate, bellissima quella del “velo della sposa” che si getta direttamente nell’oceano, si costeggiano dirupi impressionanti.

E qui basta per il primo giorno di moto…le cantine chiamano e non è che possiamo stare qui tutto il giorno a girare il gas. Bisogna ben cominciare a conoscere questo vino di Madeira.

Un’altra giornata la dedichiamo al settore orientale dell’isola. Da Funchal verso Machico e poi, attraverso il tunnel lungo la lingua di roccia che fende il mare fino a Baia d’Abra. E’ una regione spoglia, quasi repulsiva, dove non cresce nemmeno la vegetazione in netto contrasto con il resto dell’isola.  Di nuovo in moto, puntiamo su Santana e poi, dopo una serie di saliscendi, ci affacciamo di nuovo sulla costa settentrionale. Da São Jorge torniamo verso São Vicente godendoci un delirio di curve. Un’altra escursione molto remunerativa porta fino al Pico de Areeiro: la strada parte da Funchal e con un percorso da brivido arriva fino ai 1810 metri della seconda cima dell’isola. Si attraversano i mille volti, le mille sfaccettature raccolte nei quasi 2000 metri di dislivello che separano l’oceano dalla cima. Da qui lo sguardo spazia a 360 gradi perdendosi nell’oceano sconfinato.

BOX: La storia del Madeira

Le prime vigne vennero piantate dai coloni nel XVI° secolo con l’intenzione di produrre vino per il mercato interno ed, eventualmente, venderlo ai vascelli che facevano scalo all’isola durante le traversate atlantiche.

La prima nave con un carico commerciale di vino partì da Madeira nel 1665, quando Carlo II d’Inghilterra sposò la portoghese Caterina di Braganza e acquisì il controllo virtuale di tutte le merci dirette  verso l’America del Nord. A quel tempo il vino era diventato un bene di lusso, assai richiesto anche nelle colonie d’oltreoceano.

Ben presto il vino, ed il Madeira in particolare, si imposero come un aspetto significativo dello stile di vita americano; al punto che il brindisi che accompagnò la “Dichiarazione di Indipendenza” di George Washington venne celebrato con il vino di Madeira.

Curiosamente fu proprio tramite gli americani che gl’inglesi si appassionarono a questo nettare.

Si dice che il vino di Madeira debba superare l’equatore per acquisire le sue migliori caratteristiche organolettiche. Nei secoli passati il Madeira viaggiava sui velieri, a volte per mesi, in botti di legno. Era costretto a sopportare il gran caldo dei tropici nelle stive, mentre le navi attraversavano lentamente l’oceano. Si verificava così, una sorta di maturazione accelerata che conferiva al vino (quando non andava a male) un carattere “invecchiato” aumentandone il pregio.

Oggi, questo processo avviene direttamente in cantina e si applica solo alla categoria di Madeira commercializzato più giovane (e meno pregiato): il 3 anni.

Si tratta di un passaggio, generalmente di tre mesi, che il vino fa nelle “estufas”, contenitori di cemento o acciaio, dove la temperatura viene mantenuta artificialmente fra i 50 e i 55 gradi centigradi. In questo modo il vino “matura” più rapidamente riproponendo, in modo forse meno romantico ma più controllabile, quel carattere dovuto  all’”effetto equatore”.

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Per le moto
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