Ho raccolto il libro accanto al cassonetto degli sfalci verdi in discarica; la Guida ai lavori in legno (R. Donzelli, B. Munari, P. Polato), contiene un’asserzione banale, datata ma ineccepibile: Gli esseri viventi vegetali sono i veri colonizzatori del nostro pianeta, esistono da milioni di anni, esisteranno dopo di noi.

Quindi osservo con il religioso rispetto l’immenso cedro del Libano, la magnolia monumentale e la sequoia centenaria dell’Orto Botanico di Lucca, dove il tempo dell’uomo si adatta al tempo vegetale, in una bolla di lentezza contemplativa, odori e giochi d’ombra.

L’Orto Botanico è giardino per definizione e per vocazione, organizzato in percorsi romantici e linee curve. Non c’è fretta, qui c’è solo da osservare. È ciò che fanno gli studenti di Belle Arti con il quaderno degli schizzi, le coppie di olandesi silenziosi, persino i bambini accompagnati dai nonni.

È un luogo noto eppure poco frequentato: per questo varcare il portale dell’Orto ha il sapore di un viaggio nel centro segreto della bellezza ancestrale del mondo. Non c’è una stagione migliore per visitarlo, ogni mese ha la sua poesia e la sua atmosfera. Si passeggia tra piante medicinali e piante spontanee, raccolte di succulente e serre di tropicali; seguendo il viale ai piedi del bastione scorrono oltre 200 specie di rododendri e una collezione di camelie dalla fioritura maestosa; tra le acque ferme del laghetto hanno dimora specie igrofile autoctone a rischio estinzione e una colonia di tartarughe fameliche.

Il giardino trova il suo momento di gloria a settembre, quando entra nel circuito di Murabilia con l’esposizione della frutta antica ritrovata e dei bonsai. Decine di metri di banchi pieni di mele, pere, uva di ogni qualità, forma e colore, dal sapore dimenticato; alberi in miniatura dal disegno perfetto, come archetipi dell’idea stessa di albero immaginata dall’uomo.

I primi tempi, nel circuito di Murabilia si potevano anche scalare i monumenti verdi; tronchi armati con corde e scale e percorsi organizzati tra le chiome regalavano ai bambini punti di vista sorprendenti e agli adulti il piacere dimenticato di arrampicarsi. Poi però non s’è potuto più, troppo pericoloso, per gli alberi.

È l’Orto un luogo magico, dove la nobildonna Lucida Mansi ha pagato con la sua anima i trent’anni di giovinezza comprati dal Diavolo; è un luogo evocativo, dove i disegni nelle linee delle cortecce centenarie rimandano a spiriti della foresta. Il tempo trascorso in questo giardino è tempo trascorso tra le pagine di un libro di storia, di fiabe e d’avventura, come vecchi contadini, baroni rampanti, proscritti di Sherwood, fate dei fiori e Mignoline nascoste tra i petali di una ninfea; è la biblioteca a cielo aperto per chi ha voglia di ascoltare le voci delle storie del mondo.

 le fate esistono

magnolia_copertina

orchidea con i baffi