Il fuoco del camino in casa regala sempre una grande emozione, e dà un calore non solo fisico, ma anche sentimentale.Eppure, a meno che non si scelga di ristrutturare, molti immobili sono vincolati e non è sempre possibile optare per un camino tradizionale.
Sul mercato sono quindi fioriti i camini al bioetanolo, che non richiedono la canna fumaria.
Questi oggetti però suscitano dubbi e perplessità, anche da parte mia.

Nonostante vengano proposti a livello commerciale come fonti di riscaldamento, ecologici e sicuri, sembra che la verità sia un po’ diversa, o quantomeno nascosta.

Premetto che, a mio parere, chi sostiene siano dei bellissimi complementi d’arredo dovrebbe prima accenderli: spenti possono anche essere piacevoli pezzi di design, ma con la fiamma accesa possono essere paragonati a un fornello a gas da cucina.

Lasciando comunque da parte la componente estetica, sembra che a livello termico più che riscaldare, consumino e basta.
Tant’è che sono classificati come oggetti d’arredo e non come stufe, perché se davvero avessero l’efficacia di una stufa sarebbero sottoposti a normative diverse, soprattutto per ragioni di sicurezza.

Vengono poi commercializzati garantendo una combustione inodore. Ma questo, in molti casi, non è assolutamente vero.
Infatti, molte delle miscele utilizzate quando bruciano provocano odori più o meno forti.
La combustione produce poi anche vapore acqueo che, ovviamente, senza canna fumaria e senza l’obbligo di posizionare una presa d’aria nell’ambiente, fa aumentare l’umidità dell’ambiente stesso, con effetti sul comfort.

Un consiglio quindi per chi ne avesse già acquistato uno: meglio predisporre una presa d’aria nel locale dov’è posizionato, in modo che si crei un riciclo adeguato.
Soprattutto, non installatelo in camera da letto o in ambienti molto piccoli.