Le donne e il calcio. Due mondi. Ma due mondi conciliabili oppure no? La saggezza popolare – leggi il cliché – indicherebbe che no, non lo sono; tante donne di oggi, invece, sostengono di sì. E ancora, una donna che ama il calcio rimorchia o non rimorchia, come sostiene Irene, più delle altre?
Dove è la verità? E soprattutto, esiste una verità assoluta? Con argomenti così spinosi – il calcio e, più di ogni altra cosa, le donne – non ci sono certezze. Quel che è certo è che Simonetta Sciandivasci, nel romanzo La domenica lasciami sola (Baldini&Castoldi, 240 pagine, 14 euro, ebook 6.99 euro), prova a dare una sua interpretazione, con un obiettivo ben preciso in testa: «offrire una visione nuova del calcio, che le donne possano utilizzare anche come mezzo per capire meglio i propri compagni, magari addirittura per amarli di più», senza arrivare – si spera – al livello di comprensione massimo, cioè la partita, la birra, il divano e la gara di rutti con la dolce metà.

Questa, in breve, la trama: «Il settimo giorno Dio si riposò e Satana ne approfittò per creare il calcio. Lo diede in dono ai maschi e ordinò loro di santificarlo ogni domenica. Poi arrivò Rita Pavone, chiese al suo uomo di portarla a vedere la partita e quello rispose che non era roba per signorine: voleva mantenere il possesso della palla. Così, il calcio divenne il più temibile rivale d’amore di tutte le signorine made in Italy. Da allora, sono trascorsi lunghi decenni di angustie e guerre fredde e calde. Diverse signorine hanno imparato a giocare a calcio, hanno capito il fuorigioco e sono entrate negli stadi. Molte altre, invece, sono rimaste fuori, a innamorarsi di tifosi e ultrà, perpetrando il match donne vs partita di pallone. La protagonista di questo romanzo, invece, rifiutando di abbonarsi in curva, subire i supplementari e indossare bandiere, butterà via il rancore per le domeniche perdute e ripartirà dagli archetipi: per lei il matrimonio di Grace Kelly, per lui la partita di pallone. Solo così farà del calcio il suo complice nella conquista del cuore di un indomabile tifoso, che riserverà a lei i suoi più inaspettati colpi di testa».

Quindi, se volete smettere di dare voi colpi di testa, ma a un muro, per l’impossibilità di comunicare con il vostro uomo calcio-dipendente, La domenica lasciami sola può essere la mano sulla spalla che aspettavate: solidale, ironica, confortante ma allo stesso tempo sincera e spietata verso alcuni comportamenti tipici. Un esempio? Eccolo qua:

Possiamo almeno andare a cena fuori? Offro io.
Non ti ricordi che ci sono i Mondiali?
Giusto. Però non gioca l’Italia.
E che c’entra?
Ti rendi conto che preferisci guardare Ghana-Senegal al venire a cena con me? Che razza di uomo sei, se preferisci una partita inutile a me, che sono la donna che ami? Ah, già, chissà se mi ami. Mi ami davvero? Perché comincio a credere di no. Mi sbaglio?

Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Buona lettura!

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