Mea culpa. Son reduce dalla lettura di uno di quegli articoli che dà contro tutto sempre e comunque. Il pregio è che fa ridere tanto. Quindi scrivo sotto influenze malefiche e decido di rendermene succube. Prendo l’onda positiva in arrivo e mi crogiolo con soddisfazione. Partiamo con le oniriche supposizioni.

Mettiamo che la vostra città sia invasa da eventi mondani e mettiamo che voi vogliate fare quelli alternativi che sbuffano forte al primo rigurgito di vita metropolitana e di palpitazioni cittadine. Ogni riferimento è puramente casuale.

Facciamo che non avete voglia di mescolarvi ai tipici hipster che si moltiplicano come gremlins al vostro primo battere di ciglia. E poi aumentano, mentre voi perdete il controllo, al primo starnuto. E questa è la stagione sbagliata per perdere il controllo al primo starnuto.

Facciamo che preferite tenervi lontani da bolge sovrumane fatte di gente che indossa scarpe maculate come fossero le zampe di un giaguaro o che inforca occhiali così grossi che rischia di prendere sportellate a raffica se non calcola le misure del suo ingombro. Che magari male non fa. Dalla lista delle ‘bellurie’, che potrebbero folgorarvi seduta stante, sto escludendo tutta una serie di accessori tipici: sciarpina con animaletti psichedelici, cappellino stile coppola del nonno rivisitato in colori fluo (tutta la gamma), scarpa a punta in vari modelli che ci ammazzi lo scarafaggio all’angolo della pista da ballo.

Insomma, poniamo il caso che voi siate vittime di una serie di eventi incontrollabili e che vi indispongono fuori misura, perché non avete look adatti, piglio giusto, espressioni in inglese da snocciolare con la naturalezza di chi dice ‘Oh Jesus Christ’ appena si scheggia l’unghia. Anche loro stanno aumentando a dismisura.

Allora si renderebbe necessario che voi fuggiate a gambe levate in un posto lontano, oppure vi troviate un’alternativa astutissima, che vi permetta di isolarvi giusto il tempo di due/tre giorni. Tanto per evitare di giustificare la vostra licenza di uccidere.

Potreste proprio in quei giorni trovare, chessó, un concertino fuori dal circuito degli eventi. Tanto per non ritrovarvi a ruzzare come una nutria snella in mezzo alla folla, ma sentirvi comunque parte del mondo che gira e della ‘bella zgente’. Poi vi accorgereste che siete in mezzo a 18enni che si appostano sotto il palco prima del concerto con il libro da studiare (quello che ormai voi associate a ricordi lontani e offuscati). Tu c’hai un paio di jeans e una maglietta adatta all’ufficio, loro indossano il vestitino per supersnelle decorato da scheletrini supertrendy, gli stessi che una volta trovavi soltanto sopra le bottiglie di alcol puro. Loro sono truccate che neanche un make up artist sarebbe riuscito a fare meglio, tu, reduce da una giornata di lavoro, c’hai l’ombra sfigata della linea dell’eyeliner. Loro sarebbero pronte a pogare anche sulla ballata romantica, per te a mezzanotte scatta l’ora della nanna. Quindi niente bis per piacere, tu artistoide, o qualcosa del genere, fai il tuo sporco lavoro e vai a casa che non c’abbiamo tempo da perdere. Sì, lo so che la mia volontà, per voi artisti indie, classe ’70-’80 che ormai vivete solo per un pubblico di squinzie nate negli anni ’90, è una labile voce che si disperde tra le vallate e i monti del parterre sotto il palco.

Diciamo, che dopo i dovuti tentativi, vi siete resi conto che quel periodo di fulgida vitalità in città non fanno proprio per voi, anche se voi, e ci tenete a sottolinearlo, avete fatto di tutto per essere partecipi al 100 % o, comunque, per una percentuale rilevante. Sapete benissimo che il giorno dopo non avrete argomento da presentare quando tutti parleranno dell’evento incredibile, imperdibile e del divertimento da ultimo giorno sulla terra. Compensate dunque le vostre défaillance intrattenendovi su libri che possano offrirvi argomenti di conversazione per i giorni successivi, armatevi contro chi sta già imbracciando la mitragliatrice che spara a raffica aneddoti di vita mondana.  Datevi un tono e fategli vedere con piccato orgoglio che anche voi sapete vivervi gli eventi mondani al meglio. Soprattutto con la guida dei libri giusti (o anche ciusti).

C’erano tempi migliori in cui le feste e i balli erano al tòp, altro che dance anni ‘90 con il rischio che parta “Sei un mito” dei rimpianti 883. Trovate tutte le mosse pelviche da sciorinare qui:

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Vuoi mettere i suoi personaggi di fantasia contro quelli che potresti incontrare nei giorni giusti tra Tortona e Brera?

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La mattina anche se vi siete buttate a caso nell’armadio avete trovato il look per far impallidire gli stylist, proprio quelli che vivono quella vita infame a inseguir mode e vanità. Fate vedere loro di cosa siete capaci in nome del fashion.

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Invece di qualsiasi cazzo di pouf di design del salone/fuori salone voi avete il vostro caro divanetto sfondato nel pub all’angolo da condividere con la gente giusta

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C’è anche l’opzione fuga dal mondo mondano e questa potrebbe essere una soluzione. Più o meno.

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